In occasione del tour di Brian May accompagnato da Kerry Ellis, cogliamo l'occasione per ripercorrere la carriera solista del chitarrista dei Queen.

Dopo Back To The Light (di cui abbiamo parlato QUI) oggi raccontiamo il terzo album, Another World, datato 1998, che tanti fans lo ricordano, anche per il bel tour promozionale che lo accompagnò.

Erano altri anni, altri tempi, senza internet e senza social e vissuti tramite riviste e tramite notizie sporadiche che provenivano dall'Inghilterra.

Un salto indietro nel passato dedicato anche a tanti "fans" dell'ultim'ora che si vantano di essere i più grandi appasionati di May (e diffondono ovunque notizie più o meno rilevanti sul medesimo) e che magari non hanno mai nemmeno ascoltato le canzoni di questo disco.

Dove si può ascoltare un Brian May di qualità... come da solista non abbiamo più sentito.

L'articolo originale è stato redatto da Patrick Lemieux, per queenonline.com, agosto 2013, e tradotto magnificamente da Barbara Mucci.

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Back To The Light è stato un album di transizione, che ha trovato collocazione in un momento ben definito. Questa volta, ho lavorato avendo ben chiaro cosa volevo fare con altri musicisti”. (Brian May, Musica Magazine, 1998)

Per buona parte del 1993, Brian May è stato in tour in tutto il mondo con il suo album “Back To The Light”. Non è un’esagerazione dire che ha toccato praticamente ogni punto della mappa. Il cantante dei Queen, Freddie Mercury, è morto di Aids nel Novembre del 1991, ed il lavoro è stata la terapia che Brian si è prescritto da solo. Ha finito il suo album solista, “Back To The Light”, nel 1992, ed è andato subito in giro a promuoverlo. Tuttavia, c’erano delle pause nella tabella di marcia e tempo libero tra le tappe del tour. Ma i suoi momenti di libertà trovano Brian comunque in modalità-lavoro, alla ricerca di nuove sfide e progetti di sua scelta. “Avevo tutte queste piccoli input, ispirazioni, incarichi”, racconta May a Clyde 1 Radio nel 1998.

Uno di questi incarichi era di comporre le musiche per il tema di una nuova serie TV. Come ha spiegato a Clyde 1, “Mi chiesero di scrivere una canzone su questo ragazzo che in pratica si alza tutte le mattine e cerca di fare del suo meglio cercando di guardare la vita da altre angolazioni, ma non ce la fa mai, è come un eterno ottimista, ma anche un eterno perdente. Quindi, ho scritto per loro alcuni frammenti che hanno poi usato per la serie TV [intitolata Frank Stubbs Promotes], e mi sono pian piano reso conto che stavo scrivendo di me stesso, come succede sempre…!”. La canzone era “The Business” e vedeva anche il buon amico di May, Cozy Powell, alla batteria. Powell è stato un membro della Brian May Band, e i due hanno già collaborato in diversi brani.

 Sebbene Brian abbia una lunga storia di ospitate negli album dei suoi colleghi artisti, è solo adesso che ha iniziato a vedere il lavoro non come un progetto collaterale, ma come centro per convogliare le sue energie. “Fino a quel momento, molte persone mi hanno sollecitato per scrivere musica per loro, per trasmissioni televisive, pubblicità, ed ho sempre rifiutato perché i Queen assorbivano tutto il mio tempo e la mia energia”, racconta Brian a Guitar & Bass Magazine (1998). Ora, Brian ha tempo, almeno quando non è in tour. Nella stessa estate del 1993, ha registrato insieme a Paul Rodgers nella cover di quest’ultimo “I’m Ready”, per il suo tribute album Muddy Water Blues.

