Living on the edge: the Freddie Mercury story di David Bret (1996)

Living on the edge (QUI l'articolo nella sezione "Libri e riviste") è un'opera che ripercorre la vita di Freddie Mercury, dalle origini fino alla tragica scomparsa del 1991. Ma non è il solito testo didascalico, in cui sono riportati dati e classifiche.

L'autore ha realizzato un vero e proprio romanzo-inchiesta, in cui è narrato non solo il Freddie artista ma anche l'uomo, con le sue passioni, le contraddizioni, il genio e la sregolatezza, le confessioni spaventate, gli abissi di cocaina, le ipotesi sulla malattia, la scalata al successo, il crollo e la grande dignità nella morte.

I detrattori di Bret hanno criticato lo spazio dato in queste biografie agli aspetti legati alla sessualità dei personaggi, spesso omosessuali o bisessuali. Tuttavia tra gli ammiratori ed amici di Bret vengono annoverati Melina Mercouri, Elaine Paige e Montserrat Caballè.
Ed è proprio la Caballè a scrivere una toccante introduzione per il libro dedicato a Freddie.

L’autore ha intervistato amici, conoscenti e collaboratori di Freddie alcuni dei quali hanno voluto mantenere l’anonimato. Il personaggio e l’uomo Freddie Mercury vengono quindi raccontati attraverso un ampio uso delle parole di coloro che lo hanno conosciuto nei vari momenti della sua breve ma intensissima vita. Compaiono anche brani di articoli divenuti famosi come quello di Paul Prenter che tanto ferì Freddie.

Molte le informazioni, anche intime (e pertanto vi chiediamo la massima serietà nel leggerlo) e le curiosità che si possono assaporare come i cantanti e gli attori che Freddie preferiva, l’aneddoto da cui il cantante ha tratto ispirazione per Bicycle Race, le motivazioni che avrebbero spinto Jim a scrivere il suo libro ed il perché non lo abbia scritto in collaborazione con Wigg e molto altro.

La traduzione del libro in italiano, curata da Antonella Ramacciotti e pubblicata tanti anni fa sul forum, è disponibile per la prima volta su QUEENHEAVEN per tutti i fans dei Queen e di Freddie Mercury che vogliano conoscere qualcosa di più su Freddie Mercury.
 

Il libro verrà pubblicato con cadenza settimana. Ogni sabato verrà caricato un capitolo.

Per oggi, visto che inaguriamo, pubblicazione doppia. Prefazione e capitolo 1: Sport e collezionismo

Buona lettura!!!

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In tutta l’Europa, e in America e Giappone, ovunque io canti vengo avvicinata dai fans di Freddie Mercury. Mi domandano come sia stato lavorare con lui. Mi dicono quanto ancora lo amino, che quando è morto una parte di loro è morta con lui.
La musica di Freddie e le sue qualità umane hanno toccato direttamente il cuore dei suoi ammiratori benchè egli sia costantemente criticato e la sua vita si sia trasformata in un'epopea morale. Nessuna persona ha il diritto di giudicare un’altra persona. Freddie ha vissuto la sua vita senza pretesa, esattamente nel modo in cui sentiva di dover fare, e dovrebbe essere rispettato per questo. Anche gli esempi più belli di umanità – Gandhi e Madre Teresa di Calcutta – hanno ammesso di avere delle colpe, e se essi comunque considerano se stessi imperfetti, chi siamo noi per giudicare un uomo che ha portato così tanta gioia e bontà nel mondo?
Trovo molto commovente testimoniare una tale devozione, ma non sono sorpresa perché Freddie era un uomo buono, non-violento e pacifico che è stato generoso non solo con i suoi amici e con quelli che amava, ma anche con altri che soffrivano come lui.
Io ricorderò sempre Freddie come un buon amico, un uomo onesto e coraggioso – specialmente verso la fine della sua vita – un uomo che è stato molto, molto speciale per migliaia di persone.
E lo sapete, migliaia di persone non possono essersi sbagliate.
Montserrat Caballé,
Barcellona, Agosto 1996

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Nato Faroukh Bulsara, al Government Hospital della piccola isola di Zanzibar, al largo della costa di quello che allora era il Tanganika, il 5 settembre del 1946 – figlio maggiore di Bomi, un funzionario di origine Persiana che viaggiava per conto del governo britannico e che con sua moglie Jer si era stabilito a Zanzibar, dopo aver lasciato la natia Bombay. I Bulsara erano Parsi- seguaci di Zorastro, e diretti discendenti di quei Persiani che erano fuggiti in India nel diciassettesimo e diciottesimo secolo per sfuggire alla persecuzione musulmana. Non erano assolutamente una famiglia molto ricca anche se, come la maggior parte dei coloni negli ultimi anni del Raj (ndt stato fantoccio creato nel 1858 dal Regno Unito sull'attuale territorio di India, Pakistan e Bangladesh), i Bulsara avevano un piccolo gruppo di domestici che provvedevano per qualsiasi loro necessità – benchè non ci fosse mai stato nessuno ad allacciargli le stringhe delle scarpe ed a lavargli il collo, come Freddie una volta disse scherzando. 

All’età di cinque anni, Faroukh fu iscritto alla scuola missionaria locale.
Poco dopo, nel 1952, nacque la sua unica sorella Kashmira. Successivamente, nel 1954, Bomi fu nuovamente trasferito a Bombay, ancora con lo stesso lavoro ma con un giro più ampio di High Courts (ndt. tribunali civili) da visitare. Affinchè la sua educazione non ne soffrisse, Bomi iscrisse suo figlio al St Peter’s, un prestigioso collegio inglese a Panchgani una stazione turistica in collina a circa 50 miglia da Bombay (ndt. In realtà sono 270 Km cioè 165 miglia). La partenza coincise con il suo inserimento nella comunità Parsi, prendendo parte al Navjote, o rituale di purificazione, e recitando le sacre preghiere di Zoroastro mentre indossava il sudren ovvero la tradizionale camicia della purezza in mussola bianca. 

Freddie non era mai stato veramente vicino a suo padre, prevalentemente a causa delle lunghe assenze da casa di Bomi. Ora, in un ambiente decisamente di tipo Etonianio, il nome Faroukh fu rapidamente accantonato – per il resto della sua breve vita sarebbe stato conosciuto solo come Freddie, o, per i suoi amici intimi gay come Elton John, con il nome di Melina dalla famosa attrice greca Melina Mercouri, la quale alcuni anni dopo mi disse che alcuni dei suoi amici più stretti la chiamavano Freddie! Egli si adattò facilmente alla disciplina spartana della scuola, riflettendo, “Dovevi comportarti come ti veniva detto, così la cosa più sensata era farlo al meglio. Imparai come badare a me stesso, e sono cresciuto molto rapidamente.” 

Secondo la tradizione coloniale, la St Peter’s School seguiva un calendario sportivo tipicamente gung-ho: rugby, cricket, football, boxe, tennis da tavolo e atletica. Freddie detestava il cricket e la maggior parte delle gare in pista - secondo un suo compagno di scuola, “correva sulla pista come un Jerry Lewis demente”. Adorava con lo stesso fervore la boxe ed il tennis da tavolo, diventando campione della scuola all’età di dieci anni. Negli anni anni successivi ci sarebbe spesso stato un tavolo in un angolo dello studio di registrazione, e per dare al suo avversario una possibilità contro la sua eccezionale abilità avrebbe sempre giocato con la mano sinistra, tenendo l’altra mano dietro la schiena. Era molto efficiente anche in Inglese, ma il suo punto di forza era l’arte, un’attività che comunque svolgeva con la massima frenesia. Gli amici hanno testimoniato che in questi primi tempi, nonostante l’entusiasmo e il talento indubbiamente ci fossero, la pazienza non era una delle migliori virtù di Freddie e quasi mai completò un quadro o un disegno. Come molti ragazzi, collezionava francobolli postali.
La collezione che mise insieme non era particolarmente ampia, ma conteneva molte importanti prime emissioni di Zanzibar, e molti anni più tardi il suo “Blue Album” sarebbe stato venduto per migliaia di sterline ed il denaro dato in beneficienza.

Un altro elemento importante nel suo sviluppo fu l’interesse di Freddie per la musica, particolarmente per le registrazioni della playback singer (ndt. cantante che incide la canzone mentre gli attori del film muovono le labbra), Lata Mangeshkar, allora come ora la miglior cantante dell’India. Nata nel 1929 e nota come “l’usignolo dell’India”, questa affascinante interprete era stata la preferita del Primo Ministro della nazione, Pandit Nehru. 

Ha cantato in venti lingue, compresi il Sanscrito e l’Hindi, ed aveva un vasto repertorio di 30.000 canzoni. Il primo concerto al quale Freddie assistette fu, nel novembre 1959, un gala della Mangeshkar a Bombay, e la potenza della sua voce e la variabilità del materiale lo affascinarono talmente che la vide di nuovo a Poona e a Panchgani nel 1961, quando fece visita al St Peter’s per cantare alla loro festa d’estate. La Mangeshkar e parecchi altri hanno poi affermato che Freddie avrebbe potuto essere un ottimo playback singer, benchè con la sua vibrante personalità e l’amore per l’esibizione, è discutibile se sarebbe rimasto soddisfatto di limitarsi alle semplici colonne sonore dei film. 

La biblioteca del St Peter’s ospitava un’ampia collezione di dischi di Lata Mangeshkar, molti album dell’ugualmente leggendaria cantante egiziana Oum Kalthoum, che egli frequentemente imitava, e una buona quantità di dischi di be-bop, twist, di Cliff Richard e Tommy Steele mandati dall’Inghilterra. Freddie suonava qualsiasi cosa su cui riuscisse a mettere le mani – tutti furono utili per forgiare il suo futuro. Anche gli spettacoli teatrali amatoriali furono una parte importante del curriculum di Freddie, e poiché l’ambiente era tutto maschile, il St Peter’s aveva adottato da lungo tempo la tradizione shakespeariana che i ruoli femminili fossero interpretati da ragazzi. Freddie riteneva che questo fosse un po’ troppo, benchè dai primi anni dell’adolescenza fosse al corrente della funzione del travestimento nella rappresentazione teatrale a causa della sua ammirazione per Gielgud e Olivier, le cui eccezionali intrerpretazioni cinematografiche degli eroi del bardo venivano proiettate regolarmente nella scuola. Inoltre, come tutte le scuole pubbliche, il St Peter’s aveva il suo gruppo clandestino di omosessuali con i quali Freddie si sentì perfettamente a suo agio una volta che divenne consapevole della sua sessualità – incurante del fatto che il sesso al di fuori del matrimonio, figuriamoci con un membro dello stesso sesso, era ferocemente condannato dalla comunità Parsi.

La prima relazione amorosa di Freddie – se può essere considerata in questo modo – accadde durante la primavera del 1961, all’età di quattordici anni. Fu con un giovane di 17 anni soprannominato “The Master” a causa del suo manierismo tipicamente inglese e altezzoso alla Noël Coward. Successivamente Freddie ammise “presi una cotta per il Master, e avrei fatto qualsiasi cosa per lui. Andare a letto con lui non mi sembrava sbagliato, e benchè non avessi mai fatto l’amore con una donna, mi chiedevo se valesse la pena di affannarsi così per quello!” 

In realtà, ci fu molto più di questo. Il Master - il suo vero nome era Robert – era un individuo sovrappeso, poco attraente e da tutti i punti di vista assolutamente sgradevole che si approfittò della costituzione fisica leggera e della timidezza di Freddie forzandolo con un comportamento prepotente ad avere un rapporto con lui. Uno dei compagni di classe di Freddie che vive ancora a Panchgani e che ha chiesto di essere identificato solo come Michael, ha riferito il racconto di Freddie su come egli avesse perso la verginità con questo giovane: 

Parecchi degli amici di Freddie, io compreso, divennero consapevoli abbastanza presto di essere gay, ma eravamo atterriti di fare qualcosa in quel senso. A quell’epoca le conseguenze di essere scoperti erano orrende, così invece di farlo davvero, trovavamo i nostri stimoli nello spiare i ragazzi più anziani mentre facevano il bagno. Sfortunatamente Freddie fu afferrato dal Master e trascinato nel capanno del giardino dove fu colpito e costretto a far sesso con lui. Freddie mi raccontò la cosa un paio di settimane dopo, ma quando gli chiesi perché non avesse riferito l’accaduto al Preside, egli disse che era stato perché l’esperienza gli era piaciuta così tanto. 

Naturalmente dopo mi raccontò che era stato solo con il Master perché sarebbe rimasto pietrificato di ammettere i suoi sentimenti a chiunque altro per paura di essere espulso. 
Ciò che certamente a quell’epoca mi colpì in modo sgradevole fu il fatto che, per colpa del Master, il povero Freddie credeva che S e M e omosessualità andassero mano nella mano. Poi dopo il periodo estivo il Master tornò in Inghilterra per vivere con la sua famiglia, e Freddie s’innamorò pazzamente di un bel ragazzo indiano che lavorava nei giardini. Il suo nome era Sanjay, aveva 23 anni, ed egli e Freddie passarono insieme più tempo che potevano, specie nei finesettimana, finchè Freddie lasciò la scuola.” 
Nel frattempo, incoraggiando i suoi interessi artistici, il padre di Freddie acconsentì ad un aumento della retta così che potesse studiare uno strumento. Freddie scelse il piano, sostituì la Mangeshkar con Mozart, e nello spazio di pochi anni raggiunse il IV grado di teoria e pratica. Si unì al coro della scuola, che pur essendo multiculturale veniva obbligato ad eseguire inni cristiani tradizionali, Hendel, Bach, ed anche canti gregoriani e perfino cheseds ebraici. Ancora più importante per Freddie fu che, con un gruppo di amici e nonostante la sua profonda timidezza, formò la sua prima band, gli Hectics, che, benchè avessero solo il permesso di esibirsi durante gli eventi interni, andarono discretamente bene. 

Freddie, strano a dirsi se consideriamo il suo successivo esibizionismo, non era il frontman degli Hectics – questo onore andò ad un ragazzo di nome Bruce Murray. Nel 1962, comunque, questa esistenza piuttosto idilliaca fu interrotta quando Freddie ottenne il suo “O” level. Avendo conseguito buoni risultati in Inglese, Lingua, Storia, Arte e Musica, annunciò che ne aveva avuto abbastanza della scuola e poche settimane dopo – dicendo addio al suo amatissimo Sanjay- tornò dalla sua famiglia a Zanzibar. 

Il protettorato dell’isola stava per iniziare un periodo di disordine politico poiché lottava per l’indipendenza dal governo britannico. La prima tornata elettorale ebbe luogo verso la fine del 1963 – quando i migliori esperti si aspettavano che gli Africani che rappresentavano la maggior parte della popolazione vincessero. Non vinsero, cedendo alla minoranza araba in questa e nelle due successive votazioni finchè, il 10 dicembre 1963, Zanzibar si rese indipendente dal governo britannico. Un mese dopo si unì al Tanganika per formare la Tanzania, provocando una insurrezione da parte degli Africani che fallì ma che comunque causò la fuga di migliaia di Britannici ed Indiani. I Bulsara, riempiendo le poche valige con quanti più effetti personali potevano, si diressero in Inghilterra. 

Per un po’ abitarono presso dei parenti in Feltham, Middlesex, prima di acquistare un modesto seminterrato nella zona. 

Successivamente Bomi trovò lavoro come contabile presso il Trust House Fortè Group, mentre Freddie si iscriveva ad un corso presso l’Isleworth Polytechnic – era essenziale ottenere un “A” level in Arte per assicurarsi un posto al college. I suoi genitori erano contrari all’idea. Come moltissimi coloniali, tendevano a disapprovare l’ambiente artistico, e avevano probabilmente sperato che Freddie seguisse le orme paterne. Inoltre, mentre i Bulsara evitavano la società britannica nella quale erano stati catapultati a forza, ritirandosi nella piccola comunità Parsi, Freddie assaporava avidamente questo eccitante nuovo mondo della Londra “Swinging Sixties”. Per un periodo, secondo Rusi Dalal, che era cresciuto con Freddie a Zanzibar, egli frequentò il tempio Parsi in West Hampstead, ma quando le sue visite diminuirono si allontanò sempre più dai suoi genitori trasferendosi dalla loro casa in un piccolo appartamento a Kensington, all’epoca il centro delle attività delle persone più in vista. 

Nel tempo libero e durante le vacanze, Freddie si manteneva con una molteplicità di lavori occasionali. Lavava le pentole nelle cucine dell’aeroporto di Heathrow, scaricava le casse in un magazzino della Feltham Industrial Estate. Qui, fu preso in giro dai rozzi operai a causa del suo colorito insolito, degli incisivi sporgenti, del suo modo di parlare raffinato e dei suoi modi effeminati, ma presto conquistò tutti con il suo immediato fascino e l’autoironia. “Nessuno può burlarsi di me più di quanto non faccia io stesso,” egli disse più tardi. 

Alla fine del suo corso all’Isleworth Polytechnic, nell’aprile 1966, il duro lavoro di Freddie fu ricompensato da una votazione “A” in Arte e fu accettato per un corso di grafica all’Ealing College of Art. 
Per Freddie questo fu un doppio onore – i precedenti studenti dell’Ealing comprendevano Peter Townshend, che là aveva fondato The Who, Ronnie Wood degli Small Faces e successivamente dei Rolling Stones. 
La passione dominante di Freddie al college era Jimi Hendrix, la rock star di Seattle dalla vita difficile e dedita alle droghe. Eseguì dozzine di quadri e disegni del suo idolo che incorniciò ed appese alle pareti del suo appartamento. In alcune occasioni volle imitare Hendrix in classe, arruffandosi i capelli e strimpellando una chitarra immaginaria – un righello da 12 pollici-mentre cantava a squarciagola Purple Haze.
L’amico più stretto di Freddie al college era Tim Staffell, già un “veterano” del pop. Nel 1964, con tre compagni della Hampton Grammar School, il cantante Staffell aveva formato il gruppo futuristico 1984, che era stato potenziato dall’inserimento di un chitarrista di Feltham di nome Brian May. Aiutato dal padre, May aveva costruito la sua chitarra “Red Special” che presto sarebbe diventata leggendaria, secondo le sue dichiarazioni con una spesa di appena 8 sterline usando oggetti trovati in casa, un vecchio caminetto per il manico ed i bottoni di madreperla di sua madre come segnatasti. Il gruppo si era sciolto nel 1967, ma May e Staffell – il primo si era iscritto al corso di Astrofisica all’Imperial College – erano rimasti in contatto e presto fondarono un altro gruppo. May aveva affisso un avviso nella bacheca del suo college “Cercasi batterista del tipo di Ginger Baker”. 

I due avevano scelto Roger Taylor, uno studente in Odontoiatria di 18 anni, nato a Norfolk, ma residente per molti anni a Truro, in Cornovaglia. Il gruppo era gli Smile, che il 28 ottobre fece un debutto abbastanza prestigioso all’Imperial College di supporto ai Pink Floyd. Come è naturale, Tim Staffell presentò Freddie alla band, e Brian May fu sorpreso che, pur vivendo l’uno dietro l’angolo dell’altro, egli e Freddie non si fossero mai incontrati. Freddie fu poi invitato ad accompagnare gli Smile nel circuito del college, dove attrassero un seguito modesto suonando soprattutto versioni cover dei successi di altri gruppi, e la composizione originale di circostanza. Successivamente gli Smile furono di supporto agli Yes ed ai T Rex, e nel febbraio 1969 si esibirono alla Royal Albert Hall in un concerto di beneficenza per le ragazze-madri. Il concerto fu presentato da John Peel, ed una parte di questo ancora sopravvive in un filmato. La lista includeva stelle del calibro dei Free, di Joe Cocker e della Bonzo Dog Doo Dah Band. 
Nel giugno 1969 incisero il loro primo singolo ai Trident Studios per la American Mercury – Earth, scritta da Tim Staffell, insieme con la sua e di Brian May Step on me. 

