Che rapporto c'era tra te e Freddie?
MK: Diventammo subito amici. Proprio come David Bowie, anche Freddie aveva un forte senso del destino. Sentiva che sarebbe diventato una star e, nel corso degli anni questo suo atteggiamento non è mai venuto meno. Non è stato intaccato dalla fame, non ne ha subito gli effetti perché ci ha creduto sin da subito. Umanamente era sensibile, innocente direi, e nutriva il grande desiderio di comunicare con gli altri, raccontare le proprie intuizioni artistiche. Ricordo che lui e Mary Austin vivevano in un appartamento a Holland Road e lì passavano ore a bere thè, ascoltare Jimi Hendrix e fare pettegolezzi. Molte foto di Freddie sono state scattate proprio in quella casa, nel suo letto con le lenzuola di raso viola. Tra di noi posso dire che c'era un'alchimia molto particolare. Alcuni addirittura dicevano che ci assomigliavamo, i nostri occhi erano in effetti simili, anche se per fortuna io non avevo i suoi denti sporgenti. Sicuramente Freddie era il mio fratello spirituale. La foto a cui sono più legato, proprio perché meglio rappresenta questo nostro legame, è un primo piano di Freddie, ripreso nell'ombra, con un'unica luce che lo illumina su un solo lato. Lui ha il mento appoggiato sulle dita intrecciate e guardando nei suoi occhi si vede l'intensità della nostra relazione. Io credo fosse vera amicizia

Cosa puoi dirci di Mary Austin?

MR: Lei era davvero l'amore della vita di Freddie. Lo è sempre stata, anche se Freddie ha avuto centinaia di relazioni e diceva di aver avuto più uomini di Liz Taylor. Ma Mary era la sua ispirazione, la prima a cui ha confessato la propria omosessualità. Gli è stata accanto fino alla fine e Freddie le ha lasciato gran parte del suo patrimonio e dei suoi diritti d'autore. Era una romantica e poetica storia d'amore d'altri tempi.

Invece sui Queen come gruppo che impressione avevi?
MR: I Queen erano un vero gruppo. Quattro persone diverse ma che andavano nella medesima direzione. Brian May era un tipo sobrio e intelligente, un genio del suono. Roger Tayor viveva il rock'n'roll al massimo. E John Deacon era quello tranquillo. Freddie, naturalmente, era la star. Il suono dei Queen era l'opera e il risultato dell'alchimia tra Freddie e Brian, un'alchimia che traspare dalle foto in studio che li ritrae a lavoro insieme. Studiavano la musica, esploravano le potenzialità offerte dalla sala di registrazione e cercavano di portare tutto al massimo. E alla fine hanno fatto Bohemien Rhapsody!

Un'ultima domanda: qual è oggi il tuo pensiero su Freddie Mercury?


MR: Freddie è stato uno degli esseri umani più straordinari che abbia mai incontrato. Mi dispiace di non essergli stato vicino negli ultimi dieci anni della sua vita. Era un grande artista, nel senso classico del termine. Una volta mi ha detto: La cosa più importante, mio caro, è vivere una vita favolosa. Purché sia favolosa, non importa quanto sarà lunga.

Ricordi il primo incontro con i Queen?
MR: Certamente. Era appena uscito il loro primo album, non era ancora successo niente, ma loro erano convinti dell’inevitabilità del loro successo. Credevano molto in sé stessi ed erano molto uniti. Ero affascinato dalla loro creatività, ma più ancora dall’intensità della loro ambizione. Facevano una musica unica ed eccitante. Il 18 novembre 1973 ero all'Imperial College, al concerto che li ha lanciati. Fu un concerto maestoso! Freddie recitava, riempiva quel palco come se fosse uno stadio. Ero stupito nel vedere che sebbene fossero un gruppo ancora sconosciuto avevano un grande seguito. Poche centinai di persone, ma li adoravano. In una foto Freddie è sul palco e a pochi centimetri da lui c'è un ragazzo mezzo nudo con le braccia alzate al cielo, solo in mezzo alla folla, proprio davanti al palco, gli occhi chiusi in una specie di estasi mistica. Quel ragazzo adorava Freddie, diceva di sentirsi in contatto spirituale con lui. Eppure i Queen erano solo una delle tante band senza contratto appena uscite dall’unversità!
Dal punto di vista della loro immagine, che ricordo hai?
MR: Freddie era il leader sotto questo punto di vista. Un vero esteta, aveva studiato arte e inventato il nome della band, disegnandone anche il logo. Erano gli anni del glam e i Queen ne volevano essere i protagonisti. Per Freddie, i Queen dovevano essere provocatori, affascinanti. E indimenticabili. Io li ho aiutati ad attirare l'attenzione. In quegli anni si stava cercando un nuovo atteggiamento nei confronti dell’immagine. David Bowie aveva insegnato a tutti che nel rock l’immagine contava tantissimo e i Queen avevano imparato molto da lui.
Brian May mi ha detto: “Siamo stati fortunati, Mick. Ti abbiamo trovato proprio nel momento in cui il cielo si stava aprendo.
È una delle cose che mi ha fatto più piacere. Io avevo trovato David Bowie e Lou Reed ma, nel caso dei Queen, furono loro a trovare me.
Quando avete iniziato a lavorare assieme? 
MR: La prima session con i Queen si svolse nel dicembre del 1973.
La prima foto che gli ho scattato è quella in cui loro sono nudi con la corona. Un anno dopo mi hanno chiesto di realizzare la copertina di Queen II. Doveva essere una foto che rappresentasse tutta la band e avere come tema il bianco e il nero. Un amico, John Kobal, collezionista di vecchie foto di Hollywood, mi mostrò una foto di Marlene Dietrich tratta dal set di Shanghai Express.
Fu un’intuizione immediata, potente. Era un’immagine perfetta per i Queen: affascinante, misteriosa, classica. Ricordo che Brian e gli altri erano preoccupati perché non volevano sembrare troppo pretenziosi. Freddie, invece, ne fu subito entusiasta "Sarò Marlene Dietrich" disse, Che pensiero delizioso!”
Quando hanno usato una di quelle foto per Bohemien Rhapsdoy mi sono sentito una parte importante della loro storia. Credo di essere stato l'unico a comprendere il dualismo che c'era nella loro musica: la luce e l'ombra, il bianco e il nero. C'era sempre una tensione tra questi due poli. Il risultato che ne scaturiva era forte e coinvolgente, come in un'opera drammatica. Tra tutte le foto che ho scattato, la copertina di Queen II è in assoluto la mia preferita. Sembra che Freddie stia salendo in paradiso.
Nessuna altra foto rappresenta meglio l'atmosfera androgina e decadente di quella stagione del rock.

 

Mick Rock è il fotografo simbolo del rock anni 70.
Tra il 1969 e il 1977 ha ritratto i momenti fondamentali della scena musicale e i personaggi più importanti del periodo. Con lui il rock ha scoperto l’importanza dell’immagine. Lui afferma di essere stato solo molto fortunato, perché si è sempre trovato al posto giusto al momento giusto.

È stato, infatti, l'unico a incontrare Syd Barrett; ha visto nascere Ziggy Stardust e ha assistito alla prima data di Iggy Pop a Londra. Ma tra tutto questo, la sua foto preferita resta quella utilizzata per la copertina di Queen II, da cui seguì la sua storia di amicizia con la band e con Freddie Mercury.

Nella pagina seguente una breve intervista dove Mick parla dei Queen, di Freddie e di Mary Austin...la vera Love of my life...


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