Mentre suonava in giro per il mondo, le cose iniziavano ad agitarsi nell’ambiente Queen. Gli altri membri superstiti della band, Roger Taylor e John Deacon, avevano iniziato a discutere su cosa fare delle ultime registrazioni di Freddie Mercury. Mercury non ha vissuto abbastanza per completare il successivo album dei Queen, e le parti vocali che aveva buttato giù nel suo ultimo mese richiedevano un surplus di lavoro ed attenzione per trasformarle in canzoni meritevoli di realizzazione. Nell’Ottobre del 1993, Roger informò il fanbase dei Queen, tramite il Fan Club Magazine, che lui e John avevano lavorato per due settimane a quel materiale incompleto. Il tour mondiale di Brian venne portato a termine con un ultimo show a Dicembre, e tornò a casa per unirsi a Roger e John, richiudendosi con quei nastri nelle prime settimane del 1994. I membri superstiti dei Queen iniziarono il processo di completamento dell’ultimo album con Freddie alla voce.

Brian, comunque, era ancora coinvolto in altri progetti. Il lavoro con i Queen comportava un sacco di tempo seduto davanti al computer, e le offerte per progetti televisivi e video games continuavano ad arrivare. La seconda serie dello show TV di Frank Stubbs aveva bisogno di una nuova sigla, così Brian reclutò le sue coriste, Cathy Porter e Shelley Preston, del recente tour. “Eravamo entrambe parte della sessione”, spiega Cathy. “Ci assunse per recarci presso il suo studio qualche mese dopo la conclusione del tour”. La canzone era “On My Way Up”. Per l’estate, May era in trattative con alcuni programmatori di videogames circa l’uso del materiale di Back To The Light per il gioco Rise Of The Robots. In una lettera al Fan Club, quell’estate, accennò che voleva comporre un nuovo brano per loro.

Il nuovo album dei Queen richiedeva ancora un sacco di tempo sulle parti che li vedeva insieme, come Brian stesso raccontò a Guitarist Magazine quell’autunno: “Abbiamo continuato a parlare lungo tutto il percorso in modo che ognuno di noi sa cosa sta facendo l’altro, ed abbiamo un sistema per scambiarci i nastri che dobbiamo ascoltare – è come registrare via email! Ma stiamo facendo in modo di trovare del tempo per registrare insieme, ed abbiamo già passato un paio di settimane ai Metropolis Studios. Ma per la maggior parte, abbiamo lavorato singolarmente. Infatti, ho passato gli ultimi quattro mesi a lavorare solo ad una canzone e mezza”.

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Con tutta una serie di progetti che gli venivano proposti, e i Queen che chiedevano un po’ del suo tempo, i propositi di Brian circa un nuovo album solista iniziarono a slittare. “Ero tornato alle cose dei Queen e pensavo: ‘Chi me lo fa fare, a cosa diavolo è servito [Back To The Light ed il tour]?’. Quindi, sì, mi buttai a fare, rivedere tutto ciò che mi aveva fatto fermare all’inizio. Cominciai a guardare a tutte quelle cose che mi emozionavano da bambino, come i dischi Buddy Holly, Little Richard ed Elvis, e a tutti i chitarristi che ci avevano lavorato, come i dischi di Ricky Nelson. Era il mio piccolo progetto per quel momento; ed ho pensato che sì, l’album probabilmente sarà fatto di cover”. Brian May a Talk Radio (1998)

“Sono venuti tutti i ragazzi a suonare [Slow Down], ne è venuto fuori quasi un live. Cozy Powell, Neil Murray, Spike Edney, colui che suonava le tastiere con i Queen, e Jamie Moses, che è diventato un buon amico e chitarrista di supporto. Siamo arrivati e abbiamo semplicemente suonato un sacco di canzoni, roba che conoscevamo. Tutti conoscevamo “Slow Down”, “Maybe Baby”, “It’s Only Make Believe”. Abbiamo fatto un sacco di roba solo… ehm… solo per divertimento, e per avere qualcosa su nastro”, dice Brian May a Clyde 1 radio (1998). In quelle sessioni, May ed il suo team hanno registrato canzoni come “Slow Down” (una cover di Larry Williams), “Only Make Believe” (una cover di Conway Twitty), “Maybe Baby” (una cover di Buddy Holly), “Marie’s The Name (His Latest Flame)” (una cover di Del Shannon, poi diventata popolare dopo esser stata eseguita da Elvis Presley). Il suo sguardo era decisamente rivolto ad un album di cover, dal titolo provvisorio di Heroes.