Sfortunatamente la registrazione fu pubblicata solo negli Stati Uniti, con appena qualche passaggio in radio e nessun supporto da parte della casa discografica. Fu un fallimento, e le altre canzoni del gruppo incise per la Mercury subirono la stessa sorte perché la compagnia non aveva sede in Gran Bretagna e perciò non aveva diritti contrattuali per distribuirle in patria. Blag, Polar Bear ed April Lady ricomparvero all’inizio del 1994 in un bootleg CD, “The Unobtainable Royal Chronicle”. 

Nella primavera del 1970, comunque, Tim Staffell decise di lasciare il gruppo, e dopo una sfortunata avventura con un altro gruppo, gli Humpy Bong, abbandonò la sua carriera musicale per concentrarsi sugli effetti speciali per la televisione. Pochi anni dopo lavorava sui modellini per “Thomas the Tank Engine”. 
La preoccupazione di Freddie, avendo constatato l’entusiasmo degli studenti per gli Smile, era quella di guidare una sua band. 

Era anche disperatamente infelice per la sua vita familiare. Suo padre era fortemente contrario al fatto che egli si imbarcasse precocemente in una carriera nello showbiz, e ci furono così tante discussioni con Bomi che Freddie preferiva allontanarsi dalla casa di Feltham per giorni ed anche per settimane. Talvolta piombava nell’appartamento di Roger Taylor in Sinclair Road, o più spesso passava la notte da altri due compagni di studi, Chris Smith e Paul Humberstone, che dividevano un appartamento in Addison Gardens a Kensington. 
Con il suo fascino naturale, l’umorismo contagioso, era il beniamino di tutti, benchè le sue manie di grandezza qualche volta debbano essere state un po’ esasperanti. 

Chris Smith, che per un breve tempo suonò con gli Smile e collaborò con Freddie ad alcune delle sue prime composizioni, si è ricordato di come questo giovane appariscente una volta si alzò in un gremito pub di Londra e gridò “Io non diventerò una star. Io diventerò una leggenda!”. 

Tim Staffell ricorda:  Freddie era già una stella al college. Emanava sicurezza di sé in tutto ciò che faceva ed era impegnato nel diventare famoso. Alcuni lo prendevano in giro, ma egli li stendeva sempre con una battuta arguta. Freddie sviluppò l’aspetto effeminato del suo carattere, però questo mai suggerì che egli fosse gay. Non tenne mai comportamenti apertamente sessuali.” 

A dispetto della sua ardente ambizione, comunque, come Brian May e Roger Taylor, Freddie aveva abbastanza buon senso da capire che molte fantasie non si avverano mai. Per questa ragione, seguì il consiglio di suo padre, e come gli altri due continuò i suoi studi. May e Taylor conseguirono i loro rispettivi B. Sc. (ndt. Bachelor of Science è il diploma accademico che gli studenti universitari ottengono dopo aver completato corsi che durano dai 3 ai 5 anni), e Freddie lasciò l’Ealing nell’estate del 1969 con un diploma in Arte Grafica e Design. 

Per un po’ di tempo Freddie cercò un impiego, e attraverso un amico di famiglia ottenne alcune commissioni – una consisteva nel disegnare una serie di pubblicità per lingerie e corsetti. Il richiamo del palcoscenico, comunque, era troppo forte, ed ignorando le suppliche di suo padre cominciò a cercare qualcosa che egli voleva fare. 

Pensando che la sua formazione classica potesse dare agli amici del college l’impressione che fosse troppo altezzoso, acquistò una chitarra di seconda mano e un assortimento di manuali, quindi imparò gli accordi essenziali e cominciò a lavorare alle sue prime composizioni – impresa non semplice, perché in quegli anni formativi doveva avere qualcuno vicino che gli scrivesse le note. “Stavo imparando molte cose sulla struttura della canzone,” avrebbe riflettuto successivamente. “Mentre per i testi, trovavo che fosse davvero una fatica. Il mio punto di forza era il contenuto melodico. Io mi concentravo su questo, e i testi venivano in seguito”. 

Freddie s’impegnò attivamente con gli Ibex, un gruppo di Liverpool appena arrivato a Londra, con la speranza di lasciare il proprio segno nel circuito del college. Gli Ibex erano formati da Mike Bersin alla chitarra, Mick “Miffer” Smith alla batteria e John “Tupp” Taylor al basso. Tutti erano vicini alla ventina, ed incontrarono Freddie per la prima volta nel pub locale, il Kensington, che frequentava con gli Smile. 

Poiché nessuno del trio si considerava un vocalist adeguato, di mala voglia accettarono di fare un provino a Freddie le cui improvvisazioni di vocalizzi lirici durante alcuni gig degli Smile non erano passate inosservate dopo che egli li aveva interrotti perché erano “banali e chiusi”. Fu preso immediatamente, senza curarsi del fatto che gli altri del gruppo avevano trovato il suo comportamento effeminato un pochino imbarazzante. Questi modi effeminati, naturalmente, sarebbero stati trasformati da Freddie in una forma d’arte e sarebbero diventati parte integrante del suo personaggio sul palcoscenico, senza il quale i suoi piani futuri non sarebbero stati così magici. 

Mentre assumeva il controllo degli Ibex, Freddie integrava le sue entrate avviando un’attività commerciale con Roger Taylor nella Death Row (così chiamata per il numero elevato di “stalle” d’antiquariato) in Kensington Market, in cui vendevano anticaglie, dipinti, abiti usati di alta qualità, giacche di pelliccia e simili. Freddie era nel suo elemento, e nel suo abbigliamento stravagante completato da sciarpe di seta multicolori, cappelli a tesa larga, boa di piume e le unghie laccate di nero ben si adattava con la gente “in”. Freddie e Roger non facevano molti soldi, giusto per tirare avanti da una settimana all’altra e per pagare le piccole manie di Freddie, tipo la sua insistenza di andare praticamente ovunque in taxi. “Sembrava sempre e si comportava come una star, benchè fosse senza un penny” ha ricordato Brian May. “Amava portare a casa grandi borse di stoffe, tirava fuori una striscia di qualcosa e diceva “Guardate che bel vestito, lo venderemo una fortuna!” ed io dicevo ”Fred, è uno straccio!”. 

Con gli Ibex, e mai con sfarzo – il mezzo di trasporto era un vecchio furgone Transit, preso in prestito da un amico – Freddie viaggiò su e giù per l’Inghilterra, lavorando nei club e pub. Nel nord c'era un diffuso pregiudizio, in considerazione dell'omofobia di quell'area, spesso attirato dall’aspetto stravagante del gruppo. I pantaloni con inserti di satin, le camicie in velluto e pizzo, le cappe laminate d’oro e un’abbondanza di piume erano troppo per ambienti seri e ostentatamente virili come Rochdale e Oldham, anche se, come molti cantanti effeminati – Liberace, Danny La Rue, Johnnie Ray – Freddie era il beniamino delle “Bingo Lils” (ndt. Letteralmente “tette del Bingo”) e delle signore di mezza età, che desideravano solo coccolarlo. 
“Roger (Taylor) ed io camminiamo facendo smancerie e vantandoci quasi ovunque,” Freddie scrisse ad una cara amica, Celine Daley, alla fine di ottobre dall’appartamento che ora divideva con gli Smile, in Barnes. “Recentemente ci hanno definiti una coppia di checche. La cosa mi ricorda che Miffer il bastardo ha detto a tutti che mi sono traformato davvero in una checca a tutti gli effetti”. E se gli amici di Freddie da quegli anni, per proteggere il suo nome, hanno insistito, a volte con molto fervore, che non avevano prova che avesse tendenze omosessuali, i commenti di Smith sono stati avallati molti anni dopo da un'ammissione di Mike Bersin ad Andy Davis di Record Collector, “Allora era una specie di eterosessuale. Ma se ancora non era uscito fuori dall'armadio, di sicuro stava cercando il buco della serratura". 

La prima apparizione di Freddie ebbe luogo il 23 agosto 1969 durante uno spettacolo pomeridiano “bluesology” all’Octagon Theatre di Bolton – un evento per il quale nessuno fu pagato oltre le spese di viaggio, ma al quale erano stati invitati una ventina di impresari minori e segretarie di concerto degli Working-men club (ndt. Club privati nati nelle aree industriali con il compito di organizzare attività di ricreazione ed educazione per gli operai e le loro famiglie). La pubblicità per questi spettacoli affermava che qualsiasi artista o gruppo degno del suo nome sicuramente sarebbe uscito con un pacchetto d’ingaggi. Spesso, comunque, gli organizzatori puntavano ad uno spettacolo gratis. 
Gli Ibex aprirono la loro scaletta con Lover, una canzone scritta da Freddie e Mike Bersin che sarebbe riapparsa alcuni anni dopo con alcuni dei versi originali rimasti intatti, come Liar nell’album di debutto dei Queen. Nell’esibizione, Freddie riuscì con disinvoltura a risaltare rispetto a tutti gli altri della lista. Il road manager degli Ibex, Ken Testi, più tardi ha ricordato “Tutto quello che avrebbe fatto più tardi sul palco con i Queen, lo faceva con gli Ibex…. Marciava da una parte all’altra del palco, da sinistra a destra e nuovamente indietro. Saltellava intorno. Portava dinamismo, freschezza e presenza alla band che prima ne era assolutamente priva”. E quindi, senza neppure conoscere il suo nome, un fotografo del Bolton Evening News, scattò parecchie foto di Freddie – assolutamente le prime durante un’esibizione pubblica – una delle quali apparve con il titolo “Uno degli artisti tiene il suo passo”. 

Ma anche se Freddie sembrava divertirsi, era molto a disagio in questa parte del mondo. Lo scontro avvenne dopo il periodo degli Ibex a Liverpool, dove suonarono al Sink Club, un piccolo locale nell’interrato del Rumbling Tum, uno squallido caffè in Hardman Street. 

Recentemente è emerso che una parte della loro scaletta – una mezz’ora di compilation di canzoni dei Beatles, Hendrix, cream e Led Zeppelin – fu registrata da Geoff Higgins, l’autista del gruppo, anche se non è stata diffusa commercialmente. Si sa anche che gli Smile suonavano a Liverpool quella notte, al Green Door, e che dopo la loro esibizione si trasferirono al Sink Club appena in tempo per unirsi a Freddie ed ai suoi amici sul palcoscenico…. e proprio mentre il registratore di Higgins si fermava, privando il mondo di quello che effettivamente rappresentava il debutto dei Queen, sia pure in uno stile non ortodosso. 

Freddie trovava Liverpool così sgradevole – specie una sera in cui fu avvicinato da una gang di skinheads ubriachi – che tornò in tutta fretta a Londra e molto presto gettò la spugna. Entro alcuni giorni, comunque, era tornato con una brillante idea. Ibex era risultato essere un nome sfortunato e pertanto il suo gruppo sarebbe stato conosciuto come Wreckage. E per dimostrarlo, personalmente dipinse con lo spray il nuovo nome sui loro strumenti e attrezzi. 
Questo cambiamento coincise con la partenza dell’evidentemente omofobico Mick “Miff” Smith. Freddie commentò nella sua lettera a Celine Daley, “Miffer non è più con noi… il bastardo si è alzato e se ne è andato una mattina dicendo che tornava a Widnes e che avrebbe fatto il lattaio”. Smith fu rimpiazzato da Richard Thompson, il precedente batterista dei 1984. 

I Wreckage tennero il loro primo gig all’Ealing College il 31 ottobre 1969 – l’unica prova del quale è uno dei manifesti ed una scaletta frettolosamente dattiloscritta che fu messa all’asta da Sotheby nell’estate del 1996. Il gruppo fu di supporto agli Iron Butterfly all’Imperial College il 5 novembre ed in parecchi club di rugby, prima di mettere in piedi, appena dopo Natale, il loro concerto d’addio alla Wade Dean Grammar School per ragazze, dove era studentessa la sorella di “Tupp” Taylor. 

Nelle poche settimane successive, Freddie spulciò la stampa musicale in cerca d’insersioni per audizioni. Una, nel Melody Maker, era per un vocalist in una blues band di quattro elementi, i Sour Milk Sea, e si tenne a Leatherhead, nel Surrey, il 6 febbraio 1970. Ad accompagnarlo per un supporto morale furono Roger Taylor e John Harris, il road-manager degli Smile. Con l’aspetto di un libertino di fine secolo nei suoi pantaloni cremisi più stretti e sgualciti, stivaletti e pelliccia di volpe, Freddie entrò nella stanza dell’audizione – la cripta di una Chiesa! – con una tale spavalderia che fu ingaggiato senza che nessuno mostrasse molto interesse per come suonava. 
I Sour Milk Sea, così chiamati dalla canzone di George Harrison, erano stati fondati nel 1968 dall’ex-studente della scuola pubblica Chris Dummett (poi Chris Chesney). Molto presto Freddie cominciò a vantarsi che egli e Dummett erano amanti, specie dopo che la coppia si trasferì nell’appartamento degli Smile. “Avevo una buona relazione con Freddie,” confessò Dummett alcuni anni dopo, anche se negò che fosse un vero rapporto amoroso. “Eravamo come Bowie e Ronson, dal momento che ci univamo fisicamente uno all’altro sul palcoscenico”. 

Poco dopo, i Sour Milk Sea suonarono nel loro unico appuntamento importante, un gig di beneficenza per Shelter, all’Highfield Parish Hall di Headington, il 20 marzo, quando Dummett dichiarò ad Anthony Wood dell’Oxford Mail, “Non credo che siamo come alcuno degli altri gruppi. Il nostro approccio si basa sui nostri rapporti reciproci”. Ancora una volta fu Freddie che rubò la ribalta come unico del gruppo ad affrontare direttamente la macchina fotografica per la loro foto pubblicitaria, che apparve insieme all’articolo di Wood. Non c’è bisogno di dire che un tale favoritismo e l’innocuo narcisismo causarono frizioni – e scazzottature – tra i membri dei Sour Milk Sea. Dopo una manciata di altri ingaggi, il gruppo si sciolse. Terminò così anche l’amicizia di Freddie con Chris Dummett… una serie di eventi che casualmente coincise con la fine degli Smile. 
Il trio May, Taylor e Bulsara viveva sotto lo stesso tetto, dividendo le stesse difficoltà finanziarie e coltivando esattamente le stesse idee – era inevitabile perciò che la loro migliore e forse unica possibilità di successo dipendesse l’uno dall’altro e dalla combinazione dei loro rispettivi ed evidenti talenti. Messo in atto questo, nell’aprile del 1970 si riunirono per scegliere un nome commerciabile per il loro gruppo. May e Taylor presentarono una lista con due nomi: Grand Dance e Rich Kids.
Freddie fu contrario ad entrambi, dichiarando piuttosto pretenziosa la seconda opzione, ed insistette su Queen – un nome che, con la sua doppia connotazione di ambiguità e grandiosità difficilmente avrebbe potuto essere più appropriato nella nuova era del glam-rock. 

Preferiamo pensare ai Queen nel senso regale piuttosto che in quello di checca,” è come Freddie stava ancora apparentemente difendendo la sua scelta, tre anni dopo con un ottuso giornalista americano. “Non abbiamo mai copiato nessuno. Il nostro modo è stato mettere insieme un differente tipo di musica teatrale. Bowie stava già facendo glam-rock. Noi vogliamo essere dandy, noi vogliamo essere scandalosi ed eccessivi così che la gente sappia subito se ci ama oppure no nel momento che ci vede!”. May e Taylor offrirono una debole, inutile argomentazione. Quel nome era troppo forte. Avrebbe potuto renderli ridicoli! Freddie fu inflessibile, comunque, confidando in un misto d’intuizione e sogno precognitivo – il fatto che tutto andrà bene alla fine purchè sia ciò che uno desiderà. E Queen fu! 

Per i Queen i successivi sei mesi furono un percorso, talvolta difficile, di esperimenti ed errori – fecero provini a non meno di sei bassisti uno dopo l’altro, nessuno dei quali si adattava alla verve ed all’abbagliante personalità della figura chiave del gruppo. Il primo fu Mike Grose, amico di Roger Taylor proveniente da St Austell. Grose era particolarmente utile perché possedeva un furgone ed alcune attrezzature PA (ndt. Public Address cioè rivolte al pubblico) – che gli altri tre non avrebbero potuto permettersi – ed egli non ci pensò su a lasciare la sua band, i Bent Cement, e trasferirsi a Londra per partecipare alle prove che Brian aveva organizzato presso l’Imperial College in una sala delle conferenze vuota. Le canzoni, scritte da May e Freddie, erano principalmente rimaneggiamenti del materiale che avevano realizzato con gli Smile e gli Ibex, e fu con queste che progettarono il loro primo concerto. 

Prima che accadesse questo, comunque, Freddie cambiò il suo nome – una cosa che aveva desiderato fare per molto tempo non tanto per il bene della sua carriera ma per scrollare via i legami con il suo passato coloniale e provare ai suoi detrattori, specie ai suoi genitori ed agli ottusi membri della fortemente chiusa comunità Parsi, che c’era un persona importante con cui dovevano fare i conti.  Mercurio, il dio romano del talento e dell’eloquenza, era il pianeta dominante del suo segno zodiacale, la Vergine, ed il messaggero degli dei. Un nome che lo avrebbe servito molto bene. 

Questa metamorfosi rese Freddie capace di cancellare completamente il suo passato. Il suo caro amico David Evans più tardi a questo proposito mi disse:  “Faroukh Bulsara era un nome che egli aveva seppellito. Mai volle parlare di qualsiasi periodo della sua vita precedente a quando diventò Freddie Mercury, e tutto ciò che riguardava Freddie Mercury era autocostruito. Come Marlene Dietrich aveva una bizzarra doppia personalità – come una rosa innestata su un tronco comune. Se hai un tronco comune abbastanza forte, sosterrà la meravigliosa creatura che hai creato. Se è un tronco marcio, allora crollerà tutto.” 

Alcune settimane prima del loro scioglimento, gli Smile erano stati ingaggiati dalla madre di Roger Taylor per un gig al municipio di Truro in favore della Croce rossa. Questo ebbe luogo il 27 luglio 1970, e sebbene la pubblicità del giornale li chiamasse Smile, il pubblico stava effettivamente vedendo i Queen – o almeno i loro tre quarti – per la prima volta. Aprirono con Stone Cold Crazy dei Wreckage, ed il pubblico in larga parte campagnolo non sapeva che farne di ciò che un giornalista descrisse come “Quattro giovani gentiluomini di aspetto molto particolare, vestiti di seta e troppi gioielli, che facevano abbastanza baccano da risvegliare metà dei morti della Cornovaglia.” La loro accoglienza fu molto più calda poche settimane dopo, comunque, quando suonarono all’Imperial College – il pubblico era principalmente costituito dai loro amici e precedenti compagni di classe. Ciononostante, alla fine di luglio ritornarono in Cornovaglia per un altro gig – e mentre erano là terminò la loro collaborazione con Mike Grose, che dal suo arrivo a Londra si era ripetutamente lamentato di sentire nostalgia di casa. 

