Il film Bohemian Rhapsody ha posto in evidenza la figura di Paul Prenter. Considerato da molti un nullafacente che ha semplicemente sfruttato la vicinanza ai Queen per vivere al di sopra delle proprie possibilità il suo ruolo è ridotto solo a quello di un traditore per via delle famose dichiarazioni lesive della privacy di Freddie Mercury al Sun del maggio 1987.
In realtà Paul Prenter ha lavorato per quasi dieci anni con i Queen ed è stato un manager capace con importanti compiti nella gestione della band.  

Nell'attesa di fare piena luce sulle famose interviste (che vi offriremo tradotte per la prima volta), dopo aver letto il punto di vista della famiglia di Prenter su quanto raccontato dal biopic (lo trovate QUI) ecco cosa ebbe a dichiarare nel novembre del 1987 alla rivista del DIT Students Unions, associazione studentesca di più colleges per la quale Prenter stipulò un contratto di collaborazione come agente di spettacolo.

Qui l'articolo originale - traduzione a cura di Sandra Ortolani


Passare dal negoziare contratti plurimilionari per una delle band rock più grandi al mondo ad occuparsi della vendita di biglietti numerati per un concerto del DIT al Blooms Hotel non rientra di certo nell’idea che tutti hanno di un gigantesco passo avanti nella propria carriera, ma per Paul Prenter è una mossa logica, impegnativa e piacevole.
Ha rifiutato la proposta di tornare al suo vecchio incarico ed ha invece scelto di lavorare per nove mesi, come Agente di Spettacolo con DIT Students Unions.
E’ chiaro che l’ex manager dei Queen non vede l’ora di affrontare la sfida di coordinare le varie manifestazioni studentesche e innalzarne il profilo.

Paul Prenter è nato a Belfast nel 1951 e vi è rimasto fino al 1972, quando, dopo due anni al St Joseph’s College, si è reso conto di non voler diventare un insegnante. Non aveva nemmeno il desiderio di restare a Belfast e quando gli fu offerto un lavoro presso la EMI di Londra, come assistente personale delle campagne promozionali, colse al volo l’occasione.
Si è poi trasferito presso l’etichetta Tamia Motown e vi ha trascorso tre anni come manager, fino a quando l’avvento della radio locale in Gran Bretagna lo ha riportato a Belfast, come Responsabile della emittente Downtown Radio.
Ma dieci mesi dopo, era già stufo.                                              
Era l’anno delle marce per la pace e il direttore della stazione radio aveva annunciato di non voler vedere nessuno dello staff di Downtown Radio coinvolto in quelle stesse marce. 
Diverse persone, tra cui Wendy Austin, Gary Gillespie ed io abbiamo deciso che ne avevamo abbastanza e ce ne siamo andati. Conoscevo un tizio all’epoca, un ragazzo di nome John Reid, che odiava i Queen, ma quelli stavano facendo un mucchio di soldi, e lui mi disse che “si, puoi venire qui” e dopo tre mesi si formò la Queen Production, dopo una separazione con l’organizzazione di John Reid. Quindi rimasi con i Queen e per scontare i miei peccati sono rimasto ad occuparmi della loro gestione per nove anni e mezzo”.
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I suoi anni con i Queen non sono stati tutti rose e fiori, per dirla in parole povere.

Dieci anni sono più di quattro volte la durata di un’altra persona in qualità di dirigente del gruppo. I primi tre o quattro anni andava tutto alla grande, ma quando hanno iniziato a guadagnare, gli ultimi sei sono stati di puro squallore. Sono quattro persone molto difficili, esigenti, irragionevoli e ingrati. Il loro scopo principale, in qualsiasi momento, è di avere un altro singolo di successo, e a niente e a nessuno è consentito intralciare la strada. All’inizio è stato divertente, ma poi è diventata una vera e propria seccatura.
E’ stato come prendersi cura di quattro bambini, quattro mocciosi viziati. Ero contento di essere lontano da loro e se non li avessi più rivisti sarebbe stato comunque troppo poco”.

Allora, cosa è andato storto?