Il finire dell’inverno del 1994 trova May, Taylor e Deacon a registrare, per diversi giorni, nello studio di casa di Brian ad Allerton Hill per il nuovo album dei Queen. Un altro progetto si presentò a Brian, la serie radiofonica di The Amazing Spider-Man. Con lo pseudonimo di MC Spy-D, May ha registrato della musica per la serie, arruolando di nuovo Cathy Porter. “Sono proprio io che canto ‘Spidey!’, ricorda Porter, “ed io e Brian cantiamo nel resto della canzone. Che sessione divertente!”

Quell’anno, al party natalizio del Fan Club, Brian veste i panni di un alter ego per la sua esibizione, quelli dell’immaginaria icona del Rock & Roll, Twit E. Conway, la mente dietro il progetto Heroes. Al party, ‘Conway’ ha eseguito “Only Make Believe” e “Tie Your Mother Down”.

Il 1995 iniziò in modo non meno impegnativo. La fidanzata di Brian, Anita Dobson, era nel NSO Ensemble cast del The Rocky Horror Picture Show, e Brian registrò una versione di “Hot Patootie” per l’album della colonna sonora, e chitarra di accompagnamento per “Floor Show (Rose Tint My World)”. Non molto tempo dopo, arrivò un’offerta per registrare una cover per il previsto tribute album in onore di Jimi Hendrix. “Ho scelto intenzionalmente una canzone già pronta, dando solo un piccolo tocco finale. Quella canzone era la descrizione del sogno di Jimi, l’esatta trasposizione in parole e musica”, Brian a Musica Magazine (1998). La canzone era “One Rainy Wish”.

I progetti di collaborazione continuavano in parallelo con gli sforzi dei Queen di finire l’album postumo di Freddie, con John Deacon a Londra, Brian ad Allerton Hill e Roger nel suo studio di casa a Cosford Mill. Inoltre, Brian esplorava nuove strade per la sua musica. La Acclaim Entertainment stava pensando ad un sequel del videogame “Rise Of The Robots”, intitolato “Rise II: Resurrection”. “’Cyborg’, in effetti, è partita come un’ideale colonna sonora per un videogame. Divenne qualcosa di molto interessante per me, qualcosa di molto profondo. Adoro Asimov, ed ho iniziato a pensare a quella canzone come una visione mentale del robot”. Brian May a Musica Magazine (1998).

Per la metà di Settembre, i Queen portarono a termine i lavori per il loro ultimo album con Freddie Mercury, “Made In Heaven”. Avevano messo insieme le ultime registrazioni del loro amico e cantante, e attinto al loro catalogo per creare un album che speravano potesse reggere il confronto con i loro lavori precedenti. Una volta ultimato il mix finale, e approvata la copertina, la band si prese una pausa. “E’ stato un progetto mostruoso che è durato la bellezza di due anni, perché avevamo a che fare con pezzetti e pezzettini, ed il lavoro più impegnativo è stato mettere tutti questi pezzi insieme, per farlo sembrare come se ci fosse la band al completo”. Brian May al Sidney Sun Herald (1998).

La promozione di “Made In Heaven” fu totalizzante per Brian e Roger. La stampa lo pubblicizzò come l’album conclusivo dei Queen e ultimo lavoro di Freddie. Le recensioni iniziarono ad arrivare, e Brian fu ancora una volta in prima linea con la band, la sua carriera solista costretta a venire dopo il frutto di quasi due anni di duro lavoro.