Grose fu rimpiazzato da un altro amico della Cornovaglia di Roger Taylor, Barry Mitchell, che suonò con loro in alcuni piccoli locali per pochi mesi – in giro per Londra, ed una volta si spostarono a Liverpool che Freddie trovò più gratificante rispetto al suo ultimo viaggio. Il 18 settembre ci fu un “giorno di lutto” quando, non inaspettatamente, Jimi Hendrix morì per overdose di droga, ponendo fine alla carriera dell’uomo che molti hanno celebrato come il più grande chitarrista del decennio. In segno di rispetto, Freddie e Roger chiusero la loro attività commerciale per tutto il giorno. Ancora intorno a quel periodo, stanchi di vivere nella miseria, dividendo l’alloggio con chiunque capitasse nei paraggi, i due affittarono un appartamento più grande al 100 di Holland Road, a Shepherd’s Bush. Quando si trasferirono furono felici di trovare un pianoforte a coda piazzato nel soggiorno – il precedente affittuario lo aveva lasciato là non riuscendo a farlo uscire dalla stanza! 
All’inizio di Gennaio 1971, dopo aver suonato con loro al London Marquee ed all’Ewell Technical College, nel Surrey, Barry Mitchell più o meno lasciò il gruppo nei pasticci – benchè ancora si esibissero davanti ad pubblico piuttosto piccolo e guadagnassero poco più delle spese, l’agenda dei Queen per i mesi successivi appariva decisamente in salute. Poi, proprio quando probabilmente stavano pensando che mai avrebbero raggiunto una formazione ottimale, Brian May e Roger Taylor erano in una discoteca del college quando un amico li presentò a John Deacon, un bassista di 19 anni nato a Leicester e studente al Chelsea College che in Ottobre aveva visto i Queen ad un gig a Kensington e non era rimasto impressionato! Ebbene, egli fu invitato per un’audizione all’Imperial College, dove si unì nella Son and Daughter di Freddie e May, con molta soddisfazione di tutti.

Così, alla fine di Febbraio 1971, i Queen erano pronti per l’azione. 

 

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Capitolo 2: Da Norman Sheffield al Tour Usa del 1975 

Quando il college chiuse per la sua pausa estiva, i Queen partirono per un nuovo tour della Cornovaglia – organizzato da Roger, la cui madre aveva loro trovato un piccolo cottage da affittare, appena fuori Truro. Prendendosi la maggior parte del merito per l’operazione, in modo sfrontato li pubblicizzò come “Il leggendario batterista della Cornovaglia, Roger Taylor, ed i Queen” – la parola “Queen” sulle locandine era in lettere più piccole del suo nome. Il gruppo andò discretamente bene – dopo i soliti pub e club, il tour si concluse con il loro primo gig all’aperto al Tregye Country Club, dove erano gli ottavi di una lista di nove. Nonostante tutto, quando in Settembre tornarono a Londra, tutti e quattro avevano ancora i piedi saldamente a terra. Mentre ancora aspettavano che qualcuno li convincesse di poter guadagnare abbastanza denaro da diventare professionisti, Brian e John continuarono i loro studi, e in seguito accettarono impieghi come insegnanti, mentre Roger fece un voltafaccia, lasciando l’Odontoiatria per iscriversi ad un corso di laurea in Biologia al North London Polytechnic.
Questo significava che doveva smettere di lavorare nella sua attività commerciale, lasciandola sulle spalle di Freddie, che condivise la gestione degli affari con un altro proprietario di stalle, Alan Mair. 

L’opportunità più grande per i Queen fino a quel momento si presentò agli inizi del 1972 quando, avendo registrato un certo numero di demo nei De Lane Lea Studios a Wembley – era stato loro offerto l’incarico di installare e testare l’apparecchiatura PA, ottenendo facilmente in cambio sessioni in studio illimitate – furono ascoltati da Norman Sheffield, un dirigente della Trident Studios, la compagnia con cui in precedenza gli Smile avevano firmato un contratto.
Sheffield rimase attonito dei progressi che Roger e Brian avevano raggiunto da allora nelle loro tecniche di esecuzione, e rimase assolutamente sbigottito dal talento vocale di Freddie e dalla qualità complessiva della demo della band, benchè ci fosse da lavorarci ancora un po’ su. Accettando di assumerli, convinse la Trident a fornire ai Queen il sistema PA di cui avevano disperatamente bisogno, ed a permettere loro di usare lo studio migliore per provare e registrare le canzoni per il loro album di debutto. E ancora una volta i ragazzi rifiutarono di lasciare che l’idea del successo andasse loro alla testa. In Giugno, John si laureò con un first-class honours degree in elettronica, e, non volendo impegnarsi in una carriera musicale a tempo pieno, immediatamente firmò per un corso che sperava potesse fargli ottenere il suo M.Sc. (ndt. Master of Science). Poche settimane dopo Roger ottenne il suo diploma in biologia. 

Poiché il gruppo era costretto a lavorare in studio durante i tempi morti – in altre parole, quando lo studio non veniva usato da qualcun altro, spesso nei finesettimana o nel cuore della notte – passarono molte ore indugiando nei corridoi e nelle sale d’aspetto, tempo che misero a frutto componendo e scambiandosi idee. Un pomeriggio Freddie fu presentato ad un produttore, Robin Cable, che si era trovato nello stesso studio poche settimane prima mentre Phil e Ronnie Spector stavano lavorando. 

Cable nutriva due ossessioni – i Beach Boys ed il famoso sound di Spector degli anni ’60 – che adesso combinò andando a proporre che Freddie incidesse I Can Hear Music dei primi nel caratteristico stile musicale del secondo. La canzone fu registrata in una sola volta, ma poiché Freddie non era soddisfatto del risultato complessivo - non gradiva l’intermezzo del sintetizzatore e l’assenza di percussioni - furono chiamati Brian per suonare un’armonia di chitarra, e Roger per potenziarla con tamburi, nacchere e cembalo. Poi Freddie registrò, senza gli altri due, il suo arrangiamento Goin’Back, vecchio successo di Dusty Springfield. Cable portò via il nastro e tutti se ne dimenticarono fino all’anno successivo, quando la EMI distribuì le canzoni come singolo. In quel periodo i Queen stavano per lanciare il loro album di debutto, così Freddie scelse lo pseudonimo Larry Lurex. “La mia personale presa in giro di Gary Glitter,” dichiarò. A causa di questo, nondimeno, ricevette pochi passaggi in radio, molte critiche dai fans di Glitter, e risultò un completo flop.
Attualmente è uno dei più rari - e costosi – articoli del catalogo retrospettivo dei Queen. 

Fino ad allora il gruppo era rimasto senza un salario e virtualmente in miseria – doppiamente frustrante per il solitamente prudente Brian May, che aveva rifiutato un posto di ricercatore al Jodrell Bank Observatory. Poi, a metà Settembre, dopo molte discussioni e litigi, la Trident concesse loro la somma piuttosto misera di £ 80 alla settimana che essi furono costretti ad accettare, alla fine era meglio di niente. Due mesi più tardi firmarono un accordo con la compagnia: i Queen avrebbero registrato per la Trident, che si sperava avrebbe loro assicurato il miglior contratto possibile con una compagnia discografica rispettabile. 
Per promuovere il loro ultimo acquisto – avevano già Bowie ed Elton John, ed avrebbe seguito Carly Simon – la Trident organizzò un gig al Pheasantry, un grosso club a Chelsea. Questo si svolse il 6 Novembre, e la serata fu un disastro. Il sistema PA non arrivò fino ad un’ora prima del concerto, e parecchie delle personalità importanti del mondo dello spettacolo non arrivarono affatto.
Molto migliore fu il loro gig del 20 Dicembre al Marquee, dove, oltre le canzoni del loro imminente album, i Queen crearono un precedente eseguendo Jailhouse Rock di Elvis Presley. 
Il successo al Marquee li portò a lavorare in molti più gigs di prima, e per più denaro, benchè non fossero affatto nella fascia di guadagni della maggior parte delle band del circuito locale. Anche così, Roger potè permettersi di trasferirsi dall’appartamento di Freddie in un posto tutto suo a Richmond. 
Benchè non siano mai stati meno che i migliori amici, il trasloco fu gradito a Freddie. Nei due anni precedenti si era legato sempre più ad una ragazza che prima usciva con Brian, Mary Austin, che era la diciannovenne direttrice (ndt. io sapevo “commessa”! ) della boutique Biba, uno degli ultimi baluardi degli Swinging Sixties, allora in Kensington Church Street, non lontano dalla stalla di Freddie. 

Nell’ultimo quarto di secolo c’è stata una considerevole quantità di congetture circa la vera natura della loro relazione, molte delle quali sono il risultato delle esplicite dichiarazioni di Freddie alla stampa. Se i tabloid stavano cercando una storia piccante è sicuro come l’inferno che non li avrebbe delusi! Naturalmente questo non è importante. Graziosa, bionda, intelligente, calma e sicura, Mary andò a vivere con Freddie per diventare - e rimanere - non solo la sua migliore amica ma la sua anima gemella e confidente. Fu Mary che lo informò sugli elementi essenziali del make-up e della moda sul palco e fuori dal palco. Fu lei che gli restò vicina nella gioia e nel dolore, nel successo e nei momenti di crisi – compresa la morte. Quello è importante. 

Per la fine di Novembre l’album dei Queen era stato completato ed era stato approvato dalla Trident, benchè ci fosse ancora da fare qualche piccolo ritocco sulle tracce, montaggio e mixaggio ed eliminare uno o due “gremlins” che erano finiti sul nastro, il che volle dire che non fu ascoltato da alcuna compagnia discografica fino agli inizi del nuovo anno. Dopo alcuni rifiuti, fu portato al MIDEM Festival a Cannes da Ronnie Beck, rappresentante della Trident.
Qui, va detto che risultò essere il solo elemento notevole in un catalogo molto povero, fu accettato da Roy Featherstone della EMI – una delle compagnie che lo aveva rifiutato in prima battuta. 

Nel frattempo, per dimostrare il loro valore al pubblico in generale, a differenza della platea di litigiosi bevitori locali che la maggior parte delle volte capitavano per caso nel luogo in cui suonavano i Queen, questa volta il gruppo fu invitato a partecipare alla serie “Sounds of the Seventies” su Radio One – non pagati, però il potenziale del lancio pubblicitario era enorme. Registrarono quattro canzoni ai Maida Vale Studios il 5 febbraio 1973, e queste furono trasmesse dieci giorni dopo: la versione rivisitata da Brian May della sua e di Tim Staffell Doin’ Alright, la sua Keep Yourself Alive, e le suggestive Liar e My Fairy King di Freddie (tutte prodotte da Bernie Andrews). Immediatamente dopo la trasmissione il centralino della BBC fu intasato dalle telefonate di centinaia di ascoltatori che volevano sapere di più sui Queen. Poche settimane dopo il gruppo firmò un contratto con la EMI per la Gran Bretagna e l’Europa. 

Ciò che incantava chiunque, naturalmente, era la voce di Freddie, con la sua estensione insolitamente ampia – capace di salire in poche battute dal profondo ringhio rock di gola alla dolce, vibrante voce da tenore, poi su fino all’acuto, una coloratura quasi perfetta, pura e cristallina nelle estensioni superiori. La sua nota più alta, registrata quando aveva quasi 40 anni e la sua potenza vocale era al massimo, sarebbe una E (=Mi) al di sopra della C (=Do) più alta … un fenomeno raggiunto al di fuori della lirica solo da Yma Sumac e Gracie Fields, e della quale egli una volta disse “Uso il metodo di Demis Roussos. Si mettono un paio di pinze sotto la tunica e si schiaccia!” Come Barbra Streisand, inoltre, poteva riempire con un sorprendente numero di parole la battuta più breve – Stone Cold Crazy è un ottimo esempio – mantenendo una dizione perfetta. Come la Piaf poteva emettere un singhiozzo se l’atmosfera lo richiedeva. 
Il 9 aprile 1973 i Queen tornarono al Marqee. L’occasione fu una vetrina che puntava a soddisfare Jack Holsen, il direttore esecutivo della Elektra, la compagnia che avrebbe potuto distribuire i loro dischi negli Stati Uniti, naturalmente a patto che ad Holsen fosse piaciuto ciò che vedeva. La sua decisione avrebbe potuto non essere affatto facile a causa del gran numero di poltrone vuote – ancora una volta, la maggior parte degli spettatori invitati avevano snobbato la manifestazione, essendo stati preavvisati da qualche settore della stampa musicale che era solo un’altra strategia pubblicitaria della EMI. 

Indossando una tutina aderentissima, guarnita di lustrini neri e con le unghie di una mano, rivestita di maglia di catena argentata, laccate di nero, un Freddie sottile come una matita fu accompagnato sul palco dalla overture strumentale recentemente composta da Brian May, Procession – che i Queen avevano deciso di usare come apertura per il loro prossimo album, tanta era la loro fiducia nelle proprie capacità. Pavoneggiandosi davanti alla batteria, Freddie marciava audacemente da una parte all’altra del palco, fermandosi solo per ammiccare o per spingere avanti il bacino verso gli attoniti spettatori in un capolavoro di esibizionismo combinato a buffoneria che egli solo era capace di mostrare continuando a farsi prendere sul serio. 
Pochi giorni dopo apparvero sulla stampa musicale le prime recensioni del gig, un misto di elogio e condanna.
Il gruppo era alternativamente “Una comitiva di froci farneticanti che cercavano di saltare sul carro della banda di Bowie mentre facevano una mediocre parodia dei Black Sabbath” e “Davvero semplicemente da togliere il fiato. La band del futuro!” Qualsiasi cosa questi giornali abbiano detto, comunque, ebbe poca influenza su Jack Holsen – egli aveva già dato ai Queen la sua approvazione. 

Il primo singolo dei Queen, Keep Yourself Alive di Brian, abbinata con la sua Son and Daughter, fu distribuito dalla EMI il 6 luglio 1973. Contrariamente alla politica gestionale della compagnia, il gruppo aveva scelto le canzoni, creando il precedente per i successivi tre decenni, decidendo ciò che volevano o non volevano finisse sugli scaffali dei negozi di dischi. Alla stampa musicale, schizzinosa e prevenuta, generalmente non piacque per alcuna ragione apparente (ora è noto) se non che era diverso, superiore a molta della spazzatura presente nelle classifiche pop, che non raggiunse a causa della mancanza di passaggi in radio. Anche il Melody Maker ebbe l’audacia di ammonire “Fate a noi tutti un favore, ragazzi. Cambiate il vostro nome in Uncouth (ndt. Maleducati, Rozzi, Selvaggi) e andate sul palco in sospensorio!” Solo il New Musical Express, il cui rappresentante non era al Marquee, dette loro il credito che meritavano, dichiarando “ Se questi ragazzi si rivelano bravi la metà di come suonano, saranno grandissimi! 

In attesa del successo del gruppo, ed essendo uno che non faceva mai le cose a metà, Freddie aveva disegnato il loro logo, optando dopo averci pensato un po’ per uno blasone concepito combinando i loro segni zodiacali. Per Roger e John, entrambi del Leone, c’erano due leoni rampanti che affiancavano la grande Q con la corona inscritta, sopra un granchio simbolo del Cancro (Brian), il tutto sormontato da una grande fenice, il simbolo della speranza e della gioventù rinnovata. Al di sotto dei leoni, uno scherzo deliberato, stavano due piccole fate che Freddie disse rappresentavano il suo segno – la Vergine. (ndt. forse l’autore parla di “scherzo deliberato” riferendosi al fatto che “fairies” oltre che “fate” significa “finocchi, invertiti”). 

L’album di debutto, intitolato semplicemente “Queen”, fu distribuito il 13 Luglio 1973. Prodotto da John Anthony e Ray Thomas Baker, aveva una superba fotografia di copertina realizzata da Doug Puddifoot, uno degli amici di Roger, che aveva documentato il tour del gruppo in Cornovaglia e scattato alcune foto interessanti degli Smile. Freddie fu rappresentato in quella che presto sarebbe diventata la sua posa classica, le braccia distese per una ovazione, mentre teneva in alto l’asta del microfono, delineato da dietro da due grandi e potenti riflettori. (QUI il nostro speciale) In Gran Bretagna, almeno inizialmente, l’album non fu un successo clamoroso – secondo la maggior parte degli esperti perché avrebbe dovuto essere pubblicato in coincidenza con lo spettacolo del Marquee, non tre mesi dopo.
In America, comunque, vendeva molto bene, spingendo un giornalista di New York a volare una volta a Londra per intervistare il gruppo. “I Queen valgono i glam-rocker come Bowie e gli Sweet” dichiarò Jonathan Singer su Circus, concludendo modestamente “Con un’attrattiva in più – il talento musicale! 

Durante l’intervista, Freddie si mosse parecchio, usava il polsino per lucidare i lustrini della tutina, ed espresse una certa ansia per il futuro dei Queen: “Ci preoccupiamo ancora che il nome Queen dia alla gente l’idea sbagliata. Vogliamo essere una buona, regale rock band britannica, e ci atteniamo a questo modo di pensare. La nostra musica dovrebbe superare l’immagine perché ci concentreremo per tutto il tempo sul pubblicare un buon prodotto. Possiamo avere un po’ di etichetta pop, ma non durerà. Siamo fiduciosi che la gente verrà a noi perché, sebbene l’immagine effeminata sia stata costruita da Bowie e Bolan, noi la stiamo portando ad un altro livello. 

Fu un esempio supremo di pubblicità inefficiente che involontariamente dette ai Queen una grande occasione. La copia dell’album mandata a Mike Appleton, il produttore del leggendario programma rock di BBC2 “The Old Grey Whistle Test”, non aveva alcuna etichetta né nota informativa. Così, non sapendo chi o cosa stesse suonando, ma al tempo stesso colpito – più tardi giurò che non aveva sentito il singolo - Appleton lo incluse nel programma che andò in onda il 24 Luglio, sopra uno spezzone di documentario sulla campagna elettorale presidenziale di Franklin D. Roosvelt durante la guerra. Non occorre dirlo, il progreamma ricevette una quantità di chiamate urgenti – compresa una irata da parte di un esecutivo della Trident – ed il giorno dopo i Queen si trovarono catapultati alla BBC per registrare quattro canzoni destinate al più seguito programma di Radio One “The John Peel Show”. Oltre alle due canzoni del singolo, essi ri-registrarono Liar dall’album e una nuova canzone, See What A Fool I’ve Been (QUI lo speciale sulle BBC Sessions). 

Pochi giorni dopo il quartetto cominciò a lavorare ad un breve filmato agli Shepperton Studios, commissionato dalla Trident per promuovere il loro album in Europa e negli Stati Uniti – “Queen” sarebbe stato pubblicato là il 4 Settembre. Freddie, a cui il direttore Mike Mansfield aveva detto di pensare ad un espediente commerciale, come al solito esagerò – si rasò il petto! Filmare fu un’esperienza sgradevole, innaturale per tutti loro. Da una parte, non avevano mai mimato prima, e la loro frustrazione crebbe durante Liar quando il ritmo crebbe e fu quasi impossibile mantenere la sincronia mentre gli operatori li urtavano continuamente nel tentativo di riprendere da quante più angolazioni scomode fosse possibile. Inoltre, il set era bianco mentre Freddie aveva messo in risalto che doveva essere nero –un trucco spesso usato in continente dai contemporanei Johnny Halliday ed Eddie Mitchell. Dopo qualche scatto di collera da entrambe le parti, a Mansfield fu mostrata la porta e, diretto dagli stessi Queen – ancora un altro precedente – il progetto fu completato nel modo che essi desideravano. La Trident allora assegnò al gruppo il loro primo addetto stampa, Tony Brainsby, che aveva lavorato con personaggi del calibro di Cat Stevens, Paul McCartney e Mott The Hoople. 