All’inizio era tutto grandioso, ho viaggiato per il mondo, ed ero davvero rock’n roll, ma non si può godere sempre dello stesso spettacolo teatrale, ti siedi in studio e ascolti qualcuno che canta “no no no no “ nel microfono centoventitremila volte, come quando registravamo Bohemian Rhapsody.
Anche la mia vita stava cambiando, volevo qualcosa di più stabile. La band aveva un atteggiamento diverso. Non avevano mai avuto un vero lavoro, erano arrivati direttamente dall’università diventando delle celebrità, e non avevano lo stesso concetto del mondo reale che avevo io. Erano proiettati esclusivamente alla ricerca del successo, e niente poteva mettersi in mezzo. Detto questo, i Queen non sono diversi da altri che ambiscono a diventare delle star, ma quello stile di vita non si adattava più alle mie esigenze.

Se è stato tutto così negativo, perché sei rimasto?

Ero ben pagato, era un periodo emozionante, ogni volta che volevo andarmene succedeva qualcosa di eccitante: assemblare la pubblicità televisiva per i più grandi successi dei Queen, e il meglio dei video dei Queen, e il meglio delle foto dei Queen, e poi c’era l’album solista di Freddie che prevedeva la collaborazione con un’altra casa discografica. C’era anche il mio presente con “Cosa faccio ora”, ho 32 anni, e comunque anche se nell’industria discografica nessuno si aspetta che tu torni alle origini, io l’ho fatto. Anche se ho dovuto aspettare che il mio mutuo fosse interamente pagato.

Ti sei mai preoccupato di vendere al pubblico quella che sapeva essere una falsa immagine?

“No, questo non mi preoccupava in alcun modo. Tutti quelli che vendono qualsiasi tipo di prodotto vendono una falsa immagine. La rivista più scadente farà di tutto per avere una buona copertina in modo che la gente la compri, l’album più scadente, anche se di un artista famoso, può pubblicare un buon brano come singolo. Tutto quello che viene venduto ha un’impiallacciatura. Stavo vendendo un’illusione, ma il fatto è che i dischi dei Queen erano buoni, gli album erano buoni, e così anche le esibizioni dal vivo. Avrei organizzato delle interviste per Freddie, ma lui non si sarebbe presentato. In un caso ho dovuto mentire a Simon Bates dicendogli che Freddie stava poco bene. Non si è presentato per quattro volte di fila per un’intervista radio, Simon ha poi spiegato nella sua rubrica Daily Star che Freddie era malato, e il tutto è sfuggito di mano. Ora, questo genere di cose mi darebbe fastidio, perché cerco sempre di mantenere una sorta di equilibrio tra la band, le case discografiche e la BBC, comunque no, nascondere la loro vita privata al pubblico, nei limiti in cui ho tentato di farlo, non era un problema per me. Nessuno sapeva che James Dean era gay fino alla sua morte, lo stesso vale per Rock Hudson.
Nessuno pubblicizza apertamente le dipendenze dalle droghe o la propria omosessualità, e in larga misura, in effetti, non dovrebbero essere pubblicizzate, è la loro vita privata.
Ad ogni modo i Queen si stavano esibendo alla grande, stavano ottenendo denaro dai loro fan, anche se devo ammettere che non si sono comportati bene a Slane, voglio dire, tre di loro sono arrivati in città appena 45 minuti prima di quando dovevano essere sul palco, e questo non è il modo di prepararsi per un concerto dove ottantamila persone stanno aspettando sotto la pioggia”.

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Gestire i Queen era chiaramente un lavoro a tempo pieno.

 “Un’operazione che durava 24 ore su 24. Oltre a prendersi cura della gestione, bisognava occuparsi anche di questioni personali e la sua (di  Paul Prenter NDT) vita privata era alquanto inesistente. Quando decideva di andare in vacanza qualcuno diceva “Ehi, bella idea, perché non andiamo tutti?” ma non era di certo l’idea di vacanza che aveva Paul.
Freddie Mercury aveva bisogno di persone più degli altri, non sapendo guidare aveva bisogno di qualcuno che lo portasse in giro quando era in tour.
Dopo l’inevitabile fase iniziale, Prenter decise che la sua idea di divertimento serale non era vomitare, e allora decise di sedersi e osservare. Il suo era essenzialmente un ruolo manageriale di supervisione.

