E il costume da pinguino? Fu un’idea nata per divertirci.

Qualcuno mi chiese all’inizio delle nostre carriere, in uno di quei test che le riviste fanno alle giovani pop star per completare le interviste (cosa che probabilmente è ancora in uso), cosa avrei voluto essere “da grande”. Ed io risposi… “un pinguino”. E da allora pinguini di tutte le forme e dimensioni riempirono la mia vita!

Ho sempre amato queste piccole creature, e avrei sempre voluto provare a vivere con loro come ha fatto Mr. Forbush…ma la mia era una semplice osservazione fatta a caso.

Poi, sempre durante quel periodo, dovemmo vestirci per quel party di cui ho parlato, e quando anni dopo girammo il video di Slighty Mad fu Freddie che mi suggerì l’idea di indossare nuovamente quel costume…mi disse : “dovresti assolutamente ritornare ad essere un pinguino!”, conscio probabilmente del fatto che quella sarebbe stata l’ultima volta nella quale ci saremmo travestiti per un video dei Queen.

Buona Domenica, amici.

Cheers,
Bri.

Probabilmente avrò già scritto altre volte di questo, ma anche il davanti della copertina di Queen "I" fu assemblato in modo casalingo. Avevamo un'altra tavola di compensato, sulla quale incollammo una gigantografia di un fascio di luce visto quasi frontalmente…con il raggio della luce a mo’ di una cometa purpurea nel cielo. 

C’era anche una piccola immagine di Freddie al centro del fascio, mentre tiene un microfono con le mani rivolte in alto. Era tutto sulla stessa bobina che Doug Puddifoot aveva usato per un nostro concerto (forse quello al Marquee Club, ma dovrò chiedere direttamente a lui). Credevo fermamente, già allora, che Freddie non fosse soltanto il nostro front man ma la nostra icona, che doveva essere ritratta quindi come tale.

Quella sua piccola immagine era come una di quelle polene a prua (quelle grosse decorazioni in legno spesso raffiguranti sirene, ndt) che ornano le navi.

Pensavo che fosse un’immagine perfetta per la Regina…a quel tempo, non importava che noi fossimo quattro : era l’immagine di Freddie a dover essere posta lì. Così aggiunsi la sua figura su quella del riflettore…ed ecco fatta la copertina (e Freddie non se ne lamentò affatto! Ahah!).

Era un lavoro rudimentale, certo…fatto con scalpello e colla. Qualcuno della record company lo fotografò e aggiunse qualche modifica sui negativi, per ripulire un po’ l’immagine…e l’etichetta americana (la Electra) ci sorprese poi creandone una versione in colore Rosso e aggiungendovi il titolo in caratteri d’oro in rilievo. Davvero un lavoro elegante.

I caratteri del titolo, come sapete, sono un’altra storia. Il logo QUEEN e il relativo crest furono entrambi creati da Freddie – era stato studente alla Ealing Tech – e quei modelli rimasero con noi, attraverso varie modifiche, nel corso di molti anni. Freddie aveva un grande talento per il design. Ma forse sto divagando.

Il tipo invece con la barba al centro dell’estremità sinistra del collage sono io, al tempo del mio soggiorno in un minuscolo monolocale in Earl’s Court. La stanza era grande giusto per un letto singolo e un piccolo armadio, e ci vissi dapprima da solo e poi per un altro po’ con la mia futura prima moglie Chrissy.

Non riesco ancora a credere come abbiamo potuto dividere quello spazio così piccolo! Andavamo avanti a merluzzo e bastoncini – avevamo soltanto un fornelletto a gas – e non avevamo acqua corrente, eccetto quella del bagno condominiale nel corridoio. 

Ma eravamo PERFETTAMENTE felici. Dovevo essere davvero sereno ed ingenuo…non credo mi sia mai passato per la mente che avevamo bisogno di più soldi, o di altro. Eravamo felici così come eravamo…semplici studenti.
Non ho mai invidiato quelli con macchine grandi (o macchine in genere!) – o case, abiti costosi, o qualunque altra cosa. La vita era bella così.

Credevo che non preoccuparsi del denaro fosse uno strumento liberatorio per la mia vita…ciò significava che non ho mai fatto nulla per fare soldi…ho agito soltanto per quelle cose che mi sono sembrate entusiasmanti i o meritevoli. Cose che sentivo nuove ed innovative.