Adesso i Queen stavano lavorando duro al loro secondo album, “Queen II”, benchè al loro passo ora che la Trident aveva dato al gruppo un suo studio… e aveva diramato un comunicato stampa sul fatto che il gruppo dovesse farlo perché la Trident si era già esposta per £ 60.000. Il 13 Settembre la loro esibizione al Golders Green Hippodrome fu registrata per la serie “In Concert” di Radio One ed il programma andò in onda il mese successivo. Quindi la Trident cominciò a programmare il primo tour nazionale del gruppo nei teatri, invece che nei pub e club, un lavoro erculeo che ottenne il suo scopo solo quando una gran quantità di denaro passò dalle mani della compagnia a quelle di Bob Hirshmann, il manager della rock band americana Mott The Hoople, che il gruppo alla fine supportò. E’ emerso che Hirshmann non fu contento di prendere i Queen perché il loro primo singolo, Keep Yourself Alive, non era entrato in classifica negli Stati Uniti ed il denaro – all’epoca si disse che serviva per finanziare l’apparecchiatura PA e l’illuminazione spettacolare dei Queen – in effetti costituiva una polizza assicurativa mal celata, proprio per il caso che la band non avesse funzionato. 

Le rappresentazioni di prova per il tour portarono i Queen in Europa. A Parigi si esibirono nella trasmissione radio di lungo corso “Pop-Club” su France-Inter, presentata da José Artur. Poi, dopo alcuni gigs, i programmi per la radio e la televisione in Belgio ed Olanda, il gruppo suonò nel suo primo concerto all’aperto al Bagodesburg di Francoforte. Mentre era in Germania Freddie fece una visita clandestina ad uno dei malfamati leather bar (ndt. letteralmente “bar del cuoio”, sono locali gay) della città che gli offrì un assaggio della aperta cultura macho gay che, pochi anni dopo, avrebbe trionfalmente proposto sul palco. A Londra, oltre ad una scatenata esibizione al Paris Theatre, tennero due gig all’Imperial College – quello del 2 novembre fu il primo spettacolo “tutto esaurito” dei Queen. 

Il tour ebbe inizio al municipio di Leeds il 12 Novembre, dove i Queen suonarono pezzi del loro album di debutto, tastarono il terreno con alcune tracce di quello futuro, e inclusero qualche classico come Big Spender, la canzone tratta da Sweet Charity (ndt. musical ispirato al film di Fellini “Le notti di Cabiria”) che era stata un grande successo per Shirley Bassey e Peggy Lee. In questa occasione Freddie fu scandaloso al massimo, mentre si pavoneggiava sul palco ed incoraggiava il pubblico ad unirsi a lui nel refrain. Ci furono innumerevoli articoli nella stampa musicale, di nuovo la maggior parte negativi. Come sarebbe accaduto anni dopo con i concerti di Morrissey degli anni ’90, alcuni degli scribacchini sembravano aver visto un concerto diverso da quello che avevano visto i fans, ed amavano pensare che stavano esaminando l’esibizione con intelligenza mentre in realtà erano principalmente interessati non alla musica ma a fare offensivi commenti personali sugli artisti. Il quartetto la prese bene, adottando la massima, “Meglio essere presi a calci che ignorati”. In ogni caso, mentre il tour progrediva attraverso i diciannove appuntamenti successivi, divenne sempre più evidente che la loro base di ammiratori stava aumentando ad una incredibile ma gradita velocità – e quel pubblico di tutte le età era più interessato a vedere questa eccitante nuova band piuttosto che quella che primeggiava sulla locandina. 
Per il momento, tuttavia, i Mott The Hoople erano la band più importante, e quando dissero al loro management che forse i Queen avrebbero dovuto supportarli anche nel loro tour americano del 1974, non ci furono discussioni. 

Il 3 Dicembre 1973, il giorno dopo il loro penultimo concerto al Chatham Central, i Queen registrarono la loro seconda sessione alla BBC per “Sounds of the Seventies” con Bernie Andrews. Questa volta scelsero Great King Rat, Son and Daughter e Modern Times Rock’N’Roll dal loro primo album, e Ogre Battle dalla loro prossima uscita. Le otto canzoni delle due sessioni rimasero negli archivi della BBC per altri sedici anni, quando furono pubblicate nell’album “Queen at the Beeb”. Allora, come nel 1973, fu Ogre Battle di Freddie che ottenne la maggior parte degli elogi. “Un panorama di virulenta grandiosità ed una follia di spadoni che cozzano”, fu come Malcom Dome della rivista RAW la recensì, mentre Paul Elliot di Sounds riassunse l’intero concetto come “Bizzarra, lussuosa, fastosa, metallo prezioso vistosamente kitsch… uno Spartaco con i lustrini!” 

Completato “Queen II”, alla fine di Gennaio 1974 il gruppo volò in Australia per due concerti al Music Festival di Sunbury, vicino Melbourne. Il breve tour fu un disastro. Brian soffriva le conseguenze di un’infezione cancrenosa al braccio, causata da un ago sporco usato durante le vaccinazioni obbligatorie per il viaggio. Freddie aveva il tinnito auricolare (ndt. ronzio nelle orecchie) e non udiva bene. A Sunbury trovarono un bel po’ d’astio da parte dei promotori per il l’eccessiva pubblicità che i Queen si concessero – andando in giro ovunque con una limousine presa a nolo, mentre le altre band dovevano accontentarsi di vecchi furgoni malconci, e presentandosi per gli scatti fotografici con l’aspetto immacolato ma apparendo molto fuori luogo in sete e velluti mentre gli altri indossavano T-shirts e jeans. “Non stiamo cercando di essere diversi” Freddie disse ad un giornalista. “Se sei un professionista, caro, non devi cercare d’essere alcunchè!”. 

Il peggio venne quando i Queen furono presentati sul palco da un famoso presentatore di talk-show che, non accontentandosi di guidare la folla in un lento applauso, si scoprì il sedere, scurreggiò nel microfono, e dichiarò “Questo è ciò che penso di quei boriosi bastardi inglesi!” I più vicini al palco si godettero veramente la scaletta dei Queen, per quanto breve. A metà l’impianto d’illuminazione esplose, immergendo il palco nell’oscurità, sabotato dagli elettricisti locali, arrabbiati con il gruppo per aver portato la loro squadra invece di utilizzare la forza lavoro del posto. Non sorprende che i Queen cancellarono lo show della sera successiva – la ragione ufficiale fu che Brian e Freddie erano indisposti – e pochi giorni dopo, a loro spese, insieme con il loro entourage tornarono in Inghilterra. Ad Heathrow il loro aereo fu accolto da un’orda di reporters e fotografi che erano stati erroneamente informati che era la Regina che stava arrivando! Freddie si mise in posa ed ammiccò, ma egli ed il resto del gruppo furono ignorati, eccetto che da uno dei reporter che li archiviò come “Una comitiva di sfaccendati capelloni”. 
In Febbraio, con una decisione che deve aver scioccato la stampa musicale, i lettori del New Musical Express votarono i Queen come secondo (dopo Leo Sayer) miglior gruppo emergente – cosa insolita considerando che non avevano alcun successo in una qualsiasi classifica, anche se a questo rimediarono alla fine del mese quando la EMI distribuì copie promozionali di Seven Seas of Rhye, abbinata con What a Fool I’ve Been. La canzone era apparsa sul primo album dei Queen ma questa versione più lunga, rinnovata era per l’imminente “Queen II”. 
Il gruppo fu preso sotto l’ala di Ronnie Fowler, il capo del dipartimento promozioni della EMI – che si dava il caso fosse uno dei maggiori fans dei Queen. Per parecchi giorni Fowler tormentò i produttori di radio e televisione, e la sua mossa brillante pagò quando, il 21 Febbraio – non essendo il filmato promozionale di David Bowie “Rebel, Rebel” riuscito ad arrivare in tempo allo studio – al gruppo fu offerto all’ultimo minuto uno spazio su “Top of the Pops”. Perciò, nei giorni in cui la trasmissione pop determinava veramente le classifiche, milioni di spettatori ammirarono quello che il Sunday Times chiamò “Il contributo al glam rock di Led Zeppelin vestiti da donna … puro e semplice Freddie Mercury, massicciamente divertente, superbamente artificiale ed enigmatico fino al punto di essere sensa senso”. 
Il pubblico televisivo certamente non aveva visto nulla come i Queen dai tempi degli sfrontati New York Dolls. Con i suoi quasi androgini lineamenti di porcellana incorniciati da una fitta massa di capelli scuri e lisci, e ostentando una tutina atrocemente aderente che mostrava una generosa porzione di tronco irsuto, questo particolare frontman era dieci volte più eccitante – e pieno di talento – di chiunque altro negli ultimi due decenni. 
D’ora in poi, per i Queen sarebbero state rose senza limiti o riserve. Tale fu la richiesta per il singolo che alla EMI furono dati appena due giorni per farlo arrivare nei negozi. Radio One lo suonò fino alla morte, e nel giro di qualche settimana salì al decimo posto nelle classifiche – ed i Queen stavano programmando il loro primo tour come gruppo principale. Per quanto riguarda “l’accostamento con i Led Zeppelin”, John Deacon, il meno vemente del gruppo, lo commentava cinicamente con irritazione dicendo alla stampa “Noi siamo più strutturati, e c’è una progettazione molto più complessa nella nostra musica, specialmente nello studio di registrazione!”. 
Il successo dei Queen fece sì che Freddie cedesse la sua stalla a Kensington Market, non che vi avesse passato molto tempo di recente. Le prove per il tour si tennero agli Ealing Studios, facendo ogni possibile sforzo per assicurare il successo in un clima che era finanziariamente incerto – la Gran Bretagna era stata colpita dalla “three-day week” (ndt. un provvedimento per il risparmio dell’elettricità) e dalla crisi del petrolio. La pubblicazione di “Queen II” doveva avvenire prima delle 22 date del tour – questo cominciò al Winter Garden Theatre di Blackpool il 1 Marzo – ma a causa della restrizione governativa sull’elettricità non ebbe luogo fino ad otto giorni dopo. Archiviandolo come “La feccia del glam rock”, il Record Mirror concluse “Se questa band rappresenta la nostra più luminosa speranza per il futuro, stiamo commettendo il suicidio del rock and roll”. Il Melody Maker, facendo ipotesi sul tour progettato dai Queen negli Stati Uniti, che un giornalista aveva profetizzato o li avrebbe formati o li avrebbe spezzati, rispose compiaciuto, “Se ce la faranno, mi mangerò il cappello!”. 
I fans, naturalmente, dimostrarono ogni sera che la stampa si sbagliava cantando “God Save The Queen” prima che il gruppo salisse sul palco, e urlando per avere dei bis dopo che erano usciti di scena. Centinaia di lettere furono mandate alla Trident ed alla EMI, portando alla creazione di un fan club ufficiale, fondato e condotto inizialmente dalle sorelle Pat e Sue Johnstone, due delle amiche di Roger a Truro. I fans stavano inoltre accorrendo a comprare il nuovo album che volò al quinto posto nelle classifiche, mentre “Queen”, nuovamente pubblicato, raggiungeva la ventiquattresima posizione. Entrambi gli album rimasero in classifica per ben oltre sei mesi. 
Il tour ebbe la sua parte d’incidenti, alcuni causati dai fans, altri peggiorati dal gruppo stesso. All’Università di Stirling il 16 Marzo, esplose una rissa nell’auditorium dopo il concerto, quando i Queen esausti non fecero il quarto bis, e due fans furono accoltellati. Dieci giorni dopo, ad un post-gig party nel loro hotel sull’Isola di Man, gli invitati sbronzi sfasciarono la stanza e le autorità dell’isola dissero ai Queen “Non vogliamo più vedere qui nè voi nè la vostra gente”. 
Il tour si sarebbe dovuto concludere il 31 Marzo con il gig al Rainbow Theatre, nel Finsbury Park di Londra (ndt. David Lloyd dei Nutz ha raccontato che qui Freddie sarebbe corso via dal palco durante il sound check e Brian dovette richiamarlo urlando nel microfono “Come back Freddie, you old tart!”). Comunque, a causa della rissa di Stirling, lo show del 17 Marzo al Barbarella’s nightclub a Birmingham era stato posticipato – apparentemente per permettere di calmarsi agli elementi maneschi presenti trai seguaci del gruppo – e quindi si svolse il 2 Aprile. Qui, rispondendo ad una “sfida” lanciata da Roger Taylor, due membri della road crew ed il cantante principale della band di supporto, i Nutz, aggiunsero confusione all’evento attraversando parecchie volte il palco come per caso. 
Il primo tour americano dei Queen, in supporto di Mott The Hoople, iniziò a Denver il 16 Aprile, ma gli abitanti del posto, non abituati a vedere le loro rock star con abiti in seta di Zandra Rhodes (ndt. disegnatrice di moda, famosa negli anni ’70), unghie dipinte e trucco, all’inizio li considerarono uno scherzo. Gradualmente, però, guadagnarono impulso e approvazione dalla stampa fino al 7 Maggio, quando cominciarono un periodo di sei serate a Broadway. Il luogo designato era il lussuoso Uris Theatre (ndt. oggi si chiama George Gershwin Theatre), famoso per le sue rappresentazioni dei drammi sociali di Tennessee Williams e Rachel Crothers, ma che nella sua storia non aveva mai ospitato un concerto rock. L’intera settimana fu un “tutto esaurito”, i Queen furono sensazionali e le recensioni furono prevalentemente buone. A differenza della loro controparte britannica, la stampa musicale americana non montò mai una campagna di calunnie contro il gruppo. Tuttavia, i fans crearono seccature, causando danni per migliaia di dollari, urinando nell’auditorium e rovinando completamente la bella ed antica tappezzeria buttandoci sopra le loro sigarette. Così, come all’Isola di Man, ai Queen fu detto di non oscurare mai più i marciapiedi di Broadway. 
I Queen avrebbero potuto far fronte a questo dramma – dopo tutto, pagarono per i danni causati da qualcun altro – se non non fosse stato per l’improvvisa abbreviazione del tour. Proprio mentre stavano andando così bene, Brian May collassò per quello che all’inizio si pensò fosse un avvelenamento da cibo. Era molto peggio di quello – un’epatite, provocata dallo stesso ago infetto che aveva causato tutti i problemi alla vigilia del viaggio in Australia. 
Il gruppo tornò in Inghilterra alla metà di Maggio, dopo aver promesso di riprendere il tour americano più avanti nel corso dell’anno. Brian fu portato in ospedale, dove rimase per quattro settimane, inizialmente in una condizione critica. Una volta là poi ci fu una corsa pazza ad immunizzare chiunque fosse venuto a contatto con lui durante gli ultimi mesi. Ciononostante, Brian costantemente rifiutava di vegetare e dal suo letto di malattia lavorava alle nuove canzoni per il prossimo album dei Queen, “Sheer Heart Attack”. 
Una volta che Brian si fu rimesso in piedi, il gruppo cominciò a lavorare in studio. Poi, in Agosto, quando l’album era quasi completato, Brian si ammalò per un’ulcera perforata e fu portato di corsa al King’s College Hospital, dove i chirurghi dovettero operarlo d’urgenza. Uscì dall’ospedale con abbastanza tempo disponibile per sovraincidere quelle piccole sezioni dell’album dove, a causa della malattia, la sua interpretazione non era stata all’altezza della situazione, prima di presenziare ad un ricevimento al Café Royal di Londra il 5 Settembre – giorno del ventottesimo compleanno di Freddie – dove ai Queen fu consegnato il loro disco d’argento per aver venduto oltre 100.000 copie di “Queen II”. Il riconoscimento fu loro consegnato da Jeanette Charles nota come sosia della Regina Elisabetta II, il che fece riflettere Freddie “Sembrava che lo avesse sempre fatto e che ci avrebbe invitati a Buckingham Palace!” 
L’11 Ottobre, due pezzi di “Sheer Heart Attack” furono pubblicati come disco double-A side – Killer Queen e Flick of The Wrist, entrambe scritte da Freddie. Il singolo ricompensò tutto il loro duro lavoro raggiungendo la seconda posizione nelle classifiche britanniche e dando ai Queen il loro primo successo nella Top Twenty negli Stati Uniti. Fu un successo anche in parecchi Paesi europei. In Francia Killer Queen diventò l’inno gay di quell’inverno ed al famoso Piano-Zinc club di Parigi – un’istituzione in cui l’ingresso è libero a condizione che uno si esibisca – dozzine di sosia di Freddie andarono sul palco per eseguirla a cappella, interrompendo lo show ogni notte per parecchie settimane. Il giornalista Alain Lavanne, confessando che quella era la sua canzone preferita, la definì “Una copulazione di chitarre in erezione e vocalizzi vaginali che sprigiona un inebriante profumo proibito prima di esplodere in un orgasmo martellante come un maglio a vapore!” 
Poiché era fuori discussione che tornassero negli Stati Uniti prima degli inizi del 1975, i Queen accettarono un tour britannico di diciotto date che cominciò il 30 ottobre al Palace Theatre di Manchester. Il più delle volte lo show, meticolosamente provato, cominciava in “stile continentale” – l’area del palco immersa nel buio totale, una breve overture, e l’improvvisa materializzazione di Freddie in un singolo fascio di luce per intonare le primissime battute di Now I’m Here prima che il resto del gruppo si unisse a lui. 
Da allora in poi il loro set avrebbe rapidamente guadagnato impulso – fuochi artificiali, ghiaccio secco ed effetti spettacolari dall’enorme nuovo sistema d’illuminazione. Julianne Regan, la graziosa cantante della band ormai sciolta, All About Eve, vide i Queen per la prima volta il 3 Novembre all’Apollo Theatre, a Coventry. Ella disse di Freddie, “Pensai che fosse magnifico, e amavo il modo in cui muoveva i polsi mentre suonava il piano. Era una sacchetto di “After Eight Mints”, champagne, rose rosse, raso e argento – gustosamente volgare e immensamente talentuoso, una quantità di assoluto carisma e l’inarrivabile re delle magiche e meravigliose armonie vocali”. 
Generalmente i fans si comportarono meglio durante questo tour rispetto al precedente, anche se ci furono problemi a Glasgow l’8 Novembre. Era il giorno in cui venne pubblicato “Sheer Heart Attack” ed alcuni fans troppo zelanti afferrarono Freddie mentre si muoveva troppo vicino al bordo del palco, tirandolo a testa in giù nel pozzo dell’orchestra. Fortunatamente rimase illeso, anche se dopo lo spettacolo dieci file di poltrone furono completamente distrutte. Tuttavia, invece di presentare ai Queen il conto dei danni, il manager dell’Apollo Theatre porse a ciascun membro una statuetta d’argento – per la prima volta in assoluto i cartelli “HOUSE FULL” erano stati appesi sui cartelloni. 
Il tour avrebbe dovuto concludersi il 19 Novembre con il gig dei Queen al Rainbow – il solo concerto a Londra – ma tale fu la domanda di biglietti che gli organizzatori aggiunsero uno spettacolo extra per la sera successiva. Entrambi i concerti furono filmati – i trenta minuti “Queen at the Rainbow” furono proiettati nei cinema di provincia nel 1976, a supporto del film “Hustle” di Burt Reynolds, mentre la versione completa fu resa disponibile nel “Box of Tricks” che poteva essere ordinato solo per posta, pubblicato nel 1992 e troppo costoso per la maggior pate dei fans. Inoltre la registrazione rimane difficile da trovare. Voluto per usarlo in un album live, fu archiviato perché la Trident riteneva che i fans che avevano comprato i tre album dei Queen si sarebbero lamentati di essere stati truffati comprando di nuovo le stesse canzoni. 
Effettivamente molti ritenevano che la Trident fosse quella che faceva gli imbrogli. Benchè viaggiassero, alloggiassero, mangiassero e perfino si divertissero in grande stile, i Queen continuavano a percepire ciascuno £80 alla settimana dal loro management, che aveva recentemente acquistato la sua seconda Rolls-Royce! ”La loro era una situazione impossibile” ha dichiarato Barbara Baker, moglie del loro produttore. “Freddie voleva comprare un piano e John Deacon aveva proprio bisogno di £2.000 come deposito per una casetta, dato che stava per sposarsi. E Norman Sheffield avrebbe risposto “Chi credete di essere? Non possiamo darvi denaro!” Per il momento, comunque, fu mantenuta una tregua inquieta. 
Tre giorni dopo il Rainbow, i Queen volarono in Svezia per un concerto a Gotheborg, seguito da appuntamenti in Finlandia, Belgio, Germania, Olanda e Spagna. Ci furono solo dieci spettacoli – alcuni altri dovettero essere cancellati quando il camion della PA fu coinvolto in un incidente – ma ciascuno di questi fu un “tutto esaurito”, i 6500 biglietti per Barcellona furono venduti in appena otto ore, facendo sì che Freddie s’innamorasse della città che alcuni anni dopo sarebbe diventata sinonimo del suo nome. 
I Queen ritornarono negli Stati Uniti alla fine di Gennaio 1975, due settimane dopo il matrimonio di John Deacon con la sua fidanzata di lunga data, Veronica Tetzlaff – e mentre il loro secondo singolo tratto dall’album, Now I’m Here, abbinato con Lily Of The Valley, era entrato nelle classifiche britanniche, dove raggiunse l’undicesimo posto. Questa volta, comunque, ci furono pochi dubbi sul loro successo – tutti e trenta i concerti esaurirono i biglietti con largo anticipo e furono programmati ulteriori appuntamenti mentre il tour si svolgeva, a volte con due esibizioni nello stesso giorno, ed agli inizi di Aprile i Queen attraversarono il confine per due concerti in Canada. 
Per Freddie, che aveva sviluppato un’infezione alla gola dopo dieci giorni di tour – un problema che lo avrebbe afflitto per il resto della sua vita, come conseguenza del troppo urlare sul palco e delle troppe sigarette – l’intera esperienza fu un trionfo della forza di volontà sui problemi fisici. Ci furono momenti in cui i suoi medici gli proibirono di parlare, permettendogli soltanto di cantare, indicazione che egli di solito non tenne in considerazione, ed i Queen furono fortunati che solo pochi appuntamenti dovettero essere cancellati. Il tour terminò a Seattle il 6 Aprile, dopo di che il gruppo volò alle Hawaii – la loro prima vacanza insieme – per rilassarsi in preparazione della loro prima visita in Giappone. 
Freddie, che anche in questi inizi della sua carriera sembrava stesse sviluppando un’avversione circa il parlare della sua vita personale – forse perché cercava costantemente di evitare i sarcasmi della stampa musicale britannica – in Ohio, agli inizi di Febbraio, andò molto vicino a rivelare la sua omosessualità. La stampa americana (e all’epoca anche la controparte britannica) non sapevano assolutamente nulla circa le discrete incursioni post-gig nel mondo gay di ciascuna città o cittadina sul circuito del tour e che, impossibilitato a fare questo in Ohio, aveva “fatto acquisti” da un’agenzia specializzata in tali cose. Così, quando fu intervistato da David Hancock del fortunatamente sconosciuto Record Popwop Mirror, quasi si rivelò quando Hancock fu introdotto nella sua stanza d’hotel con trenta minuti d’anticipo … per trovare Freddie che mentre stava sdraiato su un mucchio di cuscini, veniva servito di tutto punto da tre giovani fustacci muscolosi e poco vestiti. Il reporter – nel suo articolo si riferì a Freddie come “The Quicksilver Girl” (ndt. “quicksilver” significa “mercurio” ma anche “argento vivo”) – era curioso di sapere perché fosse apparentemente incapace di prepararsi un drink o di accendersi le sigarette. Niente fu detto circa il vero motivo per cui i giovani uomini erano là. Freddie disse a Hancock, aspettandosi di essere creduto, “ Sono domestici, caro. Adoro davvero essere accudito – è qualcosa che è cresciuto con me. Voglio dire, non saprei neppure prepararmi una tazza di tea. Sono incapace di farlo, così ho qualcun altro che lo fa per me. Questo è il tipo d’ambiente in cui io vivo, mio caro!” 
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Quando i Queen arrivarono a Tokyo il 18 Aprile 1975, sia “Sheer Heart Attack”, sia Killer Queen erano nelle posizioni più basse delle classifiche giapponesi, ed all’aeroporto furono presi d’assalto da oltre 3000 fans – una cosa che in quei termini non si era verificata in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. “Improvvisamente, noi eravamo i Beatles,” rifletteva Brian “Fummo letteralmente trasportati sopra le teste di questi ragazzi … questa non era una cosa da rock band, questo significava essere idoli degli adolescenti”. 