“Ho girato tutto il mondo con la Brian May Band come allora, e ciò che facemmo fu tornare dritti nell’area Queen perché avevamo fatto Made In Heaven, ed alla fine di ciò – ossia due anni di duro lavoro e coinvolgimento emozionale – e… alla fine non sapevo più chi ero”. Brian May a Talk Radio (1998).

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Il 1996 vedeva Brian ancora con gli occhi puntati al suo album Heroes, ed alla gioia di lavorare con altri artisti. Ad Allerton Hill, registrò per sé “F.B.I” (una cover strumentale degli Shadows) con gli Status Quo, e per loro “It’s Raining In My Heart Again” (una cover di Buddy Holly). Il 28 Gennaio vede May e gli Status Quo, in occasione della primissima Convention dello Status Quo Fan Club, registrare il video di “It’s Raining In My Heart Again”, e qualche ripresa per “F.B.I.”, che sarebbe poi apparsa nell’album “Twang: A Tribute to Hank Marvin”.

L’edizione primaverile del Fan Club Magazine riportava che Brian stava lavorando al suo album solista ad Allerton Hill. Heroes era il suo obiettivo, con le cover delle canzoni che amava degli artisti con i quali era cresciuto, insieme a cover fatte per altri progetti. Morgan Fisher, in passato membro dei Mott The Hoople e uno dei tastieristi dei Queen nel tour del 1982, stava mettendo insieme un album tributo per i Mott, e chiese a Brian di fare una canzone. “I Mott The Hoople furono la nostra prima vera esperienza di vita on the road, e fu un’esperienza abbagliante, devo dire. Mi è sempre rimasta nel cuore, perché siamo cresciuti con quel tour, dovevamo, era tutto folle, e per sopravvivere ti dovevi adattare, dovevi diventare una specie di animale da rock and roll, nel senso buono del termine. E sì, è stato fenomenale. Li vedevo eseguire “All The Way To Memphis” tutte le sere, e tutte le sere era un’esplosione, un terremoto. Erano davvero una fantastica band live. Dovevano rimanere insieme, lo devo dire”, racconta Brian a Clyde 1 Radio nel 1998, “’Young Dudes’ era un gran pezzo, ma l’ha scritta Bowie, e per me ‘Memphis’ è LA canzone, ed ho sempre desiderato farla”.

La primavera lasciò spazio all’estate, e Brian prese parte alle registrazioni per la colonna sonora del film Le Avventure di Pinocchio. Registrò due brani, assoldando ancora una volta Cathy Porter. Lei racconta l’esperienza con queste parole: “Mi chiese di cantare in una demo per ‘What Are We Made Of’ per il film di Pinocchio che stava facendo. Per un momento, Brian litigò con loro per tenere le mie parti vocali (ho cantato nei cori ed nel duetto con lui). Alla fine, la casa discografica decise di utilizzare una delle loro artiste, e così Sissel ottenne l’incarico. I miei cori rimasero”. L’altro brano per Pinocchio era un pezzo orchestrale per lo show dei burattini, “Il Colosso”. Entrambe sarebbero apparse nella colonna sonora del film.

Un altro progetto per un film raggiunse Brian attraverso un suo amico, il regista e sceneggiatore Peter Howitt. “Egli scrisse la sceneggiatura per un film intitolato Sliding Doors”, racconta Brian a Clyde 1 Radio nel 1998. “Era un mio vecchio amico, e mi disse ‘per favore, scrivimi una canzone. Ho sempre sognato che mi scrivessi una canzone, Bri’. Così ho scritto il brano ‘Another World’ e ne fui molto soddisfatto. Gliela portai e lui la adorò, facendo salti di gioia, e disse ‘è la canzone perfetta per il film!’”.