E ancora oggi la penso così – anche se probabilmente molte persone penseranno : oh, ora è facile dire così – quando vivi in un altro modo. Beh, tutto quello che posso dire è – non credeteci. Da allora fondamentalmente per me non è cambiato nulla, se non il fatto che forse ho un po’ più consapevolezza del resto del mondo.

 

Il ragazzo in basso a destra, proprio sopra la carta da gioco, è John Harris. E’ stato il nostro primo roadie, fu molto coinvolto nell’avvio delle nostre carriere – non a caso lo chiamavamo il quinto membro della band.
Gli siamo molto grati, davvero. Si dedicava al suono e alle auto – guidava (credo) una Triumph TR 3 bianca e fu (credo!) l’ispirazione per la canzone di Roger “I’m in love with my car”. 

Guidava il nostro van Transit quando cominciammo a girare per concerti come Queen, amministrava tutto il set d’equipaggiamento e mixava il sound. Ovviamente gli strumenti dell’epoca erano rudimentali, eppure John Harris lavorò ai primi concerti su un minuscolo set per il mix riuscendo a tirarne fuori centinaia di watt, o quasi, in PA. 

John rimase con noi molti anni, e tutti i primi tour dei Queen furono mixati proprio da lui. John aveva molta disciplina in ciò che faceva, e per questo tralasciava spesso la cura di sé, soprattutto per quel che riguardava il cibo. 

Ha perso colpi quando una misteriosa malattia lo ha immobilizzato e ha posto fine ai suoi giorni in giro per il mondo.


Tuttavia credo che, dopo aver combattuto la sua battaglia per un periodo molto lungo, ora stia bene. Vorrei fossimo ancora in contatto e magari lo ritorneremo.

Ed ecco qui sotto il resto della copertina, che include alcune immagini di noi quattro ad una festa in costume data dal nostro amico Les Brown, se ricordo bene. (Credo che fu la volta in cui io e Roger scrivemmo quel libro!).

Io sono un pinguino, ovviamente, Roger è il cappellaio matto, John è…ehm, non sono sicuro di cosa fosse…e Freddie è una sorta di baldo cavaliere…Ci sono anche immagini di una nostra performance all’Albert Hall (nella formazione degli Smile in realtà), al Marquee (come Queen), almeno una foto fatta nei Trident Studios e alla fine una serie di pose tratte dalla nostra prima sessione fotografica nell’appartamento di Freddie in Victoria Road, decorato con articoli di Biba. 

Questa sessione fece parte del nostro primo cartellone. I pezzi degli scacchi e le carte da gioco rappresentano ovviamente la Regina Bianca e quella Nera, idee già presenti nelle nostre menti che però emergeranno soltanto con Queen II. 

E in mezzo a tutto ciò…Deacy che si nasconde dietro una piuma e, in gran parte dimenticato per oltre 40 anni, un batterista in 3-D.

Brian May racconta cosi la picture Sleeve di Queen:

Un appunto per gli storici dei Queen: nessuno sa cosa sia accaduto al montaggio originale di quest’ultima. La creammo io e Freddie, nel suo appartamento, in doppio formato, tagliando e incollando foto fatte dal nostro amico Doug Puddifoot. Il tutto fu assemblato su un pezzo di compensato. Fu fotografato per il retro copertina e se oggi ne avessimo avuto anche solo una copia sarebbe stato fantastico. Purtoppo, la copia e l’originale del collage scomparvero dagli archivi della EMI qualche anno fa, insieme col resto degli altri art work originali per le prime copertine degli album dei Queen.

E’ una piccola tragedia, effettivamente. Credo che un giorno verranno fuori tra gli altri tesori rubati e piazzati quotidianamente sul web. Nel frattempo noi non possiamo avere una rappresentazione del nostro lavoro originale nella sua vera qualità. La migliore versione di cui disponiamo, fornitaci gentilmente a questo scopo da Richard Gray, è quella creata in Giappone alcuni anni fa, per la collezione dei mini vinili della EMI Toshiba. Non sono sicuro di come fu creata, ma forse ne avevano una copia negli archivi dal giorno in cui l’album fu pubblicato (su quest’ultima non c’è testo, perciò non è una semplice foto della copertina). Sembra che sia stata conservata per essere stampata.


Beh, non è proprio una foto in alta qualità, ma è evidente che sia un bambolotto che rappresenta Roger mentre suona un mini kit, in cima ad un tamburo da parata che probabilmente il nostro Roger conserva nei suoi inventari di batterie.


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