L’idolatria, in realtà, aveva meno a che fare con il fatto che fossero i Queen che non con l’amore giapponese per le grandi icone effeminate. Le tragédiennes della canzone francese hanno tutte ottenuto là un successo immenso– con l’eccezione della Piaf, che rifiutò di esibirsi in quel luogo per le atrocità commesse in tempo di guerra dalla nazione. Nel 1975, 25 anni dopo il suo ultimo tour del Giappone, la cantante réaliste Damia era ancora presente nelle classifiche con le sue canzoni di suicidio e disperazione. E Freddie, con la sua eccelsa teatralità – un giornale giapponese lo descrisse come “un incrocio tra il Kabuki ed il cinéma muet” – era come Bowie, Elton John, Marc Almond e più tardi Morrissey in ogni senso una “prima donna”, cosa che egli stesso ammetteva. 

Il primo degli otto concerti dei Queen si tenne la sera successiva nell’immenso Budokan da 10.000 posti a sedere, uno stadio solitamente riservato alle arti marziali, dove l’organizzazione aveva rinunciato al normale tipo di security ed aveva assunto trenta lottatori di sumo per impedire ai fans di avvicinarsi troppo al palco. Questi si dimostrarono inutili contro il pandemonioche si creò quando diverse centinaia di ragazze, prevalentemente adolescenti, si alzarono avanzando in un’onda massiccia, abbattendo le fragili poltrone ed arrampicandosi sui lottatori. Poi, nell’istante in cui Freddie alzò la sua mano, come se stesse parando il colpo, arretrarono tutte verso ciò che restava delle loro poltrone. 
Il tour progredì con uguale isteria attraverso Nagoya, Kobe, Fukuoka – “E lo stesso a te, caro!” fu la risposta di Freddie la prima volta che sentì il nome – Okayama, Shizuoka, e Yokohama. Ciascun membro del gruppo aveva la sua personale guardia del corpo, e per la loro stessa sicurezza viaggiavano tra i luoghi dei concerti in auto o furgoni blindati. Ovunque andassero ricevevano regali – a volte fiori, occasionalmente oggetti costosi, come i deliziosi kimonos che indossarono per il loro ritorno al Budokan il 1 Marzo in occasione del loro concerto finale … a quel momento il loro album ed il loro singolo stavano al vertice delle classifiche giapponesi. 

Mentre erano in Giappone, Freddie sviluppò due passioni: l’arte ed i geisha-boys. Jackie Gunn, che ora cogestisce il Queen Fan Club, mi ha detto:  Qualsiasi cosa fosse giapponese, Freddie voleva comprarla. Cominciò con piccole cose che poteva portare attraverso la dogana senza pagare il dazio. Quando diventò più ricco, portò di più. Statuette, dipinti, paraventi, bambole. Tu nominalo, lui l’ha comprato. Un anno comprò a tutti noi dei kimonos nella seta più bella. Era sempre generoso, sempre gentile con i suoi amici”. 

La sua seconda attrazione irresistibile era per il mondo del Ginza, la strada più vitale e colorata di Tokyo, di gran lunga la preferita sia dai turisti che dagli artisti, quasi una Pigalle o una Soho giapponesi. Durante questo e ciascun successivo soggiorno nella città, avrebbe fatto visite discrete alle malfamate ma eleganti kagé-me jaya (case da tea nell’ombra), fondate dopo la Seconda Guerra Mondiale dai GI americani (ndt. G.I.=Government Issue ed era la sigla apposta su tutti i carichi delle forze armate durante la Seconda Guerra Mondiale, in seguito è diventata un nomignolo per i soldati Americani), dove per un compenso adeguato potevano assaggiare le delizie di uno o più geisha-boys i cui nomi apparivano sul menù accanto al cibo. Incontrò il più bravo interprete di personaggi femminili del Giappone, Miwa (Akihiro Maruyama), allora quarantaduenne e squisitamente bello. Conosciuto come la Piaf giapponese, Miwa dirigeva il suo cabaret sulla Ginza, ed alla fine degli anni ’70 cominciò ad aggiungere canzoni di Freddie Mercury al suo esteso repertorio, come tributo alla sua importanza nella comunità dei kagé-me-jaya. 

Secondo Miwa, più di ogni altro cantante Freddie incarnava l’archetipo gai-jin, come gli stranieri sono chiamati in Giappone, poiché gli Occidentali sono solitamente più grandi, meglio piazzati e più irsuti della loro controparte orientale. Ma se qualcuno di questi geisha-boy aveva sperato di aggiungere il nome di Freddie alla lista della sua clientela, sarebbe rimasto assai deluso. Secondo i suoi amici, il cantante non aveva assolutamente alcun interesse amoroso in quelli che egli chiamava “la gente piccola”; semplicemente gli piaceva che si prendessero cura di lui e lo servissero di tutto punto. 
Al ritorno in Inghilterra, i Queen fecero i conti con il crescente peso del loro management e con i problemi finanziari mettendosi immediatamente al lavoro sul nuovo album. Tutti e quattro i membri del gruppo erano profondamente indebitati con le compagnie per il suono e l’illuminazione. John Deacon in particolare trovava particolarmente duro vivere senza stipendio, l’abitare ancora in un monolocale e con un bambino in arrivo. (Suo figlio Robert nacque in Luglio). Pure la loro popolarità non aveva fatto altro che crescere durante il loro periodo all’estero. I lettori di una rivista musicale, Disc, li avevano votati come il miglior gruppo britannico a livello Internazionale e live, e Killer Queen il miglior singolo.
Il 22 Maggio Freddie ricevette un Ivor Novello Aword per la stessa canzone, provocando una rivolta tra gli altri candidati, che non credevano che quelle canzoni pop meritassero tali riconoscimenti. In Belgio la canzone vinse un prestigioso Lion d’Or … tuttavia la flebile scusa della Trident per non essere capace di dare al gruppo un aumento di stipendio era che il gruppo era costato già tanto danaro alla compagnia – appena sotto le £200.000, si lamentavano – per mandarli in giro per il mondo.
Non ebbero quindi alcuna alternativa se non il mettere la questione nelle mani del loro avvocato, Jim Beach. 
All’epoca l’amante di Freddie era David Minns, un uomo con i capelli neri e ben piantato che, per un periodo, aveva lavorato per Paul e Linda McCartney, prima di rivolgere il suo talento verso la music publishing. Minns aveva già preso un giovane cantautore sotto la sua ala: Eddie Howell aveva già pubblicato tre singoli ed un promettente album di debutto, “The Eddie Howell Gramophone Record”. Ora, mentre componeva materiale per il nuovo album dei Queen, Freddie cominciò a mostrare un avido interesse nella carriera di Howell. Dopo aver ascoltato la demo di The Man From Manhattan, una canzone sulla Mafia, Freddie annunciò che gli sarebbe piaciuto produrla. 

Howell fu invitato nell’appartamento di Holland Road, dove Freddie eseguì la canzone solo una volta sul suo pianoforte a coda prima di decidere che avrebbe anche cantato gli accompagnamenti vocali. Non solo questo, Brian May fu convinto a suonare come chitarra principale, ed anche Mike Stone – l’ingegnere di registrazione dei Queen – fu tirato dentro! Le sessioni di registrazione si tennero ai Sarm Studios, ma si trascinarono per quasi una settimana a causa della meticolosa attenzione di Freddie per i particolari – per citare un esempio, una singola nota D che doveva concludere la canzone, mentre un certo numero di altre sarebbero andate bene. Per non essere ostacolato, Freddie spese £ 800 di tasca sua per un corriere motociclista che rovistò nei negozi musicali di Londra finchè non fu trovato un campanello adatto. Poi disse al suo amico, “Se questo non è un successo, caro, dovresti citare la Warner Brothers (ndt. la compagnia che aveva prodotto l'album di Howell)!” Nonostante abbia ottenuto successo in alcune parti d’Europa, il disco causò un costoso flop in Gran Bretagna – non perché fosse fmediocre ma perché il bassista di Eddie Howell non era britannico e non era membro della Musicians Unions, e perciò il disco fu interdetto dai passaggi in radio. 

Alla fine di Agosto i Queen poterono liberarsi dal contratto con la Trident – ma con un costo sconcertante. Allo scopo di registrare direttamente per la EMI, furono costretti a firmare un contratto di distacco dalla Trident, i termini del quale erano un immediato acconto di £100.000 – del quale non avevano neppure una frazione – e l’1% dei diritti per i loro prossimi sei album. Freddie dichiarò al New Musical Express, “Per quanto ci riguarda il nostro vecchio management è defunto. Cessano di esistere per ogni qualsiasi funzione nei nostri confronti. Li lasciamo dietro di noi come si lasciano gli escrementi. Ci sentiamo così sollevati!” La Trident ricambiò gettando l’apparecchiatura PA del gruppo in vialetto fuori dallo studio – sotto la pioggia. 
I Queen inoltre licenziarono il loro addetto stampa, Tony Brainsby, ed aiutati da Jim Beach – oramai un caro amico – cominciarono l’urgente ricerca di un nuovo manager. Dopo alcuni intoppi, scelsero John Reid, che allora amministrava Elton John. Il suo consiglio suonò molto bene: il gruppo doveva lasciare i problemi agli esperti – gli avvocati – ed andare avanti con ciò che gli riusciva bene: far dischi. 

John Reid e Jim Beach iniziarono a negoziare con la EMI e rapidamente la persuasero ad anticipare ai Queen il denaro per pagare il loro debito con la Trident, benchè i loro problemi con la compagnia siano continuati ancora per un po’. L’accordo fu sancito con un ricco party il 19 Settembre al Coliseum di Londra, dove al gruppo fu offerta una raccolta di dischi d’oro e d’argento per tutti e tre i loro album, così come per Killer Queen. 
Al nuovo album dei Queen fu dato il nome “A Night At The Opera”, dal titolo del classico film comico dei Fratelli Marx, ed il suo pre-publicity lo proclamava uno dei più costosi album mai prodotti – al costo stimato di £35.000. Ci vollero tre mesi per registrarlo, in sei differenti studi, e con una grande quantità di tensioni e collera della produzione che il perfezionismo invariabilmente crea. 

Indiscutibilmente, il pièce de rèsistance dell’album era Bohemian Rhapsody di Freddie, una pionieristica sinfonia rock in miniatura, lunga quasi sei minuti, che richiese quasi tre settimane per la registrazione, e che Freddie insistette sarebbe stato il prossimo singolo dei Queen. Il loro management era totalmente contrario all’idea. Era due volte la lunghezza di un singolo medio, dichiararono, e non sarebbe mai stato trasmesso alla radio. Freddie ricordò su Rockline, alcuni anni dopo, “Volevano tagliarla portandola a tre minuti. Io dissi ‘Invece resterà proprio come’è, oppure scordatevela!’ Sarebbe stato un grande flop o un grande successo. C’è sempre un elemento di rischio ed è così che mi piace. E’ ciò che rende buona la musica! 
Il singolo fu pubblicato il 31 Ottobre 1975, con sul retro I’m In Love With My Car di Roger Taylor e piacevolmente confezionato, per la prima volta in Gran Bretagna, in una copertina illustrata con una foto dei Queen – ed il resto è storia, per ripetere un vecchio modo di dire. Il 7 Novembre, sette giorni prima del nuovo tour britannico del gruppo, il singolo e l’album furono eseguiti per la prima volta per i media, in gran parte indifferenti, presso i Roundhouse Studios. L’amico di Freddie Kenny Everett la suonò su Capital Radio di Londra per quattordici volte durante due show consecutivi nel weekend, e la canzone scalò rapidamente le classifiche, mantenendo la prima posizione per nove settimane – battendoil record stabilito nel 1957 da Diana di Paul Anka. 
Kenny Everett ha raccontato la prima volta in cui sentì la canzone: Freddie lo sistemò nell’apparecchio, e questa gloriosa, esagerata meraviglia venne fuori. Ricordo che era insicuro di questo mucchio di genialità – era come se Mozart dicesse che non sapeva se il suo concerto per clarinetto sarebbe stato un successo. Bohemian Rhapsody aveva scritto sopra Numero 1 dalla prima nota”. 

La canzone fece vincere ai Queen il loro primo disco di platino, un British Phonographic Industry Award per Freddie e, se questo non fosse sufficiente, ai Brit Awards del 1977 fu premiata come Miglior Singolo Pop degli ultimi 25 anni insieme con A Whiter Shade Of Pale dei Procul Harum. 

Bohemian Rhapsody stabilì un altro prezioso precedente, una moda senza la quale l’industria pop di oggi sarebbe virtualmente inutile – il video promozionale. Naturalmente, i filmati promozionali non erano una novità nel business della musica. Dall’epoca del jazz americano sopravvivono frammenti mal montati di filmati in bianco e nero, disperatamente fuori sincronia, e la star francese Marie Dubas aveva usato un video-clip nel 1936 per promuovere la sua Mon Légionnaire dalle vendite milionarie, una canzone che Freddie adorava nella successiva versione della Piaf. Oggi tristemente, i video sono troppo spesso più interessanti delle canzoni che promuovono – per esempio Prince Charming degli Adam and The Ants, perde molta della sua magia quando viene ascoltata e non vista. Ma il video dei Queen per Bohemian Rhapsody rappresentò la primissima volta in cui una canzone pop usava quel mezzo. Il contributo di Freddie ad esso fu puro Grand Guignol – mentre curvava il suo esile corpo sul pianoforte a coda in una parodia di Paderewski (ndt. pianista, compositore, politico e diplomatico polacco), incrociando le mani mentre le solleva dai tasti in modo assurdo al livello del suo mento. Il piano originale era che il video dovesse essere usato come un sostituto qualora i Queen fossero stati troppo impegnati con il tour per apparire a “Top Of The Pops”. Fu diretto da Bruce Gower, l’uomo responsabile di “Queen At The Rainbow”, e fu filmato agli Elstree in quattro ore, per appena £ 4500, una semplice goccia nell’oceano confrontata con alcune meno presentabili “imprese eroiche” moderne, ma fu un elemento che dette un importante contributo allo stupefacente successo della canzone nel mondo. “Provate a farlo a casa con il vostro Super-8!” si entusiasmò il DJ Dave Lee Travis, dopo che fu trasmessa la prima televisiva, e fu integrale. Inoltre il video offriva ai Queen qualcosa che non avevano mai avuto prima – un profilo, in questo caso un quadruplo mezzobusto congiunto di loro mentre guardavano fisso verso il riflettore, che diventò quasi sinonomo della loro loro immagine come la chioma di Freddie. 