I dettagli dei contratti erano trattati da uno studio legale di alto livello, dopo che lui e i quattro membri della band avrebbero risolto i punti principali che volevano trattare, Paul sarebbe stato responsabile di tutta la parte riguardante la promozione degli album, seguendo lo sviluppo dallo studio alla fase del taglio, seguendo la fase artistica e quella del marketing fino alla stampa; si preoccupava di seguire la band in tournée, organizzando interviste, assumendo personale, curando il guardaroba, scegliendo le guardie del corpo, e in tutto questo era supportato da personale di prima classe, tra cui Gerry Stickells, che organizzò Woodstock, ed era responsabile della gestione del tour. I migliori legali erano forniti dalla EMI.

Se non fosse stata per la pressione derivante dal suo ruolo di consulente personale dei membri della band, ritiene che sarebbe ancora lì.

Era anche l’era delle “designer drugs”, sembravano sbucare ovunque ed erano anche bene accette. “Sai, o ne hai fatto uso o non ne hai fatto uso. Ma nessuno stava diventando un tossicodipendente e nessuno le usa più nel mondo della musica. Non è più come negli anni Sessanta. Non tutti assumevano droghe e non tutti lo facevano nella stessa misura. All’epoca non sono uscito indenne da tutto questo, ad un certo punto avevo un grosso problema con l’alcol che però ho superato. Non ero un alcolista, ma avevo un problema di dipendenza. La dipendenza dall’alcol è molto presente nell’industria della musica oggi. La gente crede che le rockstar fumino, facciano uso di cocaina e via dicendo, alcuni lo fanno, ma se devo essere onesto, se i Queen lo facessero ogni giorno, non potrebbero salire sul palco ed esibirsi al livello a cui si esibiscono, ma direi che l’alcol è attualmente la droga più abusata”.

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Dopo aver concluso la sua collaborazione con i Queen, si è preso un anno per girare il mondo, compreso una piccola sosta a Monaco, dove lei raggiunse Freddie Mercury per la sua festa di compleanno, e dove poi rimase per tre mesi. Rifiutando la proposta di tornare alla gestione del gruppo e accettando invece l’incarico di agente di spettacolo presso il DIT. Perché?

E’ un discorso ampio. Ho un contratto di nove mesi che mi sta molto bene. saprò nel periodo di Natale di quanto potrò aumentare il profilo del DIT a beneficio degli studenti. Sarà interessante perché non ci sono parametri predefiniti. Per quanto ho potuto capire fin’ora, l’intera scena degli eventi è stata un pò carente, spero che potremo standardizzare le cose con un sistema di biglietteria numerata e una corretta negoziazione con le bands. C’è stata una band ingaggiata per suonare in un certo numero di colleges recentemente, ed ha suonato per tre serate, per la stessa quantità di tempo, con tre tariffe diverse e tre diversi canoni di noleggio per quanto riguarda il suono. Noi vogliamo regolarizzare sia il sistema della biglietteria che quello della contabilità, dei manifesti e così via. Ok, è un altro livello dal convincere la EMI a spendere un milione piuttosto che mezzo milione in pubblicità, ma dal giorno stesso in cui sono stato coinvolto, ho potuto constatare che questo incarico sarà altrettanto impegnativo. Ci sono tanti fili da cucire insieme, e mentre prima ero in tour con dei ragazzini, adesso devo trattare con cinque associazioni e ho a che fare con 24.000 studenti, tutti di diverse fasce d’età, che richiederanno variegate e diverse manifestazioni.

Tutto sommato è una prospettiva molto impegnativa, e sarà altrettanto difficile che il mio precedente incarico, se non di più.

Quindi quali sono le sue immediate priorità?