Al quinto anniversario della morte di Freddie Mercury, venne inaugurata una statua nella piazza del Mercato di Montreux, sul Lago di Ginevra, Svizzera, la città dove i Queen avevano registrato presso i Mountain Studios, incluse le ultime registrazioni fatte da Freddie. Brian May e Roger Taylor erano presenti. Fu la diva dell’Opera Montserrat Caballè, con la quale Freddie aveva registrato l’album Barcelona, a svelare la statua, alla cui vista Brian si sentì ispirato. “L’ho scritto davvero pensando a Freddie,” racconta Brian a This Morning, programma della ITV, nel 1997. “torna indietro fino a Jimi Hendrix, ed in un certo senso la canzone parla anche di questo. Parla, forse, del fatto che muori giovane, ma bruciando… Molte persone lo fanno, e la metafora è che loro volano troppo vicini al sole, un po’ come la leggenda di Icaro. Icaro volò troppo in alto e le sue ali si staccarono, la cera si sciolse e lui cadde in mare”.

“Quando scrissi ‘No-one But You’, si inserì bene nel mio concetto originario di ciò che il mio album doveva essere. Era previsto che raccontasse degli eroi della mia infanzia; sai, una canzone di Buddy Holly, qualcosa di Hendrix, tutte queste cose qui”, racconta Brian May a Guitarist Magazine (1998). Brian registrò una demo per quella canzone, e voleva che fosse Roger Taylor a cantarla, anche per l’album solista. Diede una copia della canzone a Roger e, a quanto si dice, Roger se ne dimenticò subito senza neanche ascoltarla…!

E mentre Brian era in attesa di un cenno da parte del suo compagno, egli continuò ad esplorare altre collaborazioni, idee ed eroi musicali, come vedremo nella seconda parte di questo articolo.

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Agli inizi del 1997, Brian rispose ad un’altra chiamata per un film, intitolato The Guv’nor, “un film su un pugile a mani nude. Una storia vera. Un inglese. Un personaggio piuttosto insipido, a dir la verità. Un tipo che mette paura, che emerge dai bassifondi grazie alla sua abilità con i pugni. Alla fine il film non venne fatto perché finirono i soldi. Ma rimasi con questa canzone. Ed iniziai a pensare che poteva adattarsi a Jeff. Perché Jeff, nel nostro mondo, è quello del gruppo che mette paura. Qualcuno con cui non devi fare casini. Non devi neanche provarci a giocare con le sue cose. Lui è il Gov’nor: il parametro sul quale giudichi te stesso. Credo che molti di noi lo vedano in questo modo. Ed arrivò il momento in cui raccolsi abbastanza coraggio da chiamarlo e dirgli, ‘Che ne pensi Jeff? Ti piacerebbe fare the Gov’nor?’. Gli spiegai l’idea, gli feci ascoltare il brano, e gli piacque. Pensò che si sarebbe fatto una bella risata. Così, venne e suonò. Fece delle cose fantastiche all’istante, e le fece istintivamente. E mi piacque molto. Ma lui disse, ‘Brian, è ok; ma non credo vada bene. Non credo di averla ancora afferrata bene. Lasciamela portare via in modo che possa ascoltarla per un po’, e ti porterò delle cose migliori’”. Brian May a Guitar World Magazine (1998). Beck si portò via le registrazioni per lavorarci in privato.

Nel febbraio del 1997, Brian si ritrovò alle prese con un’altra tragedia personale, la morte di sua madre Ruth. Scrisse ai fans di questa sua perdita attraverso il magazine del Fan Club, ma continuò a lavorare alle cose che potevano dargli gioia.

“Se c’è un’eclisse totale di sole, io vado. Ci provo sempre ad andare. È meraviglioso, incredibile… Non è come le eclissi parziali che vedevamo da ragazzi con gli occhiali oscurati, non c’è proprio paragone. Quando arriva il momento del sole completamente oscurato, è come se ti trovassi in un altro mondo. Il sole all’improvviso diventa scuro e vedi stelle e pianeti. Poi guardare verso il sole, la madre del sistema solare, e vedere la sua famigliola di pianeti tutti intorno. Ti viene all’improvviso quella sensazione allo stomaco come se fossi sul ciglio di un burrone e stessi per cadere. È incredibile. Assolutamente meraviglioso”. Brian May a The Ticket NBC (1998)