Il grande mistero che circonda Bo Rap, come è conosciuta con affetto tra i suoi fans, è che nessuno veramente sapeva di cosa parlasse. Per di più, il suo compositore era reticente quando ne parlava, dicendo “Voglio che le persone l’ascoltino, ci pensino, poi decidano da sole cosa significa per loro”. 

La stampa musicale, naturalmente, non poteva lasciarla stare e, quattordici anni dopo la sua pubblicazione, stava ancora cercando di farla a pezzi. Il New Musical Express, parodiando un verso della canzone, ideò una rubrica dal titolo “BISMILLAH…NO! We Will Not Let Him Go: i testi più brutti del mondo”, nella quale gli “esperti” – Freddie li definiva wankers (ndt. =quelli che si masturbano) - in una sfida musicale, denigravano alcuni punti di riferimento come Honey di Bobby Golsboro, Feed The World della Band Aid ed anche Jailhouse Rock di Elvis Presley. 
La canzone di apertura di “A night At The Opera”, Death On Two Legs, causò ai Queen problemi indicibili con il loro precedente management, perché quando il direttore esecutivo della Trident, Norman Sheffield, vide il sottotitolo tra parentesi, “Dedicato a…” ed ascoltò versi come “Succhi il mio sangue come una sanguisuga/Hai preso tutto il mio denaro e ne vuoi ancora!” capì anche troppo bene che erano diretti a lui. Ancora peggiori erano i riferimenti al “topo di fogna” ed al “venditore ambulante” e l’anatema “Ma ora mi puoi baciare il culo, addio!” Non occorre dire che si parlò subito di un’ingiunzione per impedire la distribuzione dell’album – o, almeno, ottenere la rimozione di questa canzone. 
Il gruppo mantenne la sua posizione. Benchè i testi fossero autobiografici, nessun avvocato sarebbe stato capace di dimostrare che costituissero un attacco contro la Trident, anche se fu detto che la EMI aveva pagato alla compagnia una grossa somma di denaro in segreto per convincerli a lasciar cadere la loro azione, cosa che fecero. Gary Langan, un produttore discografico che ha lavorato con i Queen per l’album “Sheer Heart Attack” ed i loro successivi tre album, ha ricordato la seduta di registrazione ed ha raccontato come Freddie si era pian piano adirato fino ad un tale furore che gli uscì il sangue dalle orecchie. Aggiunse “Nessuno crederebbe mai quanto odio e veleno pervadono il canto di quella canzone, lasciate stare i testi”

Il tour annuale dei Queen si aprì all’Empire di Liverpool il 14 Novembre 1975. Questa volta i costumi sarebbero stati più scandalosi che mai e diversi per quasi ogni show, l’illuminazione più spettacolare e costosa, la musica più alta ed evocativa. Alcune sere Freddie indossava uno dei kimonos che aveva portato dal Giappone, oppure soltanto delle tutine multicolore che non lasciavano assolutamente alcunchè all’immaginazione – e facevano sì che molta gente si chiedesse se fosse realmente gay, o stesse solo fingendo. Inoltre fu all’incirca in quel periodo che cominciò a fare cose eccitanti con l’asta del microfono mobile, trasformandola in un accessorio essenziale. Poteva adeguatamente servire come un bilanciere, una chitarra, una mazza da golf, un’ascia, una bacchetta, un attrezzo per esercitare il collo... ed un’estensione del pene! 

Riconoscendo che ormai i Queen erano la band più importante in Gran Bretagna, James Johnson del London Evening Standard intervistò Freddie a Birmingham il 10 Dicembre e gli domandò abbastanza bruscamente se il suo “comportamento effeminato” facesse realmente parte della sua personalità. La risposta del cantante fu ugualmente diretta, e senza alcun “caro” in mezzo. “Mi stai chiedendo se sono bisessuale? Qualora te lo dicessi, distruggerei tutto il mistero. Mi muovo in un mondo artificioso e la gente può trarre le sue conseguenze da quello. Ho una fidanzata con la quale ho vissuto per cinque anni. Ed ho anche dei fidanzati” (ndt. i termini usati sono “girlfriend” e “boyfriends”). Ci fu solo un altro riferimento leggermente velato alle traversie dei Queen con la Trident quando aggiunse, “Devi essere preparato a costruirti una difesa se veramente vuoi avere successo, altrimenti vieni divorato. Io dico sempre che il successo mi ha cambiato perché mi ha reso spietato … tutto il gruppo è diventato più spietato, più calcolatore”. 

Il perfezionismo quasi implacabile di Freddie è un tema che ricorre costantemente nella biografia di David Evans del 1992, “This Is The Real Life”, scritta con David Minns, e basata sugli innumerevoli ricordi di amici, ammiratori e colleghi. Evans, che aveva lavorato per la John Reid Enterprises con il ruolo di general manager, scrisse “Era il tipo d’uomo che sei eccitato di avere come amico, ma sei anche disperatamente sollevato di non doverti svegliare al suo fianco in una mattinata storta.” Gary Langan dei Metropolis Studios, che lavorò con i Queen a quattro dei loro album, ha ricordato nello stesso libro che, a causa del suo umore, Freddie era una persona che incuteva timore. Egli concludeva “Non era una persona molto affabile. Se intendevi diventare suo amico sapevi che sarebbe stato qualcosa su cui dovevi impegnarti … un’amicizia con Freddie non era qualcosa che egli accettasse a prima vista”. 
Nel frattempo, ciascun appuntamento del circuito del tour del 1975 fu un assoluto “tutto esaurito”, e ci furono pochi problemi con i fans. Ci fu un incidente dopo il loro concerto a Newcastle dell’11 Dicembre quando, secondo la polizia locale, “una parte interessata” li aveva informati che il gruppo trasportava droghe. Il loro autobus fu fermato fuori Dundee, dove furono scortati alla più vicina stazione per essere perquisiti. La polizia deve essere rimasta davvero delusa di trovare solo una bottiglietta di pillole per il mal di testa. 
Il 29 Novembre i Queen avevano cominciato una serie di quattro serate all’Hammersmith Odeon di Londra che procurò un tale successo da chieder loro di tornare alla vigilia di Natale, il giorno dopo la conclusione del loro tour, per uno spettacolo che fu trasmesso live sia su “The Old Grey Whistle Test” che su Radio One entrambi della BBC2. L’evento fu doppiamente importante per Freddie e Brian May, i cui genitori erano presenti. Come i loro figli, erano stati, di fatto, vicini di casa per anni e s’incontravano ora per la prima volta. Ne ssuno può indovinare cosa esattamente Bomi e Jer Bulsara pensarono del loro figlio che si comportava in modo ostentatamente effeminato di fronte a migliaia di fans estasiati, per non parlare di tutte le smancerie, e le oscenità di cui infarciva il discorso durante la festa post-gig. In ogni modo, inscenarono un fantastico spettacolo di buone maniere e corretta etichetta che impressionò tutti, e condivisero la gioia del loro figlio quando “A Night At The Opera”, pubblicato il 21 Novembre, raggiunse subito dopo la prima posizione. 
Il tour americano dei Queen, atteso da lungo tempo, cominciò il 27 Gennaio 1976 al Palace Theatre di Waterbury, nel Connecticut, dove il pubblico restò confuso dal loro numero d’apertura, Now I’m Here. I versi furono cantati in modo alternato da Freddie e dall’assistente personale del gruppo Pete Brown che mimava sulla sua voce, con la coppia che stava alle opposte estremità del palco ed indossando costumi identici. Come per la loro precedente visita negli Stati Uniti, ci volle più di una settimana perché il tour decollasse. Freddie rifiutò di socializzare con i dirigenti della compagnia e con i promotori discografici, frequentando solo le feste post-gig che egli aveva organizzato, e né Bohemian Rhapsody né “A Night At The Opera” ottennero un numero sufficiente di passaggi in radio, ma a questo fu posto rimedio dopo il 5 Febbraio, quando i Queen suonarono nel primo dei quattro gig al Beacon Theatre di New York. Il singolo raggiunse il nono posto nelle classifiche e l’album il quarto. Inoltre, mentre si trovavano a New York incontrarono casualmente Ian Hunter di Mott The Hoople, che li persuase a collaborare a You Nearly Done Me In, una delle tracce per il suo futuro album solista. E verso la fine del tour da 33 appuntamenti, ricevettoro la gradita notizia che tutti e quattro i loro album erano in quel momento nelle classifiche britanniche. 
Dopo l’America, i Queen volarono in Giappone per 11 concerti. Avevano imparato la pronuncia di alcune frasi in giapponese, e andarono molto vicini a causare un tumulto al Budokan la prima volta in cui Freddie ne pronunciò una. Dal Giappone volarono in Australia, per una parte del loro contratto che erano stati riluttanti a sottoscrivere. Questa volta, comunque, ci fu solo entusiasmo. Il volgare presentatore televisivo non si fece vedere, ciascuno dei loro otto concerti aveva esaurito i biglietti con settimane d’anticipo, e sia il loro album che il loro singolo stavano dominando le classifiche. Ritornarono in Inghilterra per cominciare a lavorare al loro prossimo album verso la fine di Aprile 1976, ed il 29 Maggio Brian May sposò la sua innamorata, Chrissy Mullen, alla Roman Catholic Church di Barnes. 
Intorno a questo periodo i giornali britannici cominciarono a speculare sulle crepe che si diceva fossero cominciate ad apparire nella relazione di Freddie con Mary Austin – secondo i tabloids perché egli recentemente le aveva confessato la sua bisessualità. Questo, e le ulteriori insinuazioni giornalistiche sul fatto che Mary stava cominciando a trovare Freddie un imbarazzo potevano naturalmente essere pura invenzione. Durante l’estate del 1976 le stravaganze di Freddie non erano più eccessive di quando Mary lo aveva incontrato per la prima volta, anni prima – ed anche dopo la loro separazione meticolosamente pianificata, la coppia continuava a frequentarsi per quanto permettevano il frenetico viaggiare dei Queen e il programma di registrazione. 

Freddie doveva così tanto a questa donna, ed in futuro la sua generosità verso di lei sarebbe stata immensa e, per quanto possibile, tenuta segreta ai media. Egli e Mary avevano deciso di avere ciascuno il proprio spazio mentre i Queen erano in tour. “Ho vissuto nello stesso piccolo appartamento a Kensington per secoli” disse a James Johnson dell’Evening Standard. “Così ho telefonato dall’America a Mary, la mia fidanzata, e le ho chiesto di trovare un posto per noi”. 

Freddie si era recentemente trasferito in un altro appartamento in Stafford Terrace, ma quando Mary gli mandò le fotografie di Garden Lodge, una enorme villa georgiana in Logan Place a Kensington, posta in un giardino semi-coltivato di un quarto di acro (ndt. circa 1000 metri quadri), ma al tempo stesso il tutto mantenuto segretamente nascosto dietro un muro alto dieci piedi (ndt. circa 3 metri), egli immediatamente l’autorizzò a comprarla, spendendo £ 500.000 in contanti. Al tempo stesso Freddie comprò un lussuoso appartamento per Mary, e per l’ennesima volta cercò di persuadere i suoi genitori a permettergli di comprare loro una proprietà più sostanziosa del modesto seminterrato di Feltham che avevano occupato dal 1964. In modo caparbio essi rifiutarono la sua generosità ancora una volta, rendendosi appena conto di quanto questo ferisse i sentimenti di Freddie. Rusi Dalal, un portavoce della comunità Parsi ed amico dei Bulsara, in seguito spiegò il loro imbarazzo: i genitori di Freddie erano infelici per la sua omosessualità. Essere gay non è accettato nella nostra religione, che, mentre abbiamo così pochi credenti, può solo essere trasmessa di padre in figlio. E poiché normalmente gli uomini gay non hanno figli – beh, lì sta il problema.” 
Garden Lodge era stata costruita come uno studio d’artista enormemente esteso per gli Hoares, una ricca famiglia di banchieri, e Freddie naturalmente non poteva resistere al riferirsi alla sua nuova casa come “The Hoare House”, anche se sorprese gli amici annunciando che, almeno per il momento, non vi sarebbe andato a vivere, dicendo “Perché dovrei quando ho un appartamento bello e confortevole? 
A Garden Lodge Freddie cominciò un programma quadriennale di ristrutturazione estremamente costoso, trasformando un’anonima, antiquata, vecchia casa in un’accogliente, ariosa, splendida residenza, con otto stanze da letto, quattro bagni, uno spogliatoio con pareti multi-specchio, e perfino una galleria dei cantanti –facendo sì che venisse soprannominata “la Graceland del Glam Rock” da un reporter in visita. Le pareti di tre stanze del piano superiore furono abbattute per formare la stanza da letto di Freddie, ed aggiunse una corpertura a cupola illuminata che creava ogni tipo di suggestivi effetti speciali. Il suo letto imperiale era così pesante che dovette essere issato fino alla stanza con una grù, ed i congegni per questa sola stanza si dice che siano costati oltre £ 30.000. 

Garden Lodge può essere stato l’argomento di conversazione scelto da Freddie durante la sua intervista con l’Evening Standard, che fu condotta alla vigilia del concerto gratuito dei Queen in Hyde Park. Purtroppo, questo era un periodo in cui la maggior parte dei giornalisti era realmente interessata solo all’aspetto “E’ o non è?” della sua persona, particolarmente quando si presentava, come allora, vestito con un completo di raso bianco che era così stretto in vita che dovette sbottonarsi la parte superiore dei pantaloni per sedersi, con calzini in lurex intonati, e con le unghie di una mano laccate di nero. Nonostante ciò, mentre accentuava il comportamento effeminato in qualsiasi aneddoto e gesto, come Marc Bolan e Johnny Thunders, riusciva con successo a farsi passare per un eterosessuale imprigionato in un personaggio glam rock esageratamente estroverso. 
Un esempio di come Freddie ingannava i media capitò quando James Johnson gli domando se lui e Mary si sarebbero mai sposati. Non c’era alcun indizio che una tale unione non potesse realizzarsi, bensì era quasi un’aspirazione, “Anche se siamo molto vicini, non credo proprio che arriveremo a sposarci per un po’. Il matrimonio è il tipo di responsabilità che non voglio a questo punto della mia carriera”. Tutto ciò permise a Johnson di saltare alla conclusione, verso la quale Freddie lo aveva manipolato: “Il turbine del successo che ha afferrato l’esotico cantante dei Queen è tale che non c’è più tempo per le bellezze della vita, come cercare casa o sposarsi”. 

Alcuni anni più tardi, quando la loro separazione era da lungo tempo di pubblico dominio, Mary disse alla stampa “Più conoscevo Freddie, più m’innamoravo di lui. Non hai bisogno di un pezzo di carta per essere sposato. Il nostro matrimonio era nel cuore. Non mi sono mai sentita così per nessuno, né prima né dopo”. Comunque, dopo la sua morte, sarebbe stata un po’ più franca, dicendo al suo amico David Wigg che sarebbe stata gelosa se Freddie avesse avuto relazioni eterosessuali, ma che non poteva sentirsi così per qualcosa che non capiva. “Mi resi conto che non potevo più averlo fisicamente” avrebbe spiegato, “ma potevo continuare ad amarlo mentalmente. Ero abbastanza forte da accettare che fosse bisessuale o gay, e questo non m’impedì mai di amarlo. Non ho mai visto i suoi fidanzati come una minaccia”. 

Così, Freddie scherzava su come Mary avesse protestato del suo tenere un piano verticale vicino al letto – così da poter comporre nel cuore della notte, se necessario – aggiungendo più seriamente: “Tutti i miei amanti mi hanno domandato perché non potevano sostituire Mary. Ella è il solo vero amore che ho, e non voglio nessun altro. Per me, ella è mia moglie secondo la legge comune (ndt. il termine usato è “common-law wife”). Per me, era un matrimonio. Non potrei innamorarmi di un uomo nel modo in cui m’innamorai di Mary, e l’amerò finchè esalerò il mio ultimo respiro. 

Durante i primi due giorni di Settembre 1976, i Queen parteciparono al Festival Scozzese della Musica Popolare dando due concerti al Playhouse di Edimburgo, recentemente messo a nuovo. Dieci giorni dopo, suonarono in uno show all’aperto al Castello di di Cardiff sotto una pioggia quasi torrenziale senza che un solo fan lasciasse il luogo del concerto, ed il 18 Settembre – il sesto anniversario della morte di Jimi Hendrix – si tenne il loro leggendario concerto gratuito in Hyde Park a Londra. 
Il concerto fu pubblicizzato come il modo dei Queen d’esprimere la loro gratitudine verso i fans britannici per averli sostenuti negli ultimi anni. Nel complesso il concerto era stato orchestrato da Richard Branson, il fondatore della Virginia Records, non un’impresa facile, tenuto conto che le condizioni imposte dalle autorità del Parco erano severe: tempi esatti d’inizio e fine, senza sconfinamenti, assolutamente niente alcol e le più rigide misure di sicurezza. Neppure al gruppo fu permesso di arrivare sul posto con le proprie auto. Perfettamente vestiti per lo spettacolo, furono fatti entrare di nascosto attraverso i cancelli nel retro di un furgone della lavanderia, per quello che sarebbe stato il più grande evento pop di Hyde Park dall’elogio funebre dei Rolling Stones per il loro batterista annegato, Brian Jones, di sette anni prima. 

Non tutti, comunque, erano fiduciosi nel successo dei Queen. Harry Doherty, un giornalista che aveva descritto i loro concerti di Edimburgo come i migliori a cui avesse mai assistito (e che nel 2011 pubblicò questo bel libro - 40th years of Queen), disse alla rivista rock francese More, “A dispetto del loro ovvio talento, non sono affatto convinto che ce la faranno. Per prima cosa è troppo grande. Secondo, i Queen non sono ancora abbastanza importanti. Finiranno per rendersi ridicoli!”. Fu dimostrato che Doherty si sbagliava dalla presenza stimata(!!??) di 200.000 fans, considerevolmente di più di quelli presenti per gli Stones, che si adunarono nel luogo del concerto per ascoltare con pazienza i cantanti di supporto i Supercharge, Steve Hiliage e Kiki Dee – “Sarebbe troppo complimentoso da parte mia, descrivere uno qualsiasi di loro come superiore alla mediocrità” osservò Doherty – prima di acclamare Freddie mentre si pavoneggiava sul palco sulle note di Procession (ndt. ma non è White Man?), indossando una calzamaglia bianca. “Benvenuti al nostro picnic sul Serpentine!” trillò, prima di lanciarsi in Keep Yourself Alive (ndt. seconda inesattezza: lo dice prima di Sweet Lady). Più tardi durante lo show indossò una calzamaglia nera completa di una patta decorata con diamanti (ndt. il temine usato è “diamanté codpiece”) – ma non ci sarebbe stato alcun bis, nonostante il massiccio ruggito di approvazione che saliva dopo ciascuna canzone, particolarmente dopo Tie Your Mother Down di nuova composizione, e la malinconica You Take My Breath Away, che cantò da solo, accompagnandosi al piano.
Il concerto fu trasmesso live da Kenny Everett, su Capital Radio, e filmato per essere incluso in un documentario sui Queen ed essere trasmesso più tardi dalla BBC, così la polizia non lasciò loro possibilità.