Il primo passo sarà di unificare le Unions Entertainment, perchè per quello che posso vedere, nessuno degli studenti sembra rendersi conto del potere che 24.000 persone hanno se coordinano i loro sforzi per raggiungere qualsiasi cosa. Ma tornando agli eventi, vedrei bene una settimana di feste studentesche unificata come tale. Dobbiamo anche innalzare il nostro profilo creando una rivista di eventi per raccogliere denaro.

La Queens University di Belfast ha una rivista chiamata PTQ, che è presente praticamente in ogni casa della città, tutti sanno che esistono le Associazioni degli studenti e tutti sanno che esiste una settimana dedicata a vari eventi, e per questo raccolgono fondi. Dobbiamo raggiungere qui gli stessi obiettivi, in cui le associazioni degli studenti abbiano lo stesso tipo di profilo tra il pubblico. mi piacerebbe anche che ci fosse una “reginetta” delle feste studentesche, so che la gente penserà che io sia sessista, ma non è così. Perché altrimenti non abbiamo anche un “re” degli eventi? Ovviamente non mi riferisco a donne che sfilino su e giù in bikini, io stesso detesto questo tipo di competizione, ma di nuovo, se guardi la rivista PTQ, vedrai che in copertina c’è quasi sempre la foto di una qualche ragazza, completamente vestita, e non credo che per questo qualcuno si debba sentire offeso.

Credo che dovremmo fare qualcosa del genere.Dobbiamo anche avere un approccio unificato per quanto riguarda le sponsorizzazioni, abbiamo coinvolto 24.000 persone per cui dovrebbe essere possibile ottenere livelli decenti di sponsorizzazioni per le cose che faremo. E’ incredibile che tu cammini per Kevin Street e veda dei manifesti che pubblicizzano eventi che alla fine sono solo annunci di qualche grande Banca, e che quella Banca non abbia dovuto pagare nulla, nè tantomeno stampare i nomi delle associazioni studentesche. Dobbiamo quindi sistemare anche tutti gli aspetti finanziari.

Paul è stato immediatamente colpito dalla mentalità della scuola, più evidente in alcune parti dell’istituto.

Alcuni atteggiamenti che si adottano nell’istituto per me sono inconcepibili. Ad esempio ci sono degli ascensori in Kevin Street ma possono essere utilizzati solo dal personale, quando invece ci sono degli studenti del terzo livello che insegnano, e anche loro dovrebbero essere trattati come il resto del personale. C’erano studenti in Cathal Brugha Street minacciati di sospensione o espulsione per cose davvero minime che invece venivano considerati come reati. Dovevano firmare un impegno a comportarsi come bravi ragazzi, assicurandosi di tenere un fazzoletto pulito in tasca ogni mattino, i capelli spazzolati e tutta una serie di cose simili. Non credo che questo tipo di intimidazioni  dovrebbero esistere in un college di terzo livello, e penso che se uno studente non voglia firmare un simile impegno, dovrebbe sapere che ha il sostegno dell’intero corpo studentesco, non solo nel proprio college di appartenenza ma in tutto l’istituto nel suo insieme.

Paul ha un paio di progetti di scrittura ai quali sta lavorando e spera di poterli pubblicare, si parla anche di un libro sulla sua collaborazione con i Queen, verso il quale c’è molto interesse da parte del mondo editoriale.

La sua ambizione è che qualcuno tra cento anni si rechi in una biblioteca pubblica e andando nella sezione dei classici, chieda qualcosa scritto da lui.
Era solito scrivere per la rivista del fan club dei Queen, e compilava tutti i loro programmi. Quando lavorava per la Motow ha scritto biografie su Diana Ross e Steve Wonder. Ha scritto per alcune emittenti televisive e “se il tempo lo consente” continuerà a farlo. Ma nel frattempo Paul Prenter si occuperà della scena delle Associazioni studentesche a Dublino, contribuendo ad alzare il profilo del DIT. Un compito importante che scoraggerebbe il più energico ed ottimista dei promotori. 

Ma si tratta di un lavoro che se Paul Prenter non è in grado di fare, allora nessun altro potrà.

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