Ero seduto nel mio ufficio un giorno del 1971, quando ricevetti una telefonata da mio fratello Barry giù in studio: "Norman vieni qui, ho qualcosa da farti ascoltare", mi disse.

John Anthony, A&R della Trident, aveva scoperto una band chiamata Smile. Ai loro inizi, il chitarrista della band era uno studente di astrofisica presso l'Imperial College e si chiamava Brian May, il bassista e cantante era uno studente d'arte, Tim Staffel, e il batterista uno studente di biologia, Roger Taylor.
Scoprì che avevano rivoluzionato il gruppo. Staffell era stato sostituito da questo piccolo ragazzo indiano, dotato di una voce lirica e avevano anche un nuovo bassista.
John Anthony aveva a disposizione il loro primo demo. Era un lavoro grezzo ma c'era sicuramente qualcosa di buono. 
Avevo aperto i Trident Studios nel 1968 a Soho e le sue strutture all'avanguardia attiravano i più grandi talenti dell'epoca, dai Beatles a Elton John, David Bowie e Marc Bolan. I quattro ragazzi venuti nel mio ufficio un paio di settimane più tardi erano un intrigante mix di caratteri. Roger Taylor era un ragazzo veramente bello, con lunghi capelli biondi e fascino da vendere. Brian May era alto, con una criniera di riccioli e un po' introverso, ma chiaramente molto intelligente. Il bassista, John Deacon, era anche lui  molto tranquillo. Il quarto membro di quella band era il più particolare.

Il suo vero nome era Farokh Bulsara, ed era nato a Zanzibar e cresciuto in India. La famiglia era emigrata in Inghilterra quando era un adolescente. Frequentava l'Ealing Art College per studiare arte e design grafico. Era anche un cantante e pianista di talento.

Quando si è unito al gruppo, ha immediatamente deciso di darsi un nome altisonante, da vero rocker: Freddie Mercury. Freddie era affascinante, anche se aveva un carattere un po' timido e riservato. Parlava con uno stile elegante e aveva una voce molto educata. Quando si rilassava invece tirava fuori un acuto senso dell'umorismo e riusciva a parlarti a un centinaio di chilometri all'ora.

Avevano giustamente deciso di abbandonare il nome Smile e quando ho sentito che avevano deciso di chiamarsi Queen sono quasi soffocato mentre bevevo il mio caffè. Il mondo degli inizi degli anni '70 non era come illuminato come lo è oggi (qui Sheffield si riferisce al fatto che il termine "Queen" non vuol dire solo "Regina", ma è usato nello slang inglese per riferirsi agli omosessuali, con tono anche dispregiativo n.d.t.).

Eravamo preoccupati che il tutto potesse rivelarsi un vero e proprio fallimento, soprattutto in considerazione dell'aspetto della band. Freddie apparentemente aveva una fidanzata, ma eravamo già abbastanza sicuri che fosse gay.
Ma il nome non è stato oggetto di negoziati. Ho accettato di offrire ai Queen una sorta di accordo libero. C'erano momenti in cui gli studi di registrazione erano libero, di solito alle 2 del mattino, così abbiamo detto: "Vi mettiamo a disposizione questi tempi di inattività in studio per vedere cosa sapete fare".

Il gruppo si rivelò competente ed esigente, proprio come avevamo previsto. Le cose dovevano essere fatte al cento per cento nel modo giusto, altrimenti non erano soddisfatti. Passarono giorni e notti a lavorare sulle loro armonie vocali.

Discutevano ogni più piccolo dettaglio e non mancava che smettessero di rivolgersi la parola per giorni interi, salvo poi ritrovare il giusto dialogo. Non erano mai questioni personali ma solo legate al lavoro, per cui un accordo riuscivano sempre a trovarlo.

Freddie diceva che non c'era alcun dubbio sul fatto che i Queen sarebbero diventati una band di successo. "Non c'è alcun dubbio, caro, nessuno" diceva con un gesto imperioso della mano.

Il titolo del loro primo album fu semplicemente Queen. Un altro suggerimento era stato Dearie Me, una frase tormentone di Freddie, che era abbastanza divertente, ma che non convinse del tutto la band. Impiegarono dei secoli anche a discutere su come dovesse essere la copertina dell'album. Alla fine optarono per una singola immagine di Freddie sul palco, con due faretti che illuminavano lo sfondo. Per la copertura posteriore invece i ragazzi decisero di mettere insieme un collage di scatti di tutti e quattro i membri del gruppo.