Freddie era stato istruito che se fosse rimasto sul palco oltre lo spazio di 100 minuti concesso al gruppo, sarebbe stato ritenuto personalmente responsabile ed arrestato. In realtà questo non sarebbe stato possibile, esattamente in tempo, la corrente fu staccata, ed anche la folla dovette uscire da Hyde Park nella quasi totale oscurità. 
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Capitolo 4: Da Groucho Marx a New Orleans

Per i Queen un trionfo seguiva l’altro: due singoli hit in Gran Bretagna e negli Stati Uniti (You’re My Best Friend e Somebody To Love di genere gospel), ed un album che raggiunse la prima posizione in Gran Bretagna e la quinta in America. “A Day At The Races”, così chiamato da un altro film comico dei Fratelli Marx, fu pubblicato con grande sfoggio di pubblicità il 10 Dicembre 1976.
Il lancio stampa avvenne sei giorni dopo a Kempton Park, quando una delle corse fu sponsorizzzata in suo onore e fu vinta da John Francome su Lanzarote. Ed ancora il gruppo veniva criticato dalla stampa musicale. “Troppo costruito sistematicamente, troppo sarcastico, troppo basato sulle astuzie usate come sostituto dell’ispirazione” reputava Sounds.

Il 1 Dicembre, i Queen involontariamente contribuirono a creare un pezzo di storia della televisione, quando impegni di lavoro li costrinsero alla cancellazione all’ultimo momento di un’apparizione al talk show di Bill Grundy “Today”. Alla EMI fu chiesto di fornire un’alternativa, e scelsero il loro ultimo acquisto punk, i Sex Pistols, senza dubbio il più sopravvalutato, controverso e molto probabilmente privo di talento interprete del loro tempo. In quello che deve essere stato il momento più umiliante della sua carriera, Grundy fu, per tutta l’intervista, incapace di fermare la tirata di linguaggio osceno e comportamento atroce che portò così tante lamentele da parte degli spettatori che i Sex Pistols furono scaricati dalla EMI, e a Grundy, lo spettatore innocente, fu detto di andarsene.
Alla fine dell’anno, il Queen Fan Club pubblicò la sua primissima “biografia” del gruppo. Era poco più di un opuscolo, ma conteneva alcune eccellenti fotografie, quattro splendidi ritratti di ciascun singolo membro del gruppo, una lista di tutti i loro premi ed esibizioni fino a quel momento, i questionari individuali. Così i fans poterono imparare che a Brian May piaceva Nathalie Wood ma detestava Johnny Mathis, che la rivista preferita di John Deacon era Men Only, e che Roger Taylor odiava “il 98% della musica registrata oggi”. Alcune delle risposte di Freddie, naturalmente, erano tipicamente scandalose: 

Capelli / Occhi: Nero notte / Castano lucente 
Film preferito: Qualsiasi cosa con Mae West 
Cibo preferito: Nettare 
Bevanda preferita: Champagne in una scarpetta di cristallo 
Cosa facevi prima di cominciare a suonare da professionista?: Un poseur (ndt. =persona che agisce in modo lezioso per fare impressione sugli altri) di Kensington 
Il tuo sogno?: Rimanere la divina, attraente creatura che sono 
Talento speciale oltre la musica: fare la checca 

Il 13 Gennaio 1977, con temperatura sotto zero, i Queen cominciarono un tour degli Stati Uniti di oltre quaranta appuntamenti, all’Auditorium di Milwaukee, inizialmente supportati dalle band oggi dimenticate Head East e Cheap Trick, poi dal gruppo irlandese Thin Lizzy. Nel tentativo di sfruttare il Giubileo d’argento della Regina che cadeva più tardi quell’estate, i promotori lo pubblicizzarono come “The Queen Lizzy Tour””! 

In America Bohemian Rhapsody fu eseguita nella sua interezza per la prima volta – rimpiazzando la poderosa sezione vocale multi-stratificata con un nastro di rinforzo ed uan esibizione di fuochi artificiali mentre il gruppo riceveva gli applausi.
Durante i primi giorni del tour, comunque, i Queen furono oggetto di una spietata campagna di calunnie da parte della stampa musicale americana, che in modo momentaneo fu quasi deliberatamente incurante del loro talento quanto la sua controparte britannica. Qualsiasi cosa eseguissero, dicessero e facessero, il loro aspetto e le vite personali furono contestati nel modo più corrosivo, mentre i Thin Lizzy furono lodati all’incredibile anche dai critici che non erano andati ai loro concerti.
L’inganno fallì, comunque, quando molte migliaia di entusiasti del rock, che non erano fans di alcuno dei due gruppi, cominciarono a radunarsi nei luoghi dei concerti per pura curiosità – solo per uscirne Queen-dipendenti cronici. 

Mentre erano a Los Angeles per due spettacoli al Forum il 3 ed il 4 Marzo, i Queen ricevettero una chiamata da Groucho Marx, che li invitava per il tea nella sua casa di Hollywood. La stampa temporaneamente rimandò i suoi attacchi. Se Groucho poteva entusiasmarsi per questo gruppo di estroversi inglesi, allora potevano farlo anche loro per ora, in modo da non offendere una delle loro istituzioni nazionali. I giornalisti si radunarono a Beverly Hills per testimoniare questa scena veramente straordinaria. L’anziano comico, nell’ultimo anno della sua vita, aveva già mandato al gruppo un telegramma in cui si congratulava con loro per il successo di “A Night At The Opera” ed ora fu fotografato mentre indossava il giubbotto del tour “Queen II” che il gruppo gli aveva regalato insieme con un disco d’oro onorario.
Ci fu anche un recital improvvisato quando Groucho canticchiò un paio di successi dei suoi vecchi film, ed i Queen cantarono, nel suo soggiorno, ’39 di Brian May, a cappella. 

Tornati in Inghilterra, comunque, i Queen furono ancora perseguitati dalla stampa musicale, anche se questa volta ci fu una piccola consolazione nel fatto che non erano soli. I Led Zeppelin, i Genesis, e i The Who furono dichiarati “superati” sulla scia dell’orrenda esplosione punk, e quando il peraltro eccellente singolo dei Queen Tie Your Mother Down raggiunse solo la trentunesima posizione nelle classifiche, fu puntualmente suonata la campana a morto. Il fatto che i Queen fossero il simbolo di tutto ciò che questa improvvisa cacofonia di volgarità non faceva: melodia, testi comprensibili, gusto, eleganza e sensibilità, non contava molto per molti giornalisti rock. Né contò l’abitudine di Freddie di brindare alla salute del pubblico con lo champagne e dire arguzie come “La gente vuole l’arte. Vogliono lo showbiz. Vogliono vederti correr via nella tua limousine!” 

Quest’ultima affermazione costituì la base dell’intervista di Freddie con Tony Stewart del New Musical Express, (che trovate QUI - Quest'uomo è un idiota)un incontro che fu riempito con esplicite e malevole digressioni che ricordavano le infami contese Hedda Hopper – Louella Parsons degli anni Trenta e Quaranta.
L’incontro fu organizzato dal nuovo personal manager di Freddie, Paul Prenter, un ventiseienne irlandese che era stato presentato da John Reid e che, benchè all’epoca fosse un buon amico, avrebbe causato una gran quantità di dolore in futuro. 

Non è esattamente noto perché Freddie abbia accettato una tale intervista, tenedo conto che nessuno dei due uomini sopportava la vista dell’altro. Potrebbe benissimo essere che la sua unica intenzione fosse vendicare se stesso ed i Queen per il disprezzo inflitto loro dalla stampa musicale negli ultimi anni, ed in particolare da questo giornalista che aveva già archiviato Freddie come “Un intrallazzatore del rock’n roll che usa la sua band come veicolo per una elaborata esibizione di narcisismo.” Se fu così, quasi funzionò. Freddie fece il massimo per far sentire Stewart a disagio, insistendo che la sua corpulenta guardia del corpo fosse presente per tutta l’intervista, ed intimidendolo ad ogni opportunità. “Evidentemente è determinato a farmi sentire subalterno a lui” osservò Stewart. 
Le lagnanze cominciarono entro pochi minuti, quando Freddie disse al suo antagonista “Tesoro, se tutto ciò che leggi riguardo a me sulla stampa fosse vero, non starei seduto qui a parlare con te oggi. Sarei troppo preoccupato del mio ego!” Poi, aggiungendo che stava vivendo la sua vita al massimo, attaccò “Spero che quando avrai migliorato la tua posizione anche tu ti divertirai!” Quando Stewart criticò i Queen per il loro abbigliamento di scena e le esibizioni sfavillanti, Freddie ribattè con un provocante “Cosa ne sai di showbusiness? Puoi immaginare di fare il tipo di cose che abbiamo scritto, come Bohemian Rhapsody e Somebody To Love, in jeans, senza alcuna presentazione?” 
Stewart certamente dette l’impressione di conoscere poco di cultura quando, discutendo del progettato tributo di Freddie al grande danzatore russo Vaslav Nijinsky, suggerì che la maggior parte dei fans rock, come lui stesso, avrebbero probabilmente pensato che Nijinsky fosse un famoso cavallo da corsa, aggiungendo che in ogni caso egli non era qualificato per recensire il balletto.
Freddie ribattè con un sarcastico “Cosa ti fa pensare di essere qualificato per farlo con il rock’n roll?” Il vero veleno affiorò, comunque, quando furono fatti gli inevitabili confronti tra la stampa musicale britannica e quella americana. “Gli Americani non hanno lo stesso tipo di pregiudizi” osservò Freddie aspramente. “Se essi possono farlo, perché cazzo non può farlo la gente quaggiù? Avete una mentalità troppo ristretta. Siete dei dannati bastardi arroganti che proprio non vogliono imparare. Non volete che vi si dica nulla. Vi sembra di sapere tutto prima ancora che accada!” 

Il suo era un punto di vista molto valido. Il giornale si prese la sua rivincita, comunque, titolando l’articolo “Quest’uomo è un idiota?” ed insultando l’intelligenza di Freddie con l’aggiunta di digressioni che egli giudicò “ignorante come un maiale”, tipo “Se mai incontrassi Margot Fonteyn giù al Rainbow, le offrirei una pinta di birra!” Egli fu ulteriormente esasperato dal commento gratuito e abbastanza inutile di Stewart, “Le sue (di Freddie) dita grattavano vigorosamente i capelli, come in cerca dei pidocchi”.
Ancora peggiore fu l’osservazione acida “In questa atmosfera iconoclasta non c’è niente di più ridondante, o privo di significato, di una ballerina che si atteggia brindando con il pubblico, come fa Mercury dicendo “Auguro a tutti voi di avere champagne a colazione!” Freddie andò su tutte le furie, e giurò che non avrebbe mai più parlato con la stampa musicale. 

I Queen tornarono a casa verso la fine di Marzo, tuttavia ebbero poco tempo per riposarsi prima di partire per Stoccolma, agli inizi di Maggio, per cominciare un breve tour europeo. Qui, Freddie indossò per la prima volta il suo famoso costume “L’Après-Midi d’un Faune”. L’idea era stata concepita dallo stesso Nijinsky per i balletti russi del 1912, e Freddie lo copiò amorevolmente fino all’ultimo dettaglio, facendo sollevare più di un sopracciglio nel gruppetto di reporter riunito dietro le quinte all’Ice Stadium che, per ovvie ragioni, non riusciva ad allontanare lo sguardo dal suo cavallo, con la battuta “E’ tutta roba mia, tesori. Non ci ho messo nè i calzini, né una bottiglia di coca!” Poi balzò sul palco, eseguì qualche piroetta, ed il pubblico impazzì! Scrivendo la sua recensione dello spettacolo, uno di questi giornalisti tracciò un confronto tra Freddie e la sua attuale seconda immagine applicando a Freddie, la stella, quello che Jean Cocteau aveva scritto di Nijinsky, l’uomo: “Da un lato del sipario era una meraviglia di grazia, dall’altro uno straordinario esempio di forza e debolezza …" 
I Queen persero il conto dei riconoscimenti ricevuti durante questo tour europeo, che culminò in un superbo concerto allo Sporthalle di Basilea il 19 Maggio. Due sere prima ad una festa in barca che seguiva il loro spettacolo all’Ahoy Hall di Rotterdam il gruppo era stato premiato con ben 35 dischi tra argento, oro e platino per le vendite record nella sola Olanda. 

La stravaganza era l’ordine del giorno quando i Queen tornarono in Gran Bretagna per un tour che si concluse con due concerti all’Earls Court di Londra il 6 ed il 7 Giugno. Un’insegna, decorata con l’annuncio “QUEEN IN CONCERT”, fu appesa sulla facciata dell’edificio ed immediatamente provocò il più sciocco dei litigi tra il Sindaco di Hammersmith e John Reid. Il Sindaco, avendo visto il cartellone, veramente credette che la Regina avesse stabilito di fare un’apparizione personale come parte dei festeggiamenti del Comune per il Giubileo, e che qualcuno avesse dimenticato di dirglielo! Quello che accadde dopo, comunque, fu ancora più ridicolo, perché qualcuno dell’ufficio del Sindaco contattò veramente Buckingham Palace e domandò una spiegazione.
Poi, avendo appreso la verità, il Sindaco fece una sciocchezza ancora più grande telefonando a John Reid e chiedendo di rimuovere l’insegna in quanto poteva confondere il pubblico. In verità fu Freddie che rispose per conto di Reid, dicendo “Digli che la toglierò io stesso, caro, e soffocherò l’omino sciocco con essa!” 

All’Earls Court i Queen rivelarono orgogliosamente la loro nuova creatura – un apparato d’illuminazione da 5000 libbre (ndt. 2.268 Kg), a forma di corona e che misurava 54x26 piedi (ndt. 16,5x7,9 metri), che si alzò lentamente dal palcoscenico, svelando il gruppo in una spettacolare fantasia di raggi abbaglianti. Negli anni successivi ci sarebbero state parecchie di tali corone costruite per viaggiare, ma questa prima fu la migliore e la più dispendiosa – costando al gruppo la bella cifra di £ 50000. Ed alla fine di ogni concerto, migliaia di palloncini rossi, bianchi e bleu venivano liberati in mezzo al pubblico per commemorare il Giubileo d’argento della Regina.
La stampa musicale attaccò i Queen per la loro “inutile stravaganza” ed inoltre dette una frecciata alla loro musica, incurante del fatto che i 36000 biglietti erano stati venduti a tempo di record. Ciò che assolutamente non menzionò fu che il gruppo aveva donato i proventi del loro secondo concerto più la colletta di un post-gig party tenuto in una grande tenda ad Holland Park - si dice £ 100000 – al fondo per il Giubileo. 
Il gran rispetto ed il patriottismo dei Queen erano molto diversi dal comportamento vergognoso dei loro rivali, i Sex Pistols – dato che mentre c’erano spettacoli sfarzosi di massa e feste di strada in ogni parte della Gran Bretagna e del Commonwealth, il loro altamente offensivo “God Save The Queen” volò nella Top Ten ed il loro manager, Malcom McLaren, offrì una festa in barca sul Tamigi alla quale intervennero centinaia di fans che indossavano delle T-shirt sulle quali la loro Sovrana portava uno spillo nel naso. Poche settimane dopo, mentre i Queen stavano lavorando al loro nuovo album ed i Sex Pistols erano in uno studio adiacente per registrare il loro album “Never Mind The Bollocks”, Freddie incappò nel loro frontman, Sid Vicious, un individuo completamente sgradevole, omofobico in modo virulento, che non lo sopportava. Freddie ebbe l’ultima parola, comunque, quando Vicious – riferendosi al costume di Nijinsky – dichiarò sarcasticamente “Così, hai poi veramente portato il balletto alle masse!” Veloce come un lampo, Freddie replicò “Ah, Mr. Ferocious. Beh, stiamo ricercando il meglio, caro!” - (QUI il racconto dell'evento - Freddie ti presento Sid!)

La stavaganza era all’ordine del giorno il 5 Settembre 1977 quando Freddie festeggiò il suo 31° compleanno al ristorante Cherry Brown’s ‘hip’Country Cousin sulla elegante King’s Road di Londra. La sontuosa festa fu organizzata dal suo amante David Minns, che in seguito ha confessato che la voce più costosa del conto non furono il cibo o le bevande, ma le migliaia di fiori che decoravano l’edificio da cima a fondo. Freddie aveva insistito per avere le orchidee perfino nei gabinetti. 

Ciascuno dei 150 inviti fu scritto a mano da Freddie e portava l’istruzione “Dress to kill!” La lista degli invitati, un vero e proprio “Chi è Chi” di famosi e perversi (ndt. nella traduzione si perde il gioco di assonanze “famous and infamous”), includeva anche quasi tutte le personalità delle compagnie discografiche d’Inghilterra, alcuni dei quali erano abituati al comportamento scandaloso e talvolta spregevole dei loro assistiti. Nonostante ciò, gli scherzi grossolani di Elton John e dell’amico di Freddie, Kenny Everett, furono innocui al confronto con quelli del divo americano, Divine, un‘altra grande stella morta troppo giovane. Freddie aveva ed avrebbe seguito la carriera cinematografica e discografica di Divine con grande entusiasmo e, dopo che il suo amico si era guadagnato il nomignolo di “la più oscena persona vivente”, disse ad un reporter francese “Chiunque possa mangiare vera merda di cane, caro, semplicemente deve essere una leggenda!” Ebbene, l’attore, del peso di 340 libbre (ndt. 150 Kg), in minigonna, inscenò uno spettacolo tutto suo. Avendo ordinato all’incantatrice di serpenti, quasi nuda, ingaggiata da Minns come parte del divertimento della serata, di sdraiarsi su un tavolo, con le gambe divaricate, sbraitò “Ed ora, dolcezza, per l’orgasmo di una vita!” prima di ‘eiaculare’ l’intero contenuto di una magnum di champagne sul corpo della ragazza. Freddie ringraziò con un allegro, “Grazie, Divi. Sono così felice che tu sia potuto venire!” 

A parte l’ilarità, comunque, la relazione di Freddie con Minns era in pessime condizioni, e si sarebbe solo deteriorata ulteriormente quanto più in alto saliva la sua speciale stella. Come Mary Austin e parecchi altri, Minns non poteva accettare di assumere un ruolo di secondo piano mentre il suo bello dormiva in giro indiscriminatamente. “Non potevo odiarlo” disse nel libro scritto con David Evans. “ma neppure prendere in giro me stesso sul fatto che saremmo mai stati nuovamente i migliori amici. La nostra stretta amicizia era un capitolo chiuso.” 

Secondo Paul Prenter, la relazione terminò subito dopo, durante un viaggio a Miami, quando Freddie cominciò a fare gli occhi dolci all’ottimo giovane ballerino americano, Dane Clark, che una volta aveva lavorato come assistente di Elton John e costumista. “Minns urlò con Freddie, chiamandolo ‘sfacciata sgualdrina’”, ha ricordato Prenter, spiegando che nell’ascensore dell’hotel Minns aveva cominciato a percuotere Freddie sulla testa con una scarpa, solo per essere colpito sui denti. Il cantante, evidentemente per nulla intimidito, era poi uscito sulla spiaggia con la sua ultima conquista che poi assunse come suo costumista, una posizione che Clark mantenne fino al 1982. 
Anche gli altri amici hanno parlato di come erano stati spinti a tenere una distanza più adatta quando la combinazione potenzialmente letale di temperamento artistico e fama cominciò ad assumere la sua altezza, alimentata da quei fedeli alleati dei mostri sacri: sesso, alcol, droghe ed una grave nevrastenia causata dalla interminabile ricerca, evidentemente infruttuosa, di Mr. Perfezione. 