“Ora sono ossessionato solo dall’astronomia. Qualche anno fa mi sono recato addirittura in Mongolia per vedere l’eclisse totale di sole”, racconta Brian a Musikexpress nel 1998. L’eclisse di cui parla si verificò nel marzo del 1997, e ne parlò a Clyde 1 Radio (1998), “C’era un certo genere di canzoni rock che parlavano di ragazze su una qualche strada glamour di Chicago, o che altro, ma suona bene qualsiasi altro luogo. E non succede mai a Beijing! E pensai fosse il momento che ciò accadesse. E rimasi davvero lì per un po’. Ci andai. Davvero, andai in Mongolia a vedere l’eclisse di sole, una delle cose bizzarre che faccio, e siamo finiti a Beijing. Ed iniziai a scrivere le parole di questa canzone. E c’erano anche delle belle ragazze, ed ho pensato, ‘che peccato, nessuno scrive di queste ragazze’. Ma questa volta è stato fatto!”. La canzone era “China Belle”.

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Poi Brian tornò, e si rimise a lavorare al suo album Heroes. Lo chiamò Roger Taylor, il quale alla fine aveva ascoltato la demo di “No-one But You”. “Gli piacque molto e disse che dovevamo farla”, racconta May a Guitarist Magazine nel 1998, ed aggiunse dettagli alla storia del brano parlando con Total Guitar Magazine quello stesso anno, “A Roger piacque e disse che avremmo dovuto farla a nome Queen. Sapevo che la canzone aveva tanti riferimenti a Freddie, ma Roger la volle rendere un po’ più generica, cambiare il tempo – così io persi una canzone, ma i Queen ne guadagnarono una!”.

Perdere questa canzone per il suo album fu un inconveniente che Brian non aveva previsto. “All’improvviso mi ritrovai senza la mia canzone speciale, quella che parlava di Freddie come un eroe. Così, affossai tutto il progetto. Iniziai a pensare che dovevo azzerare tutto, e lavorare sulle mie cose e focalizzarmi sul mio percorso personale. Penso che sia questo il vero valore della musica: quando ti esponi con i tuoi sentimenti in maniera onesta. E questo è ciò che ho fatto”. Brian a Undercover.net (1998)

Brian, Roger e John, come Queen, registrarono “No-one But You (Only The Good Die Young)” durante l’estate e venne deciso di inserirla nella successiva raccolta di pezzi heavy della band, Queen Rocks. Brian scrisse ai fans quell’estate, sempre attraverso il magazine del Fan Club, e disse loro che il suo album solista era stato posticipato per motivi personali.

Brian iniziò a guardare al suo lavoro, le sue collaborazioni e gli altri progetti, cercando di trovare una nuova direzione. Nel fare questo, si rese conto che era da un po’ che non sentiva il suo amico Peter Howitt, circa la canzone che aveva scritto per il film Sliding Doors. La risposta di Howitt fu, “Oh, mi dispiace Brian, ma sai… la politica… bhè… mi sono impegnato con una casa discografica che sta finanziando il film e non possiamo usare la tua canzone”. Spiega Brian a Clyde 1 Radio, “Rimasi scombussolato per un paio di giorni, poi pensai, ‘Bhè, almeno ho la canzone’, ed iniziai ad intrecciare nella canzone i pensieri sulla mia vita ed i miei sentimenti”.

“All’inizio, ho pensato fosse la fine del mondo. Poi mi sono reso conto che avevo tutta quest’altra roba ad ammuffire sugli scaffali dello studio, e che raccontavano molto di me. Perché non usarla?”. Brian May al The Sunday Mail (1998).

Con una nuova direzione, impiegando il materiale a cui aveva lavorato con altri nei vari progetti per film, TV e videogames, Brian iniziò a delineare la nuova visione del suo album solista, Another World.