Per approfondire il tema della copertina di 'Queen' - QUI il ricordo di Duog Puddifoot e QUI quello di Brian May

Entro la fine dell'anno i Queen andarono in tour con i Mott the Hoople, ma pur essendo semplici supporter riuscivano tutte le volte a conquistare più bis e applausi. Per il tour in Australia invece ebbero seri problemi quando Brian improvvisamente sviluppò una febbre molto alta. Il suo braccio si era gonfiato fino alle dimensioni di un pallone da calcio e i medici addirittura diagnosticarono una cancrena.

A un certo punto sembrava inevitabile che dovesse perderlo. Per fortuna poi la crisi passò e riuscì a ristabilirsi completamente. Tuttavia, il tour fu un disastro. Il DJ locale che li introdusse per il loro show australiano si mise chiaramente contro di loro e la folla decise di fare altrettanto scagliandosi contro il gruppo una volta salito sul palco. Così i ragazzi furono sollevati quando finalmente ripresero l'aereo per Londra. Per qualche strano motivo la stampa britannica era convinta che ad atterrare ad Heathrow fosse la Regina in persona e non l'omonima band, così, quando videro quattro musicisti stremati dal viaggio emergere attraverso il gate, non ne furono troppo felici.

Anche per il loro primo tour in America, la salute di Brian tornò a creare problemi. I nostri peggiori timori furono confermati quando i medici annunciaromo che aveva contratto l'epatite. Il resto del tour fu quindi annullato. Fu un disastro, sia professionalmente che personalmente. Poi, una volta tornati a Londra nel mese di agosto, sempre Brian fu constretto a sottoporsi ad un intervento d'urgenza per un'ulcera.

Ma il l'11 ottobre 1974, la EMI pubblicò il singolo Killer Queen, dal loro terzo album, Sheer Heart Attack e in poche settimane raggiunse il primo posto in classifica, garantendo così ai Queen ciò per cui avevano lavorato fino a quel momento. Ormai era chiaro che il gruppo aveva intrapreso la giusta strada verso il successo. Ma con il successo aumentò anche l'adulazione che Freddie riceveva sul palco da parte del pubblico e questo inevitabilmente rese più difficile lavorare fuori dalle scene.

In occasione del famoso concerto del 1974 al Rainbow Theatre di Londra, Freddie fu più pedante del solito e si lamentava di tutto.
"Oh, smettila di essere così fastidioso, Freddie" sentì dire a Brian.
Freddie se ne risentì molto, gettò indietro la testa agitando le braccia e se ne andò via. Giunto poi il momento del soundcheck, Brian accese il microfono e iniziò a chiamarlo: "Freddie, ciccino, dove sei?".
Freddie apparve subito con una faccia incavolata, balzò sul palco, diede un'occhiata feroce a Brian e poi iniziarono le prove. Questo è quello che hanno sempre fatto.

Nel 1975 andarono in Giappone e al loro arrivo in aeroporto trovarono 3.000 fans ad attenderli. Sembrava di essere tornati ai tempi della Beatlemania. Freddie aveva finalmente trovato il plauso che aveva bramato per tutta la vita. Si sentiva come un Dio. Purtroppo, ben presto iniziò a comportarsi come tale. Con il successo aumentarono anche i gudagni e quindi i confilitti. Uno dei più forti si verificò con la decisione di John Deacon di sposarsi, perché pretese un anticipo sugli introiti di  10.000 sterline (circa 90.000 sterline al cambio attuale). Ricordo di non aver reagito troppo bene a quella richiesta. Poi Freddie chiese un pianoforte a coda e quando ho rifiutato, ha sbattuto il pugno sulla scrivania dicendo:  "Devo avere un pianoforte a coda".

I problemi legati ai guadagni proseguirono. Spiegavo loro che il successo ne avrebbe portati parecchi ma che molti di essi dovevano ancora effettivamente arrivare. "Ma siamo delle star. Stiamo vendendo milioni di dischi," replicava Freddie, "E sto ancora vivendo nello stesso appartamento in cui sono stato negli ultimi tre anni". "Il denaro arriverà a dicembre," dissi. "Bisogna aspettare".