Il comportamento di Freddie causò problemi per il gruppo, ma non per John Reid, come è stato insinuato. David Evans ha detto “i Queen e John Reid stavano insieme esattamente perché Freddie era gay. Erano due gay che lavoravano molto bene insieme. I tre ragazzi, comunque, si sono sempre sentiti a disagio con l’omosessualità di Freddie. Non ne erano spaventati, solo preoccupati. Non sapevano come trattarla.” 

Come risultato del relativo fallimento del loro ultimo singolo, i Queen pubblicarono il loro primo EP (ndt. =Extended play ovvero minialbum), Good Old Fashioned Lover Boy, che raggiunse solo il 17° posto nelle classifiche, mentre il singolo di debutto di Roger, I Wanna Testify, fu un completo fallimento. La collaborazione di Brian con Lonnie Donegan – che suonò in due tracce dell’album di di ritorno al successo della star della musica skiffle, “Putting On The Style” – andò un poco meglio, anche se questi progetti solisti spinsero solo i tabloid ad inventare le voci sul fatto che il gruppo stava per sciogliersi perché era incapace di affrontare la competizione del punk. 

Il ‘problema’ dei Queen fu efficacemente risolto dalla pubblicazione in Ottobre della ritmata We Are The Champions di Freddie con sull’altro lato la ugualmente inneggiante We Will Rock You di Brian, una canzone che fu considerata importante esattamente come il lato A, con il risultato che entrambi i pezzi ottennero un ugual numero di passaggi in radio in Gran Bretagna, dove il disco raggiunse la seconda posizione nelle classifiche, e negli Stati Uniti dove raggiunse il quarto posto, il più grande successo dei Queen là fino a quel momento. We Will Rock You divenne l’inno dei New York Yankees, mentre We Are The Champions rimane la più suonata canzone dei Queen, ed è regolarmente cantata sulle gradinate dai tifosi di football in tutto il mondo, inoltre è stata inserita nelle gare televisive di fitnes e forza come “Gladiators” e “The Krypton Factor”. Freddie avrebbe detto spesso “E’ la canzone più egotistica ed arrogante che io abbia mai scritto”. Il video, diretto da Derek Burbridge, fu registrato al New London Theatre – una scelta di Freddie, perché era qui che nel 1972 Marlene Dietrich aveva filmato il suo unico e solo spettacolo televisivo - invece di assumere delle comparse per formare il pubblico, furono portati là fans da tutta l’Inghilterra. Dopo le riprese, come segno della loro riconoscenza, i Queen offrirono loro un concerto gratuito. 

Pochi giorni dopo i Queen poterono sciogliere completamente i loro legami con la Trident comprando la clausola dell’1% dei diritti, presente nel loro contratto di rescissione. Inoltre, emerse che i Queen stavano incontrando difficoltà con il loro attuale manager, John Reid, in larga misura perché Reid non poteva gestire Elton John ed una delle più importanti band al mondo ed offrire ad entrambi la sua intera attenzione. Il contratto di separazione, negoziato da Jim Beach e firmato con tipico aplomb nel retro della Rolls-Royce di Freddie, concretizzò una scissione che fu utile ed amichevole, ma costosa. Per il futuro, Reid avrebbe esatto un pesante 15% dei diritti su tutti gli album che i Queen avevano pubblicato fino a quel momento, insieme con un pagamento segreto, presumibilmente cospicuo, in contanti – una penale abbastanza pesante per il gruppo da optare per il self-management da allora in poi. 

Nei mesi seguenti, sarebbero state fondate tre “limited companies”: la Queen Productions, la Queen Music e la Queen Films. Informati dal loro fiscalista circa i complicati aspetti erariali, il gruppo formò anche una quarta compagnia, la Rainbow Productions, per gestire il loro fatturato d’oltremare che, fu detto loro, sarebbe stato esente da tasse britanniche finchè avessero trascorso non più di 65 giorni all’anno in Inghilterra. Furono anche avvertiti di registrare sezioni dei loro album futuri in Paesi diversi per evitare di pagare la “performance tax”, il che ovviamente permise loro di risparmiare una fortuna. Per il loro primo ‘anno di libertà’, come è tecnicamente noto, ciascun membro del gruppo guadagnò una compenso di £ 700.000 – abbastanza da ritirarsi per chiunque, come un giornalista scherzosamente suggerì a Freddie, che replicò tipicamente “Ritirarmi, caro? Ma cos’altro dovrei fare? Non so cucinare, e non sono una casalinga molto brava. Sono soltanto una prostituta musicale, caro!” 

Il gruppo poteva ora permettersi qualche lusso, come l’enorme piano giapponese laccato che Freddie comprò a New York, e l’aereo privato che i Queen noleggiarono per viaggiare da una sede all’altra del prossimo tour americano – il secondo in meno di un anno – che si aprì a Portland l’11 Novembre 1977, pochi giorni dopo la pubblicazione del loro album “News Of The World”

Il disco, che raggiunse la Top Five su entrambe le sponde dell’Atlantico e vendette oltre sette milioni di copie nel mondo, aveva una copertina fantascientifica disegnata da Frank Kelly Freas – un adattamento della copertina di una rivista che egli aveva disegnato durante gli anni ’50 e che riproduceva i corpi di Brian e Freddie negli artigli di un enormi robot, mentre Roger e John precipitavano privi di vita nello spazio. “News Of The World” fu probabilmente il loro più forte, il più sensazionale cambiamento di stile musicale fino a quel momento, anche se solo tre delle undici canzoni erano scritte da Freddie. Il titolo era, naturalmente, un riferimento diretto agli attacchi degli ultimi anni da parte dei tabloid. Il gruppo realmente incontrò Freas a Norfolk, in Virginia, dove si esibirono alla Scope Arena mentre il Crysler Museum stava tenedo una mostra dei suoi lavori. Per Freddie, comunque, nulla superò il suo incontro con Liza Minnelli, il 2 Dicembre. La figlia di Judy Garland si stava esibendo a Broadway in The Act, e Freddie era evidentemente troppo timido per chiedere d’incontrarla dopo lo spettacolo. Questo fu sistemato dopo il il secondo dei due concerti dei Queen al Madison Square Garden, dove la Minnelli chiese di incontrarlo. In questa particolare occasione Freddie aveva ricevuto un rumoroso benvenuto pavoneggiandosi sul palco mentre indossava una fascia da baseball degli Yankees. 
Durante questo tour la stampa musicale americana trattò il gruppo con il rispetto che avevano a lungo meritato. In un solo concerto la folla non raggiunse la massima capacità. Fu al concerto di Daytona, in Ohio, il 4 Dicembre, quando le avverse condizioni del tempo impedirono a molti fans di raggiungere il luogo del concerto, e quando fu reso noto che l’auditorium dell’Università aveva uno strato di ghiaccio spesso mezzo pollice perché il riscaldamento non funzionava. Anche così, lo spettacolo andò avanti e nessuno rimase deluso. La performance più stravagante dei Queen, il modo di Freddie per far divertire i fans e per ricordare ad Hollywood che era capace come chiunque altro là di organizzare una serata indimenticabile, ebbe luogo al Forum di Los Angeles tre giorni prima di Natale. Alla fine dello spettacolo uno degli uomini della sicurezza avanzò pesantemente sul palcoscenico vestito da Santa Claus – affiancato da amici e membri dell’entourage dei Queen travestiti da alberi di Natale, da omini di panpepapato (ndt. praticamente il “Biscottino” di Shrek!), da pagliacci e da renne – portando un ampio sacco dal quale saltò fuori Freddie che si mise a dirigere il pubblico, felice all’isteria, in alcuni rauchi cori di White Christmas, mentre dall’alto cadevano neve finta, brillantini e palloncini rosa. E, proprio per dimostrare che non vi era risentimento, il loro ex-manager John Reid ballò intorno al palco vestito da folletto. 

Insolitamente, a dispetto del successo del loro tour americano, il successivo singolo dei Queen pubblicato là, It’s late di Brian May, fu un fallimento quasi totale ed il loro successivo singolo britannico, la dolce Spread Your Wings di John Deacon, pubblicato alla vigilia del loro tour europeo, non entrò neppure nella Top Thirty. 

L’Europa, fortunatamente, fu un’altra storia. I Queen furono i primi cantanti pop a suonare in due concerti consecutivi al Forêt Nationale di Bruxelles e furono invitati a tornare per una terza volta entro la settimana. Il 23/24 Aprile suonarono al Pavilion di Parigi, ben conosciuto per il suo pubblico irritabile, difficile da accontentare, e ricevettero una standing ovation senza precedenti.
Il 28 Aprile suonarono al Deutschlandhalle di Berlino, e dopo lo spettacolo furono scortati ad un malfamato club di travestiti, Chez Patachou (da non confondere con il famoso e rispettabile nightclub parigino condotto dall’ugualmente famosa chanteuse omonima), dove la locale troupe di ballerini eseguì alcune delle loro canzoni in un crudo sketch della Repubblica di Weimar che perfino Freddie trovò sorprendente. Il giorno dopo Brian e Roger attraversarono il Checkpoint Charlie nel settore orientale della città, John fece qualche giro turistico, e Freddie rimase nella sua stanza d’albergo con un ‘amico’ tedesco, scherzando “Se mi acciuffassero laggiù, caro, non mi lascerebbero più andare!” 

Tornati in Inghilterra agli inizi di Maggio, i Queen suonarono subito in 5 gig in due località – la Bingley Hall di Stafford e l’Empire Pool di Londra. Avevano già delineato la maggior parte delle tracce del loro prossimo album, “Jazz” – il primo ad essere registrato fuori dalla Gran Bretagna - e mentre Roger e John volavano in Svizzera ai Mountain Studios, a Montraux, per lavorare su ciò che avevano fino a quel momento, Brian rimase ad aspettare la nascita del suo primogenito, James, in Giugno, prima di volare con la sua famiglia alla volta del Canada. 

Freddie, quasi certamente attribuendo la responsabilità del progetto fallito con Eddie Howell all’esperienza, si fermò abbastanza a lungo in Inghilterra da completare una collaborazione con un altro amico, il cantante-attore Peter Streker, che era apparso nel controverso spettacolo teatrale “Hair”, e stava per incidere un album. “Era un perfezionista” osservò Streker. “La sua inventiva, unita con una meticolosa attenzione per il dettaglio, mi dette enorme soddisfazione. Freddie celebrava i suoi successi con gesti stravaganti e sontuosi, eseguiti con enorme gentilezza.” La generosità di Freddie in questo caso consisteva nell’investire £ 20.000 del suo denaro in “This One’s On Me”, che la EMI pubblicò nel 1978. Tristemente, benchè Freddie investisse molte energie nella promozione dell’album, entusiasmandosi per la voce magnificamente intonata di Straker, l’album non riscosse il successo che egli si aspettava. 
Alla fine di Luglio 1978 Freddie stava lavorando con il resto del gruppo a Montreux, quando in una rivista francese apparve una fotografia di lui che si dondolava da un lampadario alla festa per il 29° compleanno di Roger. Questa fu una faccenda abbastanza tranquilla al confronto con la festa per il compleanno di Freddie, due mesi dopo a Nizza, dove ci fu una fornitura senza limite di cibo esotico, bevande e cocaina e dove alla fine della serata tutti eccetto Freddie, il voyeur, si spogliarono e si tuffarono nella piscina dell’hotel. 
Nizza aveva portato anche altre piacevoli ricompense quando, poche settimane prima, Freddie si era preso del tempo libero dal lavoro in studio per assistere all’evento sportivo dell’anno, il Tour de France, che passava dalla Costa Azzurra, e per trascorrere la notte con un giovane corridore di nome Charles che si era ritirato dalla corsa per uno stiramento alla coscia. Fu questa esperienza eccitante ad ispirare il cantante per la composizione di Bicycle Race, e i Queen decisero immediatamente che sarebbe stata il loro prossimo singolo. 
Charles mi ha raccontato “Guardando il Tour de France sfrecciare, Freddie osservò quanto l’evento sarebbe stato più eccitante se tutti quei muscolosi giovani fusti fossero stati nudi, o almeno avessero indossato solo il sospensorio! Mi disse che ne sarebbe venuto un video meraviglioso!” Entro certi limiti, il sogno di Freddie fu parzialmente realizzato quando la compagnia di produzione dei Queen accettò la sua proposta di ingaggiare per il video promozionale 65 modelle per impegnarle in una corsa ciclistica nudista intorno allo Stadio di Wimbledon. Questo fu ripreso sotto ‘strettissima sicurezza’ – ma evidentemente non abbastanza stretta da prevenire una invasione di paparazzi – al costo di £ 20.000 il 17 Settembre, per quel momento Brian May aveva completato la molto appropriata Fat Bottomed Girls come giusto doppio lato A in modo che il disco fosse pubblicato il mese successivo. Le biciclette furono fornite da Halfords, che mandò alla Queen Production il conto per i sellini che dovettero essere distrutti. 
Il singolo, che mostrava la foto del sedere della ragazza vincitrice, portò urla di protesta dai moralisti – costringendo a ritirarlo temporaneamente dai negozi finchè l’offensivo posteriore non fu coperto con un paio di mutandine nere (ndt. ma non erano rosse?) disegnate sopra. La stampa musicale odiò e condannò entrambe le canzoni, con il New Musical Express che andò così oltre da pubblicare una vista del posteriore di Freddie con la didascalia “Fat Bottomed Queen”. Non ostante ciò il disco raggiunse l’undicesima posizione nelle classifiche, nel momento in cui i Queen erano nel mezzo di un altro turbolento tour ‘tutto esaurito’ degli Stati Uniti. 
Il tour si aprì a Dallas il 28 Ottobre 1978, e seduta in mezzo al pubblico c’era Merrill Shindler di Playgirl. La rivista di “divertimento per donne” aveva recentemente pubblicato delle foto completamente frontali dell’idolo pop degli anni ’50 Fabian, insieme con foto nude di parecchi importanti attori, sportivi e di Henry Kissingher, e di sicuro sperava che Freddie potesse ampliare la loro galleria con un paginone centrale. Per un uomo per cui l’esibizionismo sfacciato era una seconda natura, comunque, questo era un po’ troppo. La Schindler descrisse la curtain call:  “Mercury è il tipo di artista che attrae e repelle al tempo stesso – come un Wayne Newton del rock. Sul palco fa smancerie e si dà arie come un effeminato Crusader Rabbit (ndt. personaggio di un cartone animato) – pavoneggiandosi ed assumendo le pose più stravaganti in una calzamaglia con lustrini rigonfia al cavallo, agitando poi l’asta del microfono tra le cosce e lasciando cadere commenti arguti come ‘Ho intenzione di prendermi una piccola pausa ora – probabilmente mi farò fare un pompino dietro le quinte!” Esattamente chi sarà a collaborare a quella fellatio è impossibile da determinare, poiché Freddie è assai disposto a spiegare ‘Andrò a letto con qualunque cosa – un sesso vale l’altro”. Ma per quelli che potrebbero essere offesi dal fatto che Mercury sta nel rock’n roll solo per la perversione che gli si offre, aggiunge anche, ‘Il mio obiettivo nella vita è fare molto denaro e spenderlo, anche se di questi tempi tendo a spenderlo prima di farlo!’” 
Tre giorni dopo a New Orleans, la capitale mondiale del jazz – un Halloween che pochi dell’entourage dei Queen o degli invitati riuniti sarebbero riusciti a dimenticare per un certo tempo – si tenne un party pre-lancio per “Jazz” nella Sala Imperiale al lussuoso Fairmount Hotel - QUI il racconto della bizzarra festa! I dirigenti della compagnia discografica furono fatti arrivare dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti – tutti condividevano un mutuo interesse finanziario nei Queen, ma la maggior parte di loro si incontrava per la prima volta. Tra i 400 invitati vi erano rappresentanti della stampa mondiale che riferirono con piacere gli eventi della stravaganza durata dalla mezzanotte all’alba – la maggior parte di loro uscì dal Fairmount sapendo sul nuovo album poco di più di quando era arrivata, ma avendo tutti partecipato al più selvaggio party dell’anno. C’erano mangiatori di fuoco, danzatori esotici e spogliarellisti ermafroditi, donne nude che lottavano nel fango, membri d’una tribù Zulu, nani e contorsionisti. Freddie procurò anche parecchi modelli di entrambi i sessi, che passarono le intere sei ore della festa sulle ginocchia in una sala interna, intrattenendo i dirigenti della compagnia discografica ed alcuni dei loro amici che non avevano avuto successo nel modo tradizionale. Freddie disse ad una giovane giornalista, che sembrava abbastanza innocente quando entrò al Fairmount e per niente quando se ne andò, “la maggior parte degli hotel offrono ai loro clienti il servizio in camera, cara. Questo fornisce il servizio di labbra”. 
Merrill Schindler, descrivendo la festa come un “Sabato notte a Sodoma”, dettò un continuo commento degli eventi per Playgirl – solo per avere il conseguente servizio speciale pesantemente censurato dall’editore. L’articolo concludeva:  “Sul piano del tavolo davanti a me c’è una giovane donna penosamente magra il cui unico capo di abbigliamento è una g-string (ndt. un tipo di tanga molto succinto) non più grande di un pezzo da 25 centesimi, ed imbottito di biglietti da venti dollari. Ci sono drag queen in sandali e capelli cotonati, ed un gruppo di donne di Samoa del peso di 300 libbre (ndt. 136 Kg) – nude come uccelli implumi – una delle quali ha acquisito l’abilità di fumare una sigaretta con la vagina. L’ultimo album dei Queen si chiama ‘Jazz’, benchè non contenga jazz. Come Freddie puntualizza, ‘Jazz può significare qualsiasi cosa dalle bugie (ndt la parola usata è bullshit) al jive alla musica!’ E, nel momento in cui leggerete questo articolo, avrà venduto oltre un milione di copie, forse due. Ed ora, torniamo alla festa dei Queen al Fairmount Hotel. E’ un avvenimento di gala, un evento contagioso! Così contagioso che un invitata al tavolo vicino decide di togliersi il vestito ed unirsi agli spogliarellisti sui tavoli…” 

Se i genitori dei fans più giovani e più impressionabili non lessero alcuna di queste recensioni, talune di esse più esplicite di quella di Merrill Schindler, difficilmente potettero ignorare l’album stesso, poiché fu messo in vendita con un poster aggiuntivo delle cicliste nude. Questo provocò pochi problemi in Gran Bretagna, ma nella Bible Belt americana (ndt. è un termine slang per indicare una regione geografica nel Sud e nella parte centrale degli Stati Uniti che ospita vasti gruppi di fondamentalisti Cristiani) ci fu un tale furore che l’album fu definito veramente pornografico, e proibito finchè la copertina non fu ridisegnata incorporando un modulo di richiesta del poster in modo che i fans potessero ordinarlo per posta. Freddie allora decise di offrire a questi moralisti qualcosa di cui lamentarsi.
Per i due concerti dei Queen al Madison Square Garden di New York, il 16 e il 17 Novembre, pagò venti ragazze per attraversare nude il palco avanti e indietro in bicicletta. 

Ci furono ulteriori problemi quando un gruppo religioso minacciò l’Elektra d’intraprendere un’azione legale in merito ad uno dei ringraziamenti della copertina, nel quale si leggeva “Folgore per gentile concessione di Dio”. Non se ne fece nulla, comunque, quando Brian May spiegò che era rimasto fuori in strada a Montreux per registrare il temporale che era stato incorporato nel finale di Dead On Time.
E naturalmente la controversia aumentò solo le vendite: ‘Jazz’ raggiunse la sesta posizione nella classifica degli album pubblicata dal Billboard Magazine e la seconda posizione in Gran Bretagna.
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