Il 1998 vide l’album vicino al suo completamento. Brian fece il remix a “The Business”, “On My Way Up”, “One Rainy Wish” e “Cyborg” per includerli nell’album. E si mise anche a registrare, buttando giù canzoni come “China Belle” e “Wilderness”. Uno dei pezzi che emerse venne intitolato “Space”. “Mentre registravo quest’album, stavo combattendo alcune battaglie. Cercavo una possibile direzione dove orientare la mia vita, ed arriva quest’idea da un amico, che mi offre un tipo di terapia mai realizzata prima. Sono dei trucchetti che agiscono sulla mente, ma non hanno niente a che fare con la terapia classica, che ti costringe a scavare indietro fino all’infanzia. È un lavoro straordinario sui piccoli blocchi mentali del cervello. Vai solo un po’ indietro e cerchi di individuare gli inneschi che non funzionano. Ma non stavo andando molto bene, e lui mi insegnò come creare dello spazio intorno a me. Per inciso, se un dolore del passato continua ad ossessionarti, impari a creare questa distanza tra te ed il passato. Ti fa stare più tranquillo, di soffrire di meno per i successivi cinque minuti, ore e a volte anche per giorni. Funziona anche fisicamente”. Brian May a Best Magazine (1998).

Di “Why Don’t We Try Again” Brian parlò a Radio 3 Polonia, “è una cosa abbastanza personale per me, di qualche anno fa, e sentivo che non si adattava ad un album dei Queen, quindi l’ho lasciata. E ci fu un momento in cui ho pensato, ‘Sì, adesso è buona’”.

Curioso del destino di una delle canzoni, Brian telefonò a Jeff Beck per avere notizie, un anno o poco più che Beck prese “The Gov’nor” con l’intenzione di registrare delle parti migliori di chitarra per Brian. “L’ho chiamato e gli ho detto, ‘Jeff? Come ti senti per quella cosa? Ci hai messo mano, per caso?’. Lui rispose, ‘Ah, no. Ma ce l’ho in testa. Il momento giusto arriverà’. E circa due giorni prima che dovevamo consegnare l’album alla EMI, ho riavuto indietro il nastro, che conteneva delle cose davvero fantastiche”.

Brian completò il suo album solista nel marzo del 1998, ed iniziò a prepararsi per portarlo in tour. Nelle note di copertina, scrisse: “Quest’album è lo sfogo di una mente confusa che cerca ancora di trovare un senso a TUTTO, che in mezzo ad ampi spazi di disperazione cerca di trovare qualche sprazzo di luce. Questo è ciò che voglio condividere con voi. Solo un avvertimento – in Another World, le cose non sono MAI ciò che sembrano…”.

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Il 5 aprile, un’altra tragedia. Cozy Powell, il caro amico di Brian nonché batterista della Brian May Band, rimase ucciso in un incidente stradale vicino Bristol, in Inghilterra.

“Stranamente, ero in Africa. Avevo portato i miei figli ad un safari perché avevo appena finito l’album, ed avevo anche da poco parlato con Cozy, e ci dicevamo, ‘Wow, sarà grandioso tornare là fuori, dopo tutto questo tempo, finalmente torneremo in tour’, e poi accadde…”, racconta Brian a Clyde 1 Radio. “In qualche modo, la macchina perse il controllo. Si dice che sia andata in blocco una delle marce, che era una brutta notte, sdrucciolevole e piovosa, da come ho capito”. 