Poi fu pronunciata una frase che sarebbe diventata famosa in tutto il mondo negli anni a venire, anche se nessuno sapeva da dove fosse venuta fuori. Freddie pestava i piedi a terra e alzando la voce disse:  "No, io non sono disposto ad aspettare. Voglio tutto. E lo voglio adesso".

Alla fine del 1975 sentivo che stavano facendo ogni sorta di commenti sprezzanti sulla Trident. Poi ho sentito un brano tratto da A Night At The Opera, intitolato Death On Two Legs, con le due linee di apertura che riassumevano ciò che doveva avvenire di lì a poco.

"Fai schifo, succhi il mio sangue come una sanguisuga / infrangi la legge", e poi, "Perché non ti suicidi?". E andava avanti con un "Penso che dovresti farlo". Era una specie di odio manifestato da Freddie nei miei confronti.

Presto Bohemian Rhapsody raggiunse le vette delle classifiche inglesi e vi rimase per nove settimane. Un momento agrodolce, dato che proprio in quel periodo trapelò la notizia che i Queen volevano licenziarmi.

Non ne abbiamo parlato mai più. Avrei dovuto essere più attento ai loro sentimenti. Con il tempo ho capito che le cose stavano andando molto male, ma ormai era troppo tardi.

Nel marzo 1977 la società stabilì con la band la vendita di tutti i diritti futuri, sia quelli per i vecchi album che quelli per rientrare dai debiti pregressi. La quantità di denaro che avevamo investito nella banda era infatti enorme. Avevamo anticipato i pagamento delle attrezzature e gli stipendi per i successivi quattro anni. La band doveva alla Trident una somma vicina a £ 200.000 (£ 1.750.000 di oggi).

Il sogno di Freddie finalmente si era avverato ed era diventato un uomo molto ricco. Quando è morto, nessuno è stato più triste di me. Poteva anche essere un mostro da affrontare, ma era anche un genio.

L'ho visto una volta, negli anni successivi la nostra rottura, nel 1986, quando sono andato con la mia famiglia a Knebworth per il loro concerto. Freddie fu gentile, come se i dissapori di un tempo fossero stati dimenticati. Quello si è poi rivelato essere il loro ultimo concerto, il che significava che ho assistito sia al primo che all'ultimo show dei Queen.

Anni più tardi, dopo la sua morte, sono andato al Freddie Mercury Memorial Concert di Wembley, dove ho visto i tre membri rimanenti mentre si facevano fotografare. John Deacon si avvicinò a me e disse:  "Se non fosse stato per te oggi non saremmo qui":

Brian e Roger mi guardarono e annuirono. Quel gesto è servito ad esorcizzare dopo un lungo cammino i fantasmi del passato.

Norman Sheffield è stato il primo manager dei Queen.  Il rapporto con la band si deteriorò velocemente ed, alla fine, ognuno andò per la propria strada. I Queen non presero molto bene alcuni atteggiamenti del manager nei loro confronti, specialmente dal punto di vista economico e Freddie Mercury, in particolare, manifestò il proprio astio nel confronti del manager scrivendo la canzone 'Death On Two Legs'.

Oggi, a distanza di quasi 40 anni, Norman Sheffield pubblica una biografia, intitolata con grande ironia, Life on two legs, nella quale promette di raccontare ciò che avvenne con i Queen ed in una intervista dal Daily Mail riassume brevemente cosa successe in quegli anni.

Abbiamo quindi l'opportunità di conoscere il punto di vista di Sheffield, dopo che per molti anni abbiamo conosciuto solo quello dei Queen, tenendo presente che se, economicamente e finanziariamente, i rapporti tra la band e lui possono essere stati critici o quant'altro, dal punto di vista storico, gli deve essere dato atto che il sig. Sheffield e la Trident, credettero nei Queen.

E se i Queen sono diventati quello che sono, un ruolo importante deve essere loro riconosciuto. Noi di Queenheaven, senza entrare nel merito di aspetti che non conosciamo e che non pretendiamo di conoscere, glielo riconosciamo pienamente!


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