 “Cozy si faceva vedere spesso mentre facevo questo album, e mi dava quella scintilla necessaria per portare le cose ad un livello più alto. È incredibile che non sia più qui con noi. Sono grato del fatto che abbiamo finito l’album, e che lui l’abbia ascoltato e che gli sia piaciuto. Mi ha lasciato un messaggio dicendo che era molto più bello di quanto immaginasse, e che non vedeva l’ora di portarlo in tour”. Guitar World (1998)

Tornato nel Surrey, Brian registrò un messaggio di addio per Cozy, e raccontò a Q Magazine, “Sto facendo il remix di un brano dell’album come tributo per lui, e mi aspetto che qualcuno, da qualche parte, dica che sto barattando la sua memoria, ma non credo ci sia stato abbastanza casino circa la sua scomparsa. Cozy era unico”. Il brano era un remix di “The Business”, con l’aggiunta di percussioni per creare il “Rock On Cozy Mix”, per il primo singolo dell’album.

Il 1° giugno 1998, Brian May pubblicò il suo nuovo album solista, Another World. Il culmine dei precedenti sei anni di lavoro, contenente nuove canzoni, collaborazioni per film, TV e videogames, album tributo ed alcune sue cover di canzoni dei suoi miti. Conteneva anche un pezzo nascosto, alla fine della canzone “Another World”, ma non un brano separato, così l’ascoltatore doveva lasciare l’album in riproduzione per poterlo ascoltare.

“Quand’ero ragazzo, quando compravo i dischi, ero sempre alla ricerca di qualcosa di magico, di nascosto. La ‘Track 13’ [dei Queen] è stata concepita con questo spirito, si può sentire la presenza di Freddie, lì. Nel mio album, la fine di ‘Another World’ è piuttosto un’eco della vera canzone, ‘Business’. L’ho scritta a notte fonda, avevo spento la realtà che mi circondava e, alla fine, potete sentire il telefono squillare che mi riporta bruscamente sulla terra”, dice Brian a Best Magazine (1998). Racconta inoltre a BBC Radio 2, “Proprio così, potete anche sentire il telefono che squilla. È proprio uno squilletto che mi arriva in studio nel cuore della notte. Mi ricordo come si chiama, si chiama “Being On My Own”.

La lista dei brani dell’album è la seguente:

“Space”

“Business”

“China Belle”

“Why Don’t We Try Again”

“On My Way Up”

“Cyborg”

“The Guv’nor

“Wilderness”

“Slow Down”

“One Rainy Wish”

“All The Way From Memphis”

“Another World”

Hidden Track: “Being On My Own”

Non volendo che le cover che aveva registrato, ma non usato per l’album, andassero perdute, Brian ne incluse alcune come lati B dei singoli estratti da Another World per il Regno Unito. Negli Stati Uniti, un’offerta via posta permetteva agli acquirenti dell’album di ricevere una copia in edizione limitata dello speciale E.P. Retro Rock di Twit E. Conway, che conteneva le quattro cover: “Hot Patootie”, “Maybe Baby”, “F.B.I.” e “Only Make Believe”.

Brian avrebbe dovuto rivedere la formazione della sua band, ora senza Cozy Powell, purtroppo, e senza Cathy Porter e Shelley Preston, che stavano portando avanti le loro carriere in direzioni diverse. La formazione finale era quindi composta da Brian, Jamie Moses, Spike Edney, Neil Murray, Eric Singer, Zoe Nicholas e Susie Webb. Andarono in tour fino a novembre di quell’anno, concludendo in Australia.

Come Back To The Light prima di esso, Another World è il diretto risultato della vita vissuta dall’uomo che l’ha creato. Ogni canzone ha una storia; alcune sono state descritte qui, altre sono state lasciate all’immaginazione. Non la semplice raccolta di canzoni registrate nel corso degli anni, ma l’album è il risultato di un percorso che ha portato il suo creatore magari non nel posto in cui sperava di andare, ma nei posti in cui non si sarebbe mai aspettato di trovarsi, perché si è aperto totalmente a ciò che si trovava intorno a lui ed ha lasciato che questo guidasse la sua creatività.

Come Brian ha raccontato al Sydney Sun Herald, “Sono consapevolmente uscito e mi sono immerso nel mondo…  La vita è piena di opportunità, ed ero determinato ad approfittarne piuttosto che restare chiuso in studio e vivere una vita noiosa